In un mondo perfetto una donna disabile costretta in carrozzina non dovrebbe vivere in una casa al secondo piano di un palazzo senza ascensore. Ma nel mondo al contrario, gli ingranaggi troppo spesso arrugginiti di un sistema che si muove con lentezza esasperante ci riportano purtroppo alla dura realtà.
La protagonista della storia che vi raccontiamo oggi è in grande difficoltà. Ci ha chiesto di usare un nome di fantasia e la chiameremo Maria: vive in una casa popolare e le sue condizioni di salute sono nel tempo rapidamente peggiorate, ha bisogno di aiuto, ma in questo momento ha la sensazione di sbattere contro una barriera invalicabile.
Prigioniera in una casa popolare a Vidigulfo
Maria ha 49 anni. Sposata, due figli, è arrivata nel 2007 a Vidigulfo, nel Pavese, dalla sua terra natìa, la Sicilia. Nel 2014, in seguito a uno sfratto, ha partecipato a un bando Aler ed è riuscita a sistemarsi in un vecchio stabile in via Garibaldi, ma non è iniziata bene per lei sin dall’inizio.
I problemi di salute che da tempo l’affliggono (e che incidono in particolare sulla deambulazione) la rendevano disabile già al 60% e un piano alto in una palazzina senza ascensore non era la situazione ideale già in partenza. Ma bisognava prendere quel che c’era e Maria e la sua famiglia si sono adattati, seppur con fatica.
Nell’ultimo anno la salute di Maria però è molto peggiorata.
Se prima riusciva con sforzi immani a salire le scale, da qualche mese è costretta su una carrozzina. Capirete che, da allora, praticamente non si muove più, imprigionata nel suo stesso appartamento, salvo le poche volte che è costretta a uscire per visite mediche a cui non può rinunciare, con l’aiuto del marito e del figlio maggiore, che ha 26 anni e per fortuna è un ragazzone forte e generoso.
Ma non è finita, perché negli ultimi mesi alle sue delicate condizioni si sono aggiunti anche problemi cardiaci che rendono il suo equilibrio ancora più precario e che a cascata l’hanno trascinata in una situazione di depressione acuta, tanto che ora Maria è seguita anche dagli specialisti del Cps di zona.
A Maria servirebbe una casa a pian terreno
La soluzione sarebbe semplice, sulla carta: trasferire la 49enne in un’altra casa a pian terreno. Ma dalla grammatica alla pratica il salto equivale a oltrepassare un abisso.
“All’inizio mi sono mossa da sola, provando a contattare l’Aler – ci ha raccontato Maria – Mail, Pec, telefonate… nessuna risposta, l’impressione era quella di parlare al muro.
Poi mi sono rivolta al Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari, ndr), associazione che si batte per i diritti dei residenti delle case popolari, ma anche loro fino ad ora non hanno avuto miglior fortuna”.
E sì che un’alternativa pronta sembrerebbe già esserci.
Un alloggio in un altro stabile Aler, in un’altra zona del paese (in via Aldo Moro), già attrezzato per un inquilino disabile e al momento vuoto.
“Peccato però che prima di essere nuovamente occupato, quell’appartamento ha bisogno di ulteriori interventi di messa a norma – ha spiegato Giovanni Sgorbati, delegato di zona del Sunia – L’Aler dice che quella palazzina ha problemi, ma soprattutto che non ha fondi per effettuare gli interventi e le manutenzioni.
Il problema sta tutto lì, ma non è limitato a uno stabile, la situazione nell’intera zona di Vidigulfo e Landriano è un disastro. Siamo andati in Aler anche col sindaco Pietro Sfondrini, si è attivata l’assesora ai Servizi sociali Lucia Consiglio, contiamo di riuscire a trovare presto una soluzione, ma non è semplice. In via Garibaldi un montacarichi la signora ce l’ha, gliel’ha passato l’Asl, ma è una soluzione laboriosa, della quale non si fida e ha paura”.
Sgorbati tuttavia non si è dato per vinto e ha coinvolto addirittura il vertice regionale del suo sindacato.
“Abbiamo aperto un fascicolo – ha spiegato Pierluigi Albetti, segretario Sunia della Lombardia – ma qui il problema sono i tempi.
Da un lato le condizioni della signora sono peggiorate rapidamente nel giro di un solo anno, dall’altro l’Aler si muove con tempi che definire biblici è un eufemismo.
In una situazione così, ci vorrebbero i meccanismi di un orologio svizzero, quando invece siamo costretti ad aspettare che cadano i granelli di sabbia di una clessidra…
ma è un sistema lento in generale, basti pensare che bandi per i cambi alloggio non ne vengono assegnati da anni. Presenteremo all’Aler richiesta in forma urgente, ma manca parte della documentazione medica che la signora deve farci avere appena possibile”.
