CONVEGNO

“La Musa di Fuoco”: Alberto Biscaldi porta alla Cattolica un convegno che rilegge i conflitti di ieri e di oggi

Indaga l’eredità dell’epos e il suo potere di raccontare le guerre contemporanee, tra interventi accademici, riflessioni critiche e nuove prospettive culturali

“La Musa di Fuoco”: Alberto Biscaldi porta alla Cattolica un convegno che rilegge i conflitti di ieri e di oggi

Il talentuoso poeta pavese, nato a VigevanoAlberto Biscaldi – giovane dottorando dell’Università Cattolica, che lo scorso anno ha ricevuto il Premio Agostino Gemelli e la Civica Benemerenza – continua a distinguersi, arricchendo la sua agenda di nuovi impegni culturali.

Questa volta lo abbiamo visto coinvolto nell’organizzazione e nella partecipazione al convegno “La Musa di Fuoco”, svoltosi giovedì 16 aprile 2026 all’interno della Cattolica, portando all’attenzione dei presenti un tema che riguarda tutti noi, direttamente o indirettamente: i conflitti nel mondo.

Convegno alla Cattolica

Oggi più che mai si parla di guerre che toccano – anche se al momento in modo indiretto – anche i Paesi Europei, coinvolgendo l’Occidente in un’epoca dominata dalla digitalizzazione, grazie alla quale siamo al tempo stesso più informati e più esposti.

Questa nuova realtà in cui ci ritroviamo catapultati, per quanto oggi appaia più evidente e ingombrante, non nasce dal nulla. È sempre esistita, almeno in parte, ma è rimasta ai margini del dibattito pubblico. I conflitti di cui parliamo ora, infatti, si sommano a guerre che non hanno mai smesso di esistere, consumate nel silenzio e nell’indifferenza generale, nonostante la brutalità quotidiana vissuta da chi ne è stato coinvolto.

È proprio su questo tema che si è sviluppato il convegno di giovedì. Alberto Biscaldi, insieme a Giovanni Ceccatelli, Mariarosa Ferrari, Edoardo Galmuzzi, Michela Mangiarotti e Lucrezia Marzo, ha ideato, organizzato e realizzato un progetto nato dall’esigenza di affrontare un argomento delicato, rileggerlo e ridimensionarlo.

Gli organizzatori

“La Musa di Fuoco”

Dalla citazione shakespeariana “Muse of Fire”, scelta come titolo del convegno, emerge immediatamente la centralità del tema. Da questo spunto prende forma un progetto pensato per affrontare il tema dei conflitti, attraversando le epoche fino ad arrivare ai giorni nostri, con l’intento di leggerli, interpretarli e renderli comprensibili in una prospettiva contemporanea.

Locandina

Un convegno nato dunque da una necessità reale, articolato in due momenti distinti: la mattinata dedicata alla letteratura e il pomeriggio alla linguistica, entrambi uniti dal filo conduttore del conflitto, non come semplice tema di dialogo, ma come realtà da analizzare, scomporre e scandire nelle sue diverse manifestazioni.

L’evento ha visto la partecipazione di due ospiti di rilievo: Giovanni Gobber, Preside della Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, e Giancarlo Pontiggia, poeta e critico letterario, nonché grande amico di Biscaldi.

Il programma

La parola al Dottor Biscaldi

Fin dall’introduzione, il dottor Biscaldi si sofferma sul concetto di Epos, interrogando quella parte di letteratura che ancora oggi, nel contemporaneo, continua a dialogare con questo nucleo originario del racconto umano.

“L’Epos, infatti, riprendendo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, nasce come “canto” tramandato oralmente che aveva l’obiettivo di sintetizzare e racchiudere l’insieme di leggende fondative di un popolo; delle storie-specchio dentro le quali tutti i membri di un gruppo potessero riconoscere il proprio viso e riaffermare la propria identità. Questo concetto, tradizionalmente legato alla letteratura antica e classica, in realtà non ha smesso di esistere nel contemporaneo, e in particolare nel ‘900. Il motivo è semplice: l’epica prende spesso piede dall’esperienza della guerra, come se questa ne fosse una specie di motore, e pochi secoli sono stati così pieni di conflitti su vasta scala come lo scorso.”

Biscaldi ha poi guidato i presenti in un percorso attraverso alcune delle epiche che hanno segnato la storia della letteratura. Ha ricordato il “Voyage au bout de la nuit” di Céline, e l’ “Iliade”, definita la matrice del convegno, con il suo scavo nelle passioni umane – dalla paura all’ira accecante di Achille.

Intervento di Alberto Biscaldi

Ha richiamato l’Odissea come archetipo del viaggio e mappa simbolica del mondo antico, per poi spostarsi nel Novecento con l’“Ulysses” di Joyce, l’epica intima di Virginia Woolf in To the Lighthouse, le narrazioni fondative di Faulkner e Steinbeck e l’opera di Derek Walcott, che in Omeros rilegge i classici alla luce della frammentazione coloniale.

Fino ad arrivare a J. M. Coetzee, la cui scrittura rielabora le ferite storiche del Sudafrica. Un itinerario che mostra come l’epos continui a trasformarsi, restando uno strumento essenziale per interpretare il presente.

“Il convegno intende anche interrogarsi sui generi dell’epos contemporaneo. È impressione generale che – essendo l’epos fatto di storie raccontate e tramandate – la narrativa abbia inghiottito interamente il genere epico facendolo esclusivamente suo, per il semplice motivo che oggi la poesia non si usa quasi più per raccontare storie. Ma vedremo – e lo si sarà già capito da alcuni miei esempi – che anche la poesia, il teatro e il cinema si fanno portatori del senso originale dell’Epos in modi diversissimi e secondo le loro peculiari modalità espressive. “

La varietà degli interventi ha mostrato come l’epos continui a vivere. Al centro, una visione concreta della letteratura come strumento primordiale di sopravvivenza e di costruzione di senso, capace – ieri come oggi – di dare forma ai conflitti e alla complessità del reale.

 

L’intervento di Giancarlo Pontiggia

Il poeta e critico letterario, invitato dal giovane pavese, si è poi collegato al discorso precedentemente intrapreso da Biscaldi, approfondendo l’epos e confrontandolo col temporaneo, sottolineando come oggi la lingua epica non ci appartenga più, sostituita da una lingua lirica più frammentata e ibrida.

 

“Noi sentiamo il bisogno dell’epos perché l’epos è di tutte le forme, non a caso la prima, e tra tutte le forme che la nostra cultura ci ha consegnato è quella che davvero riesce a entrare nel decisivo e nell’urgente della parola. Più di tutte le altre. Anche se noi oggi non possediamo più la lingua epica, ma solo una lingua lirica frastagliata, ibridata, ostruita in vari modi, che spesso sono appunto determinati dal poeta stesso”.

Uno sguardo al futuro

Al termine dell’evento, il dottor Biscaldi ha dialogato con la redazione di Prima Pavia, approfondendo il linguaggio del conflitto, le sfide organizzative del convegno e alcuni aspetti del suo percorso personale e professionale.

Se dovesse spiegare a una persona lontana da questo mondo perché studiare il linguaggio del conflitto è fondamentale oggi, da dove partirebbe?

“Perché studiare un linguaggio è importante: altrimenti si è analfabeti, non si conosce come comunicare. Il conflitto spesso nasce perché non si sa passare se stessi agli altri, o perché si vuole dominare l’altro. Studiare il linguaggio del conflitto e i classici fa capire come convivere con l’altro in modo pacifico, come creare una comunicazione efficace. L’Iliade è fondamentale: non ci sono buoni e cattivi, mostra entrambe le prospettive. Oggi invece la comunicazione semplifica tutto in buoni e cattivi. L’epica invece spiega, non giustifica: fa capire le ragioni degli uni e degli altri.”

Coordinare un convegno è impegnativo: qual è stata la sfida principale?

“Le sfide organizzative e burocratiche. Le idee vengono facilmente, ma mettere in moto la macchina organizzativa è difficile: trovare spazi, gestire le proposte, selezionare gli interventi. Alla fine ne sono arrivate più di quante potessimo accettare. Il convegno diventerà un libro per la casa editrice dell’Università Cattolica.”

La realizzazione del progetto ha soddisfatto le vostre aspettative?

“Da un certo punto di vista le ha superate. Gli interventi sono stati più pertinenti e profondi di quanto ci aspettassimo. Anche un intervento che sembrava non parlare di guerra ha mostrato come l’Epos sia presente anche nelle dinamiche familiari. L’intervento finale di Pontiggia è stato formidabile.”

Continua a spostarsi tra Italia e Francia? Questo influisce sul suo sguardo?

“Ora sono fisso a Milano, anche se vado a Parigi ogni tanto. Il contatto con altre culture è sempre una ricchezza. Vivere fuori ti permette di raccontare meglio ciò che hai dentro: serve distanza per vedere le cose con chiarezza.”

Negli ultimi anni ha ricevuto riconoscimenti importanti. Come stanno cambiando le sue aspettative verso sé stesso?

“Le mie aspettative sono continuare a fare ciò che mi piace: scrivere. Sono stato pubblicato sulle principali riviste italiane e sto lavorando al mio libro, che vorrei far uscire l’anno prossimo. Ci sono cose belle che si stanno muovendo.”