La difesa di Andrea Sempio ha depositato nuove perizie tecniche alla Procura di Pavia per smontare le accuse sul delitto di Garlasco. I punti chiave escludono che i soliloqui intercettati siano confessioni e dimostrano l’incompatibilità anatomica tra il piede dell’indagato e l’impronta dell’assassino.
Garlasco, la controffensiva della difesa
Una controffensiva tecnica e scientifica a tutto campo per smontare, tassello dopo tassello, l’impianto accusatorio della Procura di Pavia. A poche settimane dalla chiusura ufficiale dell’inchiesta bis sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuta lo scorso 7 maggio, il pool di legali che assiste Andrea Sempio ha depositato una corposa memoria difensiva accompagnata da dettagliate relazioni peritali.
L’obiettivo è dimostrare in modo definitivo l’estraneità del 38enne dal delitto di via Pascoli del 13 agosto 2007 a Garlasco puntando su macroscopiche discrepanze anatomiche, analisi balistiche delle impronte e sulla contestualizzazione delle intercettazioni ambientali.
“Match finale”
Il “match finale“, come viene definito dagli stessi ambienti vicini alla difesa, è formalmente cominciato. Gli esperti nominati dal sospettato – tra cui figurano nomi di primo piano come il criminologo Armando Palmegiani, il medico legale Sabino Pelosi e la biologa Marina Baldi – hanno depositato relazioni tecniche volte a confutare radicalmente la ricostruzione dei pubblici ministeri Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, coordinati dal procuratore aggiunto pavese Stefano Civardi. Al momento non si profila un interrogatorio imminente per l’indagato, ma lo scontro si sposterà direttamente in sede di udienza preliminare, dove la difesa è pronta a chiedere un incidente probatorio.
I soliloqui in auto
Il primo pilastro che la difesa intende abbattere riguarda le intercettazioni ambientali registrate oltre un anno fa, mentre Sempio si trovava alla guida della propria vettura. Quei soliloqui, a cui la Procura attribuisce un pesante valore indiziario, secondo l’avvocato Liborio Cataliotti non hanno in alcun modo natura confessoria. I legali hanno allegato alla memoria una serie di file audio per contestualizzare tali monologhi, motivando l’assenza di valenza probatoria attraverso tre argomenti precisi.

“Ci ascoltano”
In primo luogo, l’intercettazione chiave del 14 aprile 2025 è immediatamente preceduta da un’affermazione netta che Sempio rivolge a un’amica: “Qui ci ascoltano, cioè siamo intercettati”, dimostrando la piena consapevolezza del controllo in corso.
Secondariamente, i contenuti di quei monologhi non presentano alcun elemento di novità investigativa rispetto ai temi già ampiamente sviscerati sui social-forum dedicati al caso di Garlasco. Infine, la difesa evidenzia come Andrea attingesse direttamente da tali piattaforme online per riprodurre e “mettere in scena” dialoghi virtuali, replicando le tesi e le provocazioni avanzate dagli utenti del web, senza che vi fosse alcuna reale ammissione di colpevolezza legata a un presunto approccio rifiutato da Chiara Poggi.
Il piede di Sempio è “troppo grande” per la scena del crimine
Il secondo punto nodale della memoria difensiva affronta la celebre impronta con suola “a pallini” attribuita a una scarpa di marca Frau, rilevata sulla scena del crimine. La consulenza tecnica di parte stabilisce che quella traccia – indipendentemente dal numero o dal modello specifico della calzatura – è stata lasciata da un piede avente una larghezza della pianta di 9,5 centimetri, con un margine di tolleranza calcolato in 0,5 centimetri.
Una misura biometrica radicalmente incompatibile con l’anatomia dell’indagato. Gli stessi rilievi tridimensionali eseguiti dalla Procura di Pavia per il tramite della dottoressa Cattaneo certificano infatti che la pianta del piede di Andrea Sempio misura tra gli 11,5 e i 12 centimetri.
“Dunque, il suo piede non sta nelle impronte dell’assassino”, tagliano corto i legali, i quali solleciteranno il Giudice per l’udienza preliminare affinché disponga una perizia d’ufficio in regime di incidente probatorio per cristallizzare questo dato scientifico.
L’impronta 33
Ulteriori elementi di forte frizione con il teorema accusatorio emergono dagli accertamenti sulla cosiddetta “traccia palmare 33”. La relazione della biologa e degli esperti della difesa ribadisce non solo che l’impronta in questione risulta totalmente non identificabile e non attribuibile a Sempio, ma che un incrocio con i dati della BPA (Bloodstain Pattern Analysis, l’analisi delle tracce ematiche) permette di escludere categoricamente che tale segno sia riconducibile alla dinamica dell’azione omicidiaria.

L’ora della morte
Gli investigatori inoltre circoscrivono l’ora della morte di Chiara Poggi in una finestra temporale compresa tra le 9:12 e le 12:30 del 13 agosto 2007. L’attenzione della Procura si concentra in particolare su due specifiche sotto-fasce orarie che, tuttavia, secondo i tabulati e le verifiche della difesa, risultano del tutto incompatibili con la presenza del giovane (allora 19enne e amico del fratello di Chiara) nei pressi o all’interno della villetta di via Pascoli.
Consulenza personologica
Resta temporaneamente congelata, infine, la consegna della consulenza personologica della difesa. Una scelta strategica legata alla necessità di calibrare l’elaborato in funzione della relazione psicologica che i pubblici ministeri hanno delegato ai carabinieri del Racis. Un atto, quest’ultimo, a cui il pool difensivo nega in partenza qualsiasi concreto valore di prova nel percorso processuale che si sta delineando.