12 GIUGNO

Troppi parti cesarei nel mondo: da Pavia parte la sfida per ridurre gli interventi non necessari

Gli specialisti si confrontano al San Matteo con l’obiettivo di coniugare la massima sicurezza clinica con modelli organizzativi moderni che mettano al centro la salute della donna

Troppi parti cesarei nel mondo: da Pavia parte la sfida per ridurre gli interventi non necessari

Il 12 giugno 2026 il Policlinico San Matteo di Pavia ospiterà un congresso scientifico dedicato al taglio cesareo. L’incontro confronterà gli specialisti sull’equilibrio tra sicurezza e interventi non necessari, a 150 anni dallo storico intervento di Edoardo Porro.

Troppi parti cesarei nel mondo

Centocinquanta anni fa, salvare contemporaneamente una madre e il suo neonato di fronte alle più gravi complicanze del parto era un traguardo quasi utopico, un’eccezione drammatica in una storia della medicina segnata da tassi di mortalità altissimi. Oggi, il taglio cesareo è diventato l’intervento chirurgico più eseguito al mondo in ambito ostetrico, un pilastro insostituibile della medicina materno-fetale. Tuttavia, questa straordinaria evoluzione porta con sé una nuova e complessa sfida: difendere l’appropriatezza clinica di una procedura salvavita, evitando che l’eccesso di medicalizzazione si traduca in un ricorso ingiustificato alla chirurgia.

Convegno a Pavia

Di questo delicato equilibrio tra progresso tecnico, sicurezza e gestione del rischio si discuterà venerdì 12 giugno 2026 a Pavia, in occasione di un importante incontro scientifico. Il congresso si terrà nella storica Aula di Ginecologia del Padiglione 7 della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, un luogo simbolo che ha segnato la nascita della moderna chirurgia ostetrica.

Da procedura d’emergenza a pilastro della medicina moderna

Il dibattito contemporaneo non può prescindere da una profonda riflessione storica. La scelta di Pavia come sede del meeting non è affatto casuale: fu proprio tra le mura del San Matteo che, nel 1876, il professor Edoardo Porro eseguì il primo taglio cesareo con isterectomia subtotale associata. Per la prima volta nella storia della medicina, un chirurgo strutturò un approccio metodologico e riproducibile per gestire le complicanze più drammatiche del parto attraverso la chirurgia addominale, riducendo drasticamente il rischio di emorragie e infezioni fatali.

Quell’intervento non rappresentò soltanto una memorabile svolta tecnica, ma inaugurò un vero e proprio modello di pensiero clinico, fondato sull’osservazione rigorosa, sull’audacia dell’innovazione e sulla costante ricerca di soluzioni per abbattere la mortalità materna. Oggi l’eredità di Porro si rinnova, spingendo la comunità scientifica a interrogarsi su come governare uno strumento così potente.

L’ospedale San Matteo di Pavia

La nota storica

Edoardo Porro (1842–1902) è stato uno dei padri fondatori dell’ostetricia moderna. Nel 1876, all’Ospedale San Matteo di Pavia, eseguì con successo un intervento modificato di taglio cesareo che prevedeva l’asportazione dell’utero (isterectomia) per prevenire le emorragie e le infezioni, che all’epoca uccidevano la quasi totalità delle donne sottoposte a parto chirurgico. La “procedura Porro” rivoluzionò la chirurgia addominale in tutto il mondo.

L’impennata dei parti chirurgici

Il contesto attuale descrive uno scenario globale caratterizzato da un aumento costante e generalizzato del ricorso al taglio cesareo. Se da un lato l’accesso alla chirurgia ha azzerato i rischi in situazioni critiche (come distocie, placente previe o sofferenze fetali acute), dall’altro l’alto tasso di interventi solleva interrogativi di natura etica, medica e organizzativa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte ribadito che tassi di cesarei superiori al 10-15% non sono associati a una riduzione della mortalità materna o neonatale.

Riflettere sull’evoluzione di questa pratica significa quindi ridefinire i confini dell’appropriatezza clinica. Gli specialisti che si riuniranno a Pavia evidenziano come la decisione di optare per la via chirurgica debba essere il risultato di un percorso assistenziale integrato, in cui le linee guida basate sulle evidenze scientifiche dialoghino strettamente con le specificità della singola paziente, rifiutando automatismi e spinte legate alla cosiddetta “medicina difensiva”.

Un modello organizzativo per le sfide del futuro

Il confronto tra i massimi esperti del settore offrirà l’opportunità di rileggere il taglio cesareo non più come un mero atto tecnico isolato, bensì come una componente all’interno di un percorso di cure estremamente articolato. La moderna ostetricia richiede una convergenza perfetta tra l’elevata tecnologia delle sale operatorie, le competenze iperspecialistiche dell’équipe medica e un modello organizzativo flessibile, capace di mettere in sicurezza i punti nascita.

La sfida per i prossimi anni è chiara: ottimizzare gli esiti clinici e personalizzare l’assistenza al parto. A 150 anni dalle prime intuizioni di Edoardo Porro, la chirurgia ostetrica ha compiuto progressi tecnologici inimmaginabili, ma il cuore del problema resta immutato. L’appuntamento dell’IRCCS San Matteo di Pavia si preannuncia come un momento cruciale per tracciare la rotta della natalità e della tutela della salute femminile in Italia.