VERSO IL PROCESSO?

La Procura riscrive il delitto di Garlasco: Sempio in fuga dal retro e va a casa della nonna

Unico indagato Andrea Sempio: ribaltati tempi e dinamiche che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi

La Procura riscrive il delitto di Garlasco: Sempio in fuga dal retro e va a casa della nonna

La Procura di Pavia riscrive il delitto di Garlasco, ipotizzando che Andrea Sempio sia il vero killer al posto di Alberto Stasi dopo un approccio rifiutato. Nuove analisi scientifiche rivelano una dinamica più lunga e violenta, con l’assassino che avrebbe ucciso Chiara e si sarebbe poi ripulito in cucina.

La Procura riscrive il delitto di Garlasco

A quasi 19 anni di distanza, il delitto di Garlasco torna a dividere l’opinione pubblica e la magistratura. Nonostante una verità processuale già scritta dalla Cassazione con la condanna definitiva di Alberto Stasi, la Procura di Pavia sembra pronta a scardinare quell’impianto. Il procuratore Fabio Napoleone e i suoi uomini hanno notificato l’avviso di chiusura indagini nei confronti di Andrea Sempio, delineando uno scenario radicalmente diverso: non un delitto fulmineo di 23 minuti, ma un’aggressione prolungata, feroce e nata da un approccio rifiutato.

Andrea Sempio a Porta a Porta

L’ora dell’omicidio

La prima grande novità riguarda la tempistica dell’azione omicidiaria. Contrariamente a quanto stabilito in passato, l’aggressione non sarebbe durata pochi minuti (23 minuti – compreso ritorno a casa di Stasi in bici – secondo la precedente ricostruzione), ma si sarebbe protratta più a lungo. L’omicidio non sarebbe iniziato alle 9:12, come ipotizzato, ma almeno mezz’ora dopo la colazione di Chiara Poggi, intorno alle 9:45. In quel momento, la giovane aveva appena disinserito l’allarme di casa e aperto la porta per far uscire i gatti, lasciandola socchiusa.

Secondo le nuove indagini, l’aggressore non sarebbe stato accolto dalla vittima aprendo la porta, ma avrebbe colto Chiara di sorpresa nel soggiorno, dove si trovava sul divano. Qui, probabilmente, ci sarebbero stati tentativi di approccio respinti dalla ragazza, che avrebbero scatenato la violenza.

L’aggressione a mani nude e i primi colpi

Un elemento chiave della nuova ricostruzione è l’aggressione iniziale a mani nude, probabilmente con uno schiaffo, testimoniata da tre gocce di sangue ritrovate vicino ai divani e mai considerate prima. La vittima avrebbe tentato di fuggire verso la porta d’ingresso, ma sarebbe stata raggiunta e colpita nuovamente tra l’ingresso e la scalinata che conduce al piano superiore. Durante la caduta avrebbe urtato un portavasi metallico, immortalato nelle fotografie dei rilievi.

L’arma del delitto

La dottoressa Cristina Cattaneo, anatomopatologa di fama, ha individuato nell’arma del delitto un martello a “coda di rondine” scomparso dalla casa dei Poggi. Pur non avendo recuperato l’oggetto originale, ha trovato uno strumento simile in Francia, compatibile per dimensioni e forma. È proprio in questa fase che l’assassino lascia una traccia importante: un’impronta di mano insanguinata sul pavimento, fotografata ma mai analizzata in precedenza, che non può appartenere alla vittima, che aveva invece le mani non insanguinate.

La lotta disperata

Nonostante le ferite, Chiara Poggi avrebbe continuato a lottare con forza, tentando di divincolarsi dalla presa dell’aggressore che la afferrava per le caviglie. Dopo essere stata colpita più volte alla testa, probabilmente con colpi frontali, la ragazza sarebbe stata trascinata verso le scale che conducono alla cantina. Qui, secondo la nuova perizia, l’assassino avrebbe inferto gli ultimi colpi mortali mentre la vittima era già distesa sulle scale.

Un dettaglio inedito è che il killer avrebbe percorso i primi gradini della scala, colpendo la vittima più volte, per poi risalire e osservare la scena, lasciando impronte che, secondo la dottoressa Cattaneo, corrispondono alle misure di Andrea Sempio.

Tra questi spicca la “traccia 97F”: una strisciata di mano sul muro lasciata dal killer per tenersi in equilibrio mentre osservava il corpo di Chiara scivolare giù per le scale. Un’altra prova chiave sarebbe l’impronta 33, che secondo le misurazioni antropometriche risulterebbe appunto compatibile con la statura e la fisionomia di Andrea Sempio.

L’impronta 33

La fuga e la pulizia sommaria

Dopo l’omicidio, l’aggressore si sarebbe lavato non nel bagno, come ipotizzato in passato, ma in cucina, dove sono state trovate tracce di sangue sullo stipite della porta e su un’anta. L’impronta lasciata sul tappetino del bagno, attribuita a Sempio, sarebbe stata invece lasciata mentre si specchiava, non durante una pulizia.

La fuga non sarebbe avvenuta dalla porta principale, bensì da quella sul retro della casa, lungo un percorso isolato vicino al canale, che l’assassino avrebbe scelto sapendo che sarebbe stato deserto quel giorno. Successivamente, l’indagato avrebbe raggiunto la casa della nonna, distante poche centinaia di metri, oltre un terreno agricolo.

Il movente e le intercettazioni

Secondo i pm, il movente dell’omicidio sarebbe il rifiuto di Chiara Poggi alle avances di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Questa ipotesi trova riscontro in alcune intercettazioni ambientali, effettuate con una cimice posizionata nell’auto di Sempio nel 2025, in cui emergono soliloqui che lascerebbero trasparire tensioni e motivazioni legate al rifiuto.

I prossimi passi

La Procura di Pavia con la notifica della chiusura delle indagini, ha di fatto notificato alla difesa di Andrea Sempio l’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Le nuove indagini, coordinate dal procuratore Fabio Napoleone e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, mettono in discussione la sentenza definitiva che aveva condannato Alberto Stasi.

La parola passa ora al Gup (Giudice dell’Udienza Preliminare). Spetterà a lui decidere se questi nuovi elementi, pur essendo in aperto contrasto con una sentenza passata in giudicato, siano sufficienti per istruire un nuovo processo.

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