Esattamente una settimana fa vi abbiamo raccontato la storia di Maria (nome di fantasia), disabile in carrozzina e con diversi problemi di salute, prigioniera di una casa Aler al secondo piano senza ascensore.
A sette giorni di distanza possiamo aggiungere qualche elemento.
Disabile prigioniera in casa a Vidigulfo
Intanto la stessa Aler ha avviato una verifica e nei prossimi giorni speriamo di poter dare anche alla 49enne di Vidigulfo qualche risposta.
LA PALAZZINA:
Poi possiamo aggiungere al puzzle un altro pezzo importante.
Come ricorderete, anche dalle parole di esponenti di zona e regionali del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari), l’Aler, oltre a comunicare con difficoltà (i protagonisti di questa vicenda avevano usato le espressioni “parlare al muro” o “muro di gomma“), sembrava aver difficoltà a trovare i fondi per effettuare le manutenzioni necessarie al proprio patrimonio di case popolari nella zona, a Vidigulfo, ma anche a Landriano.
Il Comune è disposto a intervenire (anche economicamente)
E una conferma di questa criticità ci è arrivata dal primo cittadino di Vidigulfo in persona:
“Ci sono almeno dieci case Aler abbandonate ormai da anni, nel nostro territorio – ha rivelato Pietro Sfondrini, che è anche medico del paese – La domanda è: ma l’Aler cosa intende fare? Perché evidentemente stiamo parlando di un patrimonio sprecato“.
Poi l’annuncio “bomba”:
“Come Amministrazione – ha aggiunto il sindaco – se Aler non ce la fa, siamo pronti anche a metterci del nostro, intendo anche economicamente, e in maniera importante. Basta che ci facciamo sapere come intendono procedere”.

Come raccontato anche da Giovanni Sgorbati, rappresentante di zona del Sunia, una soluzione per la signora Maria ci sarebbe: un appartamento già un tempo attrezzato per una persona disabile al momento vuoto, in un altro complesso Aler sempre a Vidigulfo, in via Aldo Moro.
Ebbene, secondo un’indiscrezione riferita alla signora Maria, questo appartamento alternativo sarebbe vuoto e chiuso addirittura dal 2019: al decesso dell’occupante, alcuni eredi – per altro residenti fuori regione – non avrebbero mai restituito le chiavi e svuotato le stanze da mobilia ed effetti personali.
Se fosse davvero così, con anche la disponibilità del Comune, non sarebbe impossibile organizzare uno sgombero e una messa norma in tempi brevi.
La signora Maria, sempre più prigioniera
Nel frattempo, nella sua “prigione” in via Garibaldi 3, la signora Maria e i suoi famigliari hanno ricevuto una visita di tecnici Aler. E questa parrebbe una buona notizia, finalmente l’ente pubblico si è accorto della sua difficile situazione. E invece no, perché i tecnici hanno fatto un controllo su un balcone un po’ traballante e vietato l’utilizzo. Insomma, la sistemazione della 49enne si fa in qualche modo ancor più ristretta.
“Ma dico – è stato lo sfogo di Maria – non sarebbe meglio spender soldi per una nuova sistemazione? Quando lascerò quella attuale avranno tutto il tempo di sistemare il balcone prima dell’ingresso di un nuovo inquilino”.