INCREDIBILE

Case Aler: ma è possibile che gli eredi di un occupante deceduto in otto anni non abbiano ancora svuotato casa?

Con la crisi di case che c'è, la comunità ha rinunciato a sistemare qualche famiglia bisognosa, solo perché qualcuno si rifiuta di restituire le chiavi e di sgomberare un appartamento

Case Aler: ma è possibile che gli eredi di un occupante deceduto in otto anni non abbiano ancora svuotato casa?

Vidigulfo e Aler, un binomio ormai inossidabile nelle cronache di Prima Pavia. Una singolare commistione tematico-geografica fatale, che continua a ricorrere, almeno da quando, alcuni mesi fa, abbiamo raccolto l‘appello di una cittadina disabile “prigioniera” del suo appartamento.

Un’emergenza abitativa alle prese con la burocrazia

Da allora ne sono successe di cose, alcune positive, altre meno, ma il problema della gestione delle case popolari Aler nel territorio comunale resta una ferita (come cristallizzato anche dal sindaco Pietro Sfondrini, sullo stomaco del quale si sono fermati ben 11 appartamenti che potrebbero accogliere altrettanti bisognosi, ma che restano “in panne”, per ora).

Uno di questi è proprio l’appartamento nel quale – anche grazie alla virtuosa testardaggine del nostro editore Luca Carleo, che si è preso a cuore la vicenda – dovrebbe essere trasferita la signora Maria (nome di fantasia), appunto la disabile che vive in una casa Aler in via Garibaldi ormai non più adatta a lei, per via del peggioramento delle sue condizioni di salute.

La palazzina Aler di via Garibaldi

Stiamo parlando di un alloggio alternativo già in passato occupato da un disabile, quindi molto più indicato per la 49enne, che si trova in carrozzina e con un quadro clinico complesso.

E qui, tenetevi forte, perché ne salta fuori un’altra…

L’incredibile caso dell’appartamento occupato

Stavolta non vi raccontiamo dei meandri delle procedure burocratiche o delle difficoltà economiche che vivono anche gli enti pubblici e le Istituzioni, vi raccontiamo di una scandalosa assurdità.

Perché il famoso alloggio di prossima destinazione, in una palazzina Aler sempre a Vidigulfo, ma in via Aldo Moro (in copertina uno scorcio), è vuoto dal 2019, dal decesso del suo occupante. E da allora, gli eredi non lo hanno sgomberato: è ancora pieno di mobili ed effetti personali.

Otto lunghi anni.

Insomma, con la crisi di case che c’è, la comunità ha rinunciato per otto anni a sistemare qualche famiglia bisognosa, solo perché qualcuno si rifiuta di restituire le chiavi e di svuotare un appartamento?

Ma è il mondo al contrario?

Aspettate, perché c’è anche il colmo.

“Abbiamo 10 anni di tempo”: la risposta degli eredi

Quando Aler, mossasi per sistemare il caso della signora Maria, ha ricontattato per l’ennesima volta i parenti del defunto, che sembra abitino in Puglia, si è sentita dare una risposta incredibile: insomma, questi ultimi sosterrebbero d’aver tempo dieci anni (quindi ne mancherebbero ancora due!) per svuotare l’appartamento.

Con comodo, mi raccomando…

Roba da prenderli per le orecchie e trascinarli lungo la A14 fino a Vidigulfo per fare il loro dovere.

A meno che Aler, con il Comune e con Carabinieri o vigili, attui al più presto il “Piano B“: sfondare la porta, cambiare la serratura, riprendere possesso della casa e dopo fare tutto quello che occorre ancora.

Perché il problema è che non è facile districarsi tra norme e codicini, roba da veri e propri azzeccagarbugli.

Consultando la Rete, si legge che in caso di decesso dell’assegnatario di un alloggio ALER, se gli eredi non hanno diritto al subentro nell’assegnazione, l’alloggio torna immediatamente nella disponibilità dell’ente. Per lo sgombero dei mobili e degli effetti personali viene concesso agli eredi un termine standard di 30 giorni dal decesso, se non sufficienti, gli eredi possono presentare una richiesta scritta di proroga motivata all’ALER per qualche settimana in più (mica otto anni) a patto che gli eredi continuino a pagare l’indennità di occupazione e le spese condominiali (ma figuriamoci…) per i giorni extra. Altrimenti scatta la procedura per il reintegro forzato nel possesso dell’alloggio, con accesso forzato con un pubblico ufficiale, viene redatto un inventario dei beni rimasti nell’appartamento, mobili e oggetti vengono messi in custodia e i costi dell’operazione vengono interamente addebitati agli eredi.

In base ad altre ricerche, i parenti del residente morto avrebbero a disposizione un anno per ottemperare all’obbligo.

Nel nostro caso gli interessati sostengono di poter stare in panciolle un’intera decade… a noi pare assurdo. E sicuramente anche a voi.