Consulenza medico-legale

Garlasco, la difesa di Andrea Sempio deposita nuova perizia: “Aggressione fulminea, Chiara non si è difesa”

Il consulente Sabino Pelosi contesta i tempi e la dinamica dell'omicidio di Chiara Poggi emersi dagli accertamenti della Procura

Garlasco, la difesa di Andrea Sempio deposita nuova perizia: “Aggressione fulminea, Chiara non si è difesa”

La difesa di Andrea Sempio ha depositato una nuova perizia del medico legale Sabino Pelosi, che contesta le conclusioni della Procura sul delitto di Garlasco. Secondo il consulente, l’omicidio di Chiara Poggi fu un’aggressione fulminea e priva di colluttazione, compiuta con un unico martello in pochi istanti.

Garlasco, nuova perizia della difesa di Sempio

Un’aggressione fulminea, violenta e consumata in un arco temporale decisamente più stretto rispetto a quanto ipotizzato finora. È questa la tesi centrale della nuova consulenza medico-legale depositata alla Procura di Pavia dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, legali di Andrea Sempio, l’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007.

Come riferito dalla trasmissione “Mattino 5”, il  documento, firmato dal noto medico legale Sabino Pelosi introduce una lettura radicalmente diversa dei fatti rispetto alle recenti conclusioni depositate dall’antropologa forense Cristina Cattaneo, l’esperta incaricata dai pubblici ministeri.

Delitto consumato in breve tempo

Il primo punto di netta frizione tra i consulenti riguarda la durata dell’azione omicidiaria. Mentre la perizia della Procura firmata dalla dottoressa Cattaneo stima che dall’inizio alla fine dell’aggressione siano trascorsi circa 15-20 minuti, il dottor Pelosi sostiene uno scenario diametralmente opposto. Secondo il medico legale della difesa, l’omicidio si è risolto in un intervallo di tempo estremamente ridotto. Le lesioni cranio-encefaliche che hanno causato il decesso di Chiara Poggi sarebbero state inferte nello spazio di pochissimi secondi — il tempo strettamente necessario a colpire il cranio della vittima con quattro martellate — portando a una morte pressoché immediata, sopraggiunta nel giro di circa una decina di minuti.

Sabino Pelosi

Nessuna colluttazione

Un altro elemento chiave della nuova perizia riguarda l’interazione tra la vittima e il suo assassino nelle prime fasi del delitto. La Procura ha recentemente ipotizzato l’esistenza di una “difesa passiva” da parte di Chiara Poggi, ipotizzando che la ragazza, non avendo perso conoscenza dopo i primi colpi non mortali, avesse in qualche modo tentato di reagire a mani nude.

Pelosi respinge fermamente questa ricostruzione, parlando di un’aggressione improvvisa e violenta che non ha lasciato alla giovane alcuna possibilità di reazione. A supporto di questa tesi, il consulente evidenzia la totale assenza di segni sul corpo di Chiara riconducibili a una difesa attiva, allineandosi così a quanto già stabilito nel 2007 dal dottor Marco Ballardini, il professionista che eseguì l’autopsia subito dopo il ritrovamento del cadavere.

Chiara Poggi

L’arma del delitto

Anche l’analisi dei mezzi usati per compiere il crimine divide gli esperti. Se per la Procura l’assassino potrebbe aver adoperato più tipologie di strumenti (come diversi tipi di martelli o mazzette), la difesa circoscrive l’azione all’utilizzo di un unico oggetto. Pelosi individua l’arma in un comune e classico martello dotato di un battente specifico e non di una testa piatta, escludendo categoricamente l’impiego di una mazzetta, che presenterebbe forme identiche sia nella zona anteriore che in quella posteriore. Le differenti morfologie delle ferite riscontrate sulla vittima sarebbero da attribuire non all’uso di più armi, bensì al fatto che lo stesso martello sia stato impugnato e utilizzato in modi diversi, colpendo sia con il battente anteriore che con la parte posteriore.

La sequenza finale sulle scale della villetta

L’unico punto di parziale convergenza tra le due perizie riguarda il luogo in cui sono stati sferrati gli ultimi colpi, ovvero le scale interne della villetta di Garlasco. Entrambi gli esperti concordano sul fatto che la sequenza finale di quattro o cinque colpi mortali sia avvenuta proprio sui gradini dove poi è stato rinvenuto il corpo.

Tuttavia, anche in questo scenario la dinamica ipotizzata differisce: la difesa esclude fermamente che Chiara Poggi abbia tentato una fuga disperata verso le scale. Secondo Pelosi, la ragazza si trovava già in uno stato di totale incoscienza o di intenso stordimento fin dalle primissime battute dell’attacco, come dimostrerebbe il fatto che non stesse più reagendo quando il suo corpo è stato trascinato sul pavimento prima della tragica sequenza finale.

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