concorrenza violata

Test sierologici, il Tar annulla il contratto fra San Matteo di Pavia e DiaSorin

Le carte ora passeranno al vaglio della Corte dei Conti: "Impiegate risorse pubbliche con modalità illegittime".

Test sierologici, il Tar annulla il contratto fra San Matteo di Pavia e DiaSorin
Pavia, 08 Giugno 2020 ore 14:35

Il Tar ha accolto il ricorso presentato dalla TechnoGenetics contro l’affidamento in via esclusiva alla DiaSorin, senza gara, dei test sierologici in Lombardia.

Test sierologici, annullato l’accordo fra San Matteo e DiaSorin

Accordo illegittimo e concorrenza violata. Il Tar ha accolto il ricorso presentato ad aprile dalla TechnoGenetics, una delle aziende produttrici di test sierologici certificati che si era vista tagliare fuori dal mercato dalla Regione che, in virtù di un contratto fra l’Ircss San Matteo di Pavia e la multinazionale DiaSorin, aveva (e ha tutt’ora per quanto riguarda la sanità pubblica) monopolizzato il settore vietando ogni altro tipo di test.

Tanti i dubbi che circondavano quel contratto siglato prima della conclusione delle fasi di test e secondo il quale il San Matteo avrebbe ricevuto una parte dei guadagni provenienti dalla vendita (l’1% delle royalties per ogni vendita fuori dalla Lombardia). Ora il Tar ha deciso:

“La Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime, sottraendole, in parte, alla loro destinazione indisponibile”.

Questo si legge nella decisione del tribunale amministrativo, che invierà inoltre tutte le carte alla Corte dei Conti.

Violati i principi di concorrenza

TechnoGenetics si era mossa subito, lamentando la violazione di ogni principio di concorrenza: la scelta verso i test DiaSorin è avvenuta senza alcuna gara (fatta dalla Regione solo successivamente al ricorso) che permettesse di valutare altre offerte sul mercato.

“Mediante l’accordo – affermano i giudici del Tar –  il Policlinico ha consentito a un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura a evidenza pubblica, ancorché non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell’esclusiva disponibilità e commerciabilità dell’operatore stesso”.

Il problema vero è stato che l’accordo tra San Matteo e DiaSorin non è rimasto limitato alla “mera validazione” dei test ma alla realizzazione di test creati appositamente grazie alle attività del San Matteo in base all’accordo e “dietro compenso”.

Dopo quell’accordo, la Regione aveva deciso che solo i test DiaSorin (“validati dal San Matteo”) sarebbero stati utilizzabili sul territorio lombardo, vietando anche tutte le altre metodologie certificate e già utilizzate altrove, Italia compresa. Un monopolio che portò anche allo scontro con alcuni sindaci che desideravano effettuare delle operazioni di screening sulla popolazione del proprio Comune. E anche dopo la manifestazione di interesse per altri test (quelli che fino a poche settimane prima venivano definiti “non attendibili”), quelli della DiaSorin restano tutt’ora gli unici utilizzati dalla sanità pubblica. In quella privata, normata successivamente al ricorso e alla manifestazione di interesse, il mercato è invece rimasto aperto.

QUI IL TESTO DELLA SENTENZA

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