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Famiglia pavese distrutta

Funivia Mottarone: avrebbe dichiarato il falso il responsabile dell'impianto

Ho corso il rischio ma l’ultima cosa al mondo che pensavo è che si potesse rompere il cavo traente”.

Funivia Mottarone: avrebbe dichiarato il falso il responsabile dell'impianto
Cronaca Pavia, 29 Maggio 2021 ore 10:38

Gabriele Tadini, il responsabile dellimpianto del Mottarone, avrebbe dichiarato il falso nelle annotazioni sul registro di controllo della funivia, e sarebbe pronto ad ammetterlo già oggi, sabato 29 maggio, di fronte al Gip di Verbania.

Avrebbe dichiarato il falso il responsabile della funivia precipitata

Come racconta Prima Novara il responsabile dell’impianto del Mottarone avrebbe dichiarato il falso nei registri di controllo. Gabriele Tadini, una delle tre persone arrestate per la tragedia del Mottarone nella quale hanno perso la vita 14 persone, fra cui la famiglia israeliana residente a Pavia di cui faceva parte anche l'unico superstite, il piccolo Eitan, domenica 23 maggio, sarebbe pronto a dichiarare davanti al Gip di Verbania nella giornata di oggi di aver dichiarato il falso nelle annotazioni sul giornale nel quale venivano registrate tutte le attività di controllo e manutenzione della funivia. E’ quanto sostenuto dai pm nella richiesta di custodia cautelare: a quanto pare, sia il 22 che il 23 maggio (il giorno della tragedia), secondo i pm Tadini avrebbe “sentito provenire dalla cabina un rumore-suono caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante della cabina che si ripeteva ogni due-tre minuti“. Nonostante questo però Tadini avrebbe parlato di un esito positivo dei controlli sul funzionamento dei freni.

La scelta dei forchettoni e il confronto nella giornata di oggi

Tadini sarebbe pronto ad ammettere già nella giornata di oggi, di fronte al Gip di Verbania, la responsabilità della scelta dell’uso dei “forchettoni”, ossia i blocchi che impedivano ai freni di emergenza di entrare in azione in caso di problematiche, per non far fermare l’impianto di risalita.

Ho corso il rischio ma l’ultima cosa al mondo che pensavo è che si potesse rompere il cavo traente”, avrebbe detto in carcere in un colloquio oggi col suo legale Marcello Perillo.

“È pentito”, ha aggiunto il difensore preannunciando che chiederà i domiciliari.

Resta ancora da capire il motivo per il quale la fune traente abbia ceduto: per questo motivo stanno continuando i sopralluoghi sul luogo della tragedia da parte delle forze dell’ordine assieme ai consulenti della Procura: tra loro c’è l’ingegnere del Politecnico di Torino Giorgio Chiandussi.