di Emanuele Gallotti
In prossimità del 25 aprile, data fondativa della nostra democrazia e simbolo dei valori di libertà, ho ritenuto doveroso compiere un gesto semplice ma carico di significato: inviare al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una copia del mio libro dedicato al conflitto palestinese.
Non si è trattato soltanto di un atto formale. In quelle pagine ho cercato di condensare anni di riflessione su una delle questioni più complesse e dolorose del nostro tempo, con l’idea che la conoscenza, quando è onesta e documentata, possa rappresentare il primo passo verso il dialogo e, auspicabilmente, verso la pace.
A rendere questo gesto ancora più significativo è stata la risposta del Capo dello Stato. Con un breve biglietto scritto di suo pugno, il Presidente ha voluto ringraziarmi per l’invio e per le parole di accompagnamento. Riporto qui di seguito il testo integrale:
“Gentile Professore,
La ringrazio tanto del cortese invio del libro sul conflitto palestinese e per le sue cortesi parole.
Con tanta cordialità.
Sergio Mattarella”
Un messaggio essenziale, ma non per questo privo di valore: in tempi in cui la comunicazione è spesso ridondante e superficiale, la sobrietà istituzionale assume un significato profondo, richiamando alla misura e al rispetto reciproco.
Questo scambio, pur nella sua semplicità, si inserisce in un percorso più ampio di dialogo. Pochi giorni prima, infatti, avevo condiviso il testo con mia nipote, impegnata nel campo della fisica nucleare sanitaria, la quale si trovava a Londra. Lì, attraverso un incontro con un collega originario di Gaza, il libro è giunto — seppur mediato da traduzione — a una lettura diretta da parte di chi vive, o ha vissuto, quella realtà sulla propria pelle.
La reazione di quel lettore è stata intensa. Non tanto per l’originalità delle tesi, quanto per il riconoscimento di uno sguardo umano, attento, partecipe. In un contesto segnato da divisioni profonde, anche il semplice fatto che qualcuno, lontano geograficamente e culturalmente, si prenda il tempo di comprendere può rappresentare un segnale di speranza.
È proprio questo il punto che desidero sottolineare. Non spetta a un libro risolvere un conflitto, né a una lettera cambiare il corso degli eventi internazionali. Tuttavia, esiste una responsabilità diffusa — civile, culturale, morale — che si esprime anche attraverso piccoli gesti: scrivere, leggere, condividere, ascoltare.
La risposta del Presidente Mattarella, così come la testimonianza raccolta indirettamente da Gaza, indicano che esiste ancora uno spazio per il dialogo fondato sul rispetto e sulla comprensione. Ed è uno spazio che non possiamo permetterci di abbandonare.
In un momento storico in cui le tensioni internazionali sembrano accentuarsi e le narrazioni contrapposte irrigidirsi, il richiamo ai valori del 25 aprile — libertà, dignità, convivenza — non è un esercizio retorico, ma una necessità concreta.
Se questo libro, già recensito da Prima Pavia lo scorso 20 aprile, potrà contribuire anche solo in minima parte a mantenere aperto quel fragile ma indispensabile canale di umanità, allora il suo scopo avrà trovato un senso.