Massimo Sgroi è stato condannato a 15 anni per omicidio preterintenzionale per aver ucciso il fratello Giuseppe durante una lite a Cilavegna. La Corte ha rigettato l’accusa di omicidio volontario, riconoscendo l’assenza di intenzione di uccidere.
Uccise a botte il fratello
Una lite finita nel peggiore dei modi, tra le mura di quell’appartamento che condividevano a Cilavegna. Si è chiuso il primo capitolo giudiziario sulla morte di Giuseppe Sgroi (foto di copertina), il 54enne ucciso tra il 27 e il 28 agosto 2024. La Corte d’Assise di Pavia ha condannato il fratello, Massimo Sgroi, a 15 anni di reclusione. Una sentenza che, pur riconoscendo la colpevolezza dell’uomo, ne mitiga la posizione rispetto alle richieste iniziali della Procura.
Da omicidio volontario a preterintenzionale
Il nodo centrale del processo è stato il “dolo”, ovvero l’intenzione di uccidere. Mentre la pubblica accusa aveva chiesto una condanna esemplare a 25 anni per omicidio volontario, i giudici hanno optato per il reato di omicidio preterintenzionale.
In sostanza, la Corte ha stabilito che Massimo Sgroi avesse la volontà di ferire il fratello durante il violento scontro fisico, ma non quella di ucciderlo. Una decisione che si pone a metà strada tra la linea dura degli inquirenti e la strategia della difesa, che puntava all’assoluzione o a una riqualificazione ancora più lieve del reato.

La tragedia
Le indagini hanno ricostruito un clima di tensione costante tra i due fratelli. Secondo le testimonianze dei vicini, gli attriti erano frequenti e i litigi all’ordine del giorno. L’ultima discussione, scoppiata in tarda serata, è però degenerata in una violenza inaudita: Massimo avrebbe colpito Giuseppe con una serie di pugni così violenti da ridurlo in fin di vita.
Inizialmente, i sospetti erano ricaduti anche su un amico più giovane che viveva con loro, arrestato nelle ore successive al ritrovamento del corpo. La sua posizione è stata però chiarita: è stato assolto per non aver commesso il fatto, lasciando Massimo come unico responsabile della tragedia familiare.
Omicidio preterintenzionale, cos’è
L’omicidio preterintenzionale, previsto dal codice penale italiano, si configura quando l’autore non ha la volontà di uccidere, ma intende causare lesioni che poi si rivelano fatali. Questo reato si colloca tra l’omicidio doloso, in cui c’è la volontà di uccidere, e l’omicidio colposo, dove manca qualsiasi intenzione di provocare danni gravi. La sentenza riflette questa distinzione, con una pena meno severa rispetto all’omicidio volontario.