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Garlasco, spunta un’intercettazione: Sempio si sarebbe “fregato” da solo

In un audio captato da una cimice nella sua auto, l'indagato ha ammesso di aver visto uno dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, di aver tentato un approccio con lei e di aver ricevuto un netto rifiuto dalla ragazza

Garlasco, spunta un’intercettazione: Sempio si sarebbe “fregato” da solo

Ed eccolo lì il pezzo mancante. Che la Procura di Pavia avesse un asso nella manica, lo si sospettava da tempo, altrimenti non avrebbe imbastito un’indagine così complessa e articolata, che ha innescato un circo mediatico senza precedenti nella storia della cronaca italiana.

E quel qualcosa, che la procura di Pavia aveva in mano da tempo, è un’intercettazione.

Se quello che lo stesso Andrea Sempio ha detto – ed è stato registrato, mentre parlava da solo in macchina – fosse vero (come pensa la Procura), l’unico indagato in questa nuova inchiesta sul delitto di Garlasco si sarebbe in sostanza fregato da solo.

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Garlasco, Sempio si sarebbe fregato da solo

Che Sempio fosse abituato a soliloqui, spesso in macchina, lo si sapeva e già diverse intercettazioni con le sue autoriflessioni erano state nel tempo rese pubbliche.

Ma l’intercettazione determinante secondo la Procura di Pavia conterrebbe un’ammissione molto pesante, che secondo gli investigatori è legata alla molla che ha innescato l’azione omicidiaria.

Sempio nell’audio captato nel suo abitacolo (il 14 aprile 2025, circa un mese dopo esser venuto a conoscenza della riapertura dell’indagine contro di lui), ha ammesso:

  1. di aver visto uno dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi (contenuti nel pc di lei)
  2. di aver chiamato Chiara e tentato un approccio con lei
  3. di aver ricevuto un netto rifiuto dalla ragazza (“Con te non ci voglio parlare”, avrebbe detto la vittima)

 

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Insomma un’ammissione del legame fra i due pesantissima, anche perché tenuta nascosta tutto questo tempo.

 

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Gli inquirenti, nelle loro ricostruzioni, spiegano che è verosimile che il movente del delitto si inneschi nell’infatuazione, nella possibile prospettiva sessuale proiettata su Chiara, nell’assunto che il girato del video rappresentasse esso stesso la prova di disinibizione, nell’approccio approfittando dell’assenza di Marco Poggi. E soprattutto del fatto che la ragazza in quei giorni di agosto fosse sola a casa. Da qui, sostengono gli inquirenti, sarebbe scaturito il rifiuto, il tentativo di presenza, la reazione di Chiara e la furia omicida. Il tutto per quello che viene definito un efferato “effetto domino”.

Così riporta il Tg1, come di consueto autore dello scoop sull’intercettazione.

Non un’ammissione del delitto

Ma comunque non un’ammissione del delitto: se gli inquirenti oggi in Procura speravano in una confessione, sono rimasti delusi. L’inter giudiziario sarà ancora lungo e tortuoso.

Per altro, anche Marco Poggi, sentito dai pm prima di Sempio, continuerebbe a credere l’amico estraneo al delitto, anche a fronte dell’audio che gli è stata data la possibilità di ascoltare.

Sempio continua a dirsi innocente. Se questi sono gli elementi, saprà spiegare tutto, ha reagito. In quella intercettazione commentava semplicemente qualcosa che aveva sentito in televisione“, così l’avvocata (e amica) Angela Taccia.

C’è da dire che è probabile che Sempio potesse intuire di essere intercettato in quel momento. E potrebbe anche aver confessato a se stesso un’invenzione… e se è vero che la perizia del Racis dei Carabinieri lo descrive come “mentitore seriale“, non si può escludere che possa aver mentito ad alta voce anche a se stesso

Ma ora la Procura ha tutta una serie di elementi da mettere in fila:

  • il DNA patrilineare dei Sempio sulle unghie della vittima,
  • l’impronta 33 sul muro delle scale che portano in cantina (e l’orma sotto di essa collegata), le telefonate nei giorni precedenti il delitto (a questo punto inquadrabili nel tentativo d’approccio),
  • lo scontrino (che adesso sì diventa un alibi, ma un alibi traballante),
  • oltre ai due post su Facebook “criptici” nei giorni della conferma delle condanne di Stasi
  • e a questo punto potrebbe rafforzarsi anche l’ipotesi di corruzione nei confronti dell’ex Procuratore capo Mario Venditti, al vaglio in un processo parallelo.
Ricostruzione scala

La pistola fumante continua a non esserci (e dopo 19 anni sarebbe stato difficile altrimenti), ma il quadro indiziario diventa ora articolato. E rinvio a giudizio e successivo processo scontati.

In oltre un anno di indagine pubblica e mediatica, il Procuratore Capo Fabio Napoleone sembra aver scritto un copione degno della migliore Agatha Christie, lasciando finora una plausibile capacità di smentita ai “fan” dell’innocenza (o colpevolezza) sia di Andrea Sempio che di Alberto Stasi.

Ma ora ha messo sul tavolo il carico da novanta.

E Stasi, appunto? Vien da pensare che se davvero si è trovato sulla scena del delitto solo come “scopritore” è stato vittima della più sfortunata coincidenza della storia: nella sentenza di condanna una perizia aveva calcolato che la possibilità per lui di correre da una stanza all’altra di casa Poggi senza calpestare una macchia di sangue equivaleva allo 0.0028%. Una possibilità infinitesimale, ma pur sempre una possibilità.

Ma ora l’attesa è per il deposito degli atti dell’indagine del pool di Pavia. Riserverà altre sorprese?

Anche perché c’è forse un altro paradosso per l’allora fidanzato di Chiara Poggi e riguarda il suo processo di revisione parallelo: se non ci fossero prove granitiche che lo collocano lontano dalla scena del delitto, dovrebbe attendere la condanna di Sempio per essere scagionato? E se invece Sempio smarcasse tutti gli indizi a suo carico e fosse assolto, che succederebbe?

Alberto Stasi e Chiara Poggi

In quel caso, di sicuro, l’unico risultato – ovvero Garlasco, un delitto insoluto – dopo anni, anni e ancora anni di processi, sarebbe difficile da digerire.

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