Vicende drammatiche e eccellenze scientifiche

“La storia del Coronavirus a Pavia”: il racconto di un territorio colpito da oltre mille lutti

Ma anche di un territorio in prima linea nelle cure anti-pandemia.

“La storia del Coronavirus a Pavia”: il racconto di un territorio colpito da oltre mille lutti
Pavia, 28 Luglio 2020 ore 16:40

In libreria il racconto della pandemia di Covid-19 a Pavia e in provincia. Vicende drammatiche, con il grande dolore per la morte di oltre mille persone. Ma anche l’orgoglio per come Pavia, grazie alle sue eccellenze scientifiche e mediche, abbia saputo ergersi a baluardo contro l’avanzata del virus.

“La storia del Coronavirus a Pavia”

“La Storia del Coronavirus a Pavia” (Typimedia Editore), curato da Alessandro Repossi, è la ricostruzione puntuale e minuziosa degli eventi che hanno caratterizzato i giorni dell’emergenza sul territorio provinciale e nel resto della Lombardia: la regione più colpita d’Italia, dove il virus ha mostrato il suo volto più feroce e ha sconvolto le comunità.

Tutto inizia a fine gennaio…

Il racconto parte dal 27 gennaio, quando uno studente cinese arrivato dal focolaio di Wuhan, nella provincia di Hubei, viene messo in quarantena dall’Università di Pavia. Inizia da qui l’epopea pavese del Coronavirus che arriverà, attraverso un percorso sofferto fatto di paura e di morte, alla difficile ripresa economica, la cosiddetta “Fase 2”. Una cronaca che riporta in maniera fedele il periodo del lockdown in provincia di Pavia e in Lombardia, in cui non mancano piccoli e grandi personaggi locali e nazionali, e in cui si ripercorrono gli eventi più dolorosi come la strage silenziosa degli anziani nelle case di riposo e anche le inchieste avviate dalla magistratura.

Al centro della narrazione, nei giorni più bui dell’emergenza, c’è il Policlinico San Matteo di Pavia, che sale agli onori della cronaca per aver salvato quel Mattia Maestri che l’Italia impara ben presto a conoscere come il “paziente 1”. Pavia è anche la città che più di tutte si contraddistingue per ricerca e sapere scientifico, arrivando a sperimentare la cura dei malati più gravi di Covid-19 con il plasma iperimmune, una delle terapie che restituiscono speranza all’Italia e al mondo nella lotta contro il virus.

“Il mio lavoro è da sempre quello del cronista – spiega Alessandro Repossi –. Mi piace vedere le cose con i miei occhi e ascoltare le persone che hanno vissuto un fatto, per poi raccontarlo ai lettori. Un metodo che ho seguito anche scrivendo questo libro. Ma la drammaticità dei mesi che abbiamo vissuto mi ha toccato profondamente. L’estrema sofferenza di chi deve morire da solo in un letto d’ospedale, lontano dai suoi cari. Lo strenuo impegno e la grande generosità di medici e infermieri, ogni giorno in prima linea nella lotta contro il virus e costretti a fare i conti con un sistema sanitario non sempre pronto ad affrontare una simile emergenza. Le preoccupazioni degli imprenditori per le loro aziende e i posti di lavoro. Il grande senso di responsabilità dei pavesi, rispettosi delle regole durante il lockdown. La voglia di ripartire, ma anche le preoccupazioni per un futuro ancora con troppe incognite. Mi auguro di essere riuscito a trasmettere le tante emozioni che ho provato personalmente, a tutti coloro che avranno la possibilità di leggere il libro”.

L’autore

Alessandro Repossi, 58 anni, è nato a Pavia il 20 maggio 1962. Sposato con Paola Calcaterra, è padre di Giovanni, 17 anni. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983 nella redazione dell’emittente Radio Pavia, della quale sarà direttore dal 1994 al 1997. Dal 1988 al 1998 è collaboratore da Pavia del “Corriere della Sera”. Dal 1998 al 2010 lavora al quotidiano “La Provincia pavese”, dove è anche capo-servizio prima della redazione di Vigevano e Lomellina e poi di quella sportiva. Dall’8 novembre 2010 è direttore del settimanale diocesano “il Ticino”. Dal 1994 è corrispondente dell’agenzia Ansa per la provincia di Pavia.

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