L’indagine sul delitto di Garlasco si arricchisce di nuovi sospetti legati a vecchi post online di Andrea Sempio, i cui contenuti controversi e ossessivi alimentano l’ipotesi di un movente passionale. La difesa tuttavia smentisce ogni legame con Chiara Poggi, attribuendo quelle riflessioni a una personalità immatura e a un’infatuazione per un’altra ragazza.
I post di “Andreas”
Le tracce di un passato digitale, sepolte per anni nei server di un forum per aspiranti “pickup artists” (esperti di seduzione), tornano a scuotere l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nell’agosto del 2007.
Al centro dell’attenzione ci sono i post pubblicati tra il 2009 e il 2016 da un utente con il nickname “Andreas”, identità che i legali hanno confermato appartenere ad Andrea Sempio, l’oggi 38enne finito nel registro degli indagati per il delitto di Garlasco.
Quei messaggi, che spaziano da confessioni sentimentali a riflessioni brutali, delineano un profilo psicologico che la Procura sta analizzando per verificare l’ipotesi di un movente legato a un rifiuto sessuale.
Il mistero della “One-itis”
Uno dei passaggi più discussi risale al 30 novembre 2010. Nel gergo dei forum di seduzione, Sempio parlava di una forte “one-itis”, termine che indica un’ossessione totalizzante e quasi patologica per una singola donna.
L’autore collocava questa esperienza tra i 18 e i 20 anni, un arco temporale che si sovrappone drammaticamente al periodo in cui Chiara Poggi fu uccisa nella sua villetta.
Tuttavia, lo stesso Sempio sembrava descrivere un sentimento più astratto che reale, parlando di un amore rivolto a “una fantasia più che alla ragazza in sé”, con la quale non era mai andato oltre “un ciao e due battute”. Per gli inquirenti, questo potrebbe rappresentare il tassello di un’ossessione trasformatasi in violenza.
Per la difesa, invece, si tratta solo di una proiezione mentale tipica di un ragazzo insicuro.
La difesa: “Era un’altra ragazza”
L’avvocata Angela Taccia, storica amica di Sempio e oggi sua legale insieme a Liborio Cataliotti, ha respinto con fermezza ogni collegamento tra quei post e la vittima di Garlasco. La legale ha chiarito di conoscere bene il contesto di quelle frasi:
“Ero nella stessa compagnia e ricordo perfettamente la ragazza di cui Andrea si era invaghito. Era più giovane di noi e non ha nulla a che fare con Chiara Poggi”.
La strategia difensiva punta dunque a declassare quella che appare come un’ossessione a una semplice “cotta giovanile”, tanto che non si esclude di chiamare a testimoniare la donna citata nei post per scagionare definitivamente l’indagato da questa specifica ipotesi di movente.
Per altro c’è un ragionamento inevitabile: se Sempio parla di un’innamoramento fra i 18 e i 20 anni, questo significherebbe che per almeno un anno l’ossessione sarebbe rimasta in vita anche nei confronti di una persona deceduta, ponendo che si stesse riferendo a Chiara Poggi.

I post inquietanti
Se i messaggi sentimentali alimentano il dibattito sul movente, altri interventi di “Andreas” sollevano interrogativi più profondi sulla sua personalità. In un post del 2009, l’autore confessava le proprie difficoltà relazionali, ammettendo che il suo ostacolo principale era il “contatto fisico”.
Ben più controversi sono i commenti in cui Sempio sembrava identificarsi in Elliot Rodger, l’autore di una strage in California nel 2014 legata al mondo “Incel”.
“Mi ritrovo più nel ragazzino”, scriveva, pur precisando di non aver avuto armi e di aver sfogato il proprio malessere sull’autolesionismo. In un altro intervento, proponeva una visione brutale dello stupro come “dimostrazione pratica di forza” dal punto di vista biologico ed evolutivo. Frasi che i suoi legali definiscono figlie di una personalità “immatura e infantile”, ma prive di una reale carica criminale verso terzi.
Rispondere o tacere?
Mentre il materiale digitale continua a circolare sui social alimentando il sospetto mediatico, Andrea Sempio si prepara al confronto decisivo con i magistrati. Il team difensivo sta valutando fino all’ultimo istante la strategia da adottare durante l’interrogatorio in Procura a Milano mercoledì 6 maggio 2026: rispondere punto su punto per smontare le accuse o avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa di ulteriori analisi tecniche. Resta l’interrogativo se questi frammenti di vita virtuale possano davvero trasformarsi in prove schiaccianti in un’aula di tribunale, a quasi vent’anni dai fatti di Garlasco.