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La protesta

Dopo un anno di Dad a Pavia gli universitari scendono in piazza: “Noi dimenticati”

"La didattica a distanza non può essere l’unica soluzione disponibile ed essere considerata adeguata e sufficiente".

Dopo un anno di Dad a Pavia gli universitari scendono in piazza: “Noi dimenticati”
Scuola Pavia, 09 Marzo 2021 ore 08:27

Dopo un anno di Dad, a Pavia gli universitari scendo in piazza: “Stanchi di non essere considerati, la politica investa nel futuro”.

A Pavia gli universitari scendono in piazza

Ieri mattina, circa 300 studenti dell’Università di Pavia sono scesi in piazza a Pavia, nel pieno rispetto delle regole sanitarie, per protestare contro il disinteresse della politica ai temi della formazione e del benessere degli universitari. Il presidio è stato organizzato dalle associazioni studentesche del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia, del Gruppo Kos e del Grillaio Parlante. L’obiettivo della manifestazione è quello di sensibilizzare le istituzioni locali, regionali e nazionali sul profondo senso di abbandono che gli universitari stanno provando da almeno un anno a questa parte.

“Ci sentiamo dimenticati” conferma il Segretario di UDU Pavia, Simone Agutoli “perchè da mesi ci rivolgiamo alle istituzioni senza avere alcuna risposta. La qualità del nostro percorso formativo è messo a dura prova e molti studenti sono in difficoltà psicologica ed economica. Cosa stanno facendo le istituzioni per venirci incontro? Abbiamo chiesto allo Stato di aumentare il finanziamento statale agli atenei per abbassare le tasse ma abbiamo ricevuto solo un aumento insufficiente rispetto a quanto promesso; abbiamo chiesto alla Regione di aiutare almeno gli studenti fuori sede che pagano affitti e rate dei collegi ma non abbiamo ricevuto neanche una risposta. Tutto ha un limite e non ne possiamo più di essere sbalzati continuamente tra la didattica in presenza e la didattica a distanza, senza adeguati strumenti di supporto formativo, economico e psicologico. La politica ci ascolti”.

Dopo un anno di Dad ancora nessuna soluzione

Rabbia, delusione e frustrazione sono i sentimenti emersi dai molti interventi che si sono susseguiti: dopo un anno – denunciano gli studenti – non si sono ancora trovate le modalità per sopperire alle mancanze strutturali dell’ateneo e non è stato messo in campo alcun aiuto significativo per gli studenti. Tutte queste denunce e richieste sono contenute all’interno di un dettagliato manifesto elaborato all’interno di un’assemblea aperta telematica svolta alcuni giorni fa, a cui avevano partecipato oltre 300 studenti.

Alex Longo, consigliere di amministrazione dell’EDiSU Pavia spiega alcune di queste richieste: “Per farvi un esempio di quanto sia critica la situazione: anche quest’anno la Regione Lombardia si è limitata a coprire soltanto l’81% del fabbisogno delle borse di studio, costringendo l’Università di Pavia a sopperire con 1,4 milioni di euro dal proprio budget. Molti studenti hanno subito rallentamenti alla carriera accademica per l’oggettiva difficoltà legata alla didattica a distanza, al sostenimento degli esami in modalità telematica oppure – più “banalmente” – per l’impossibilità a frequentare laboratori e reparti. Conseguentemente, una delle istanze che da un anno portiamo avanti, sia a livello regionale che nazionale, è stata quella di abbassare la soglia dei CFU richiesti per l’ottenimento di una borsa di studio. Le problematiche erano sotto gli occhi di tutti ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate, sembra proprio che nessuno voglia investire sul futuro del paese”.

Gli studenti di Medicina

Tanti gli studenti in camice presenti al presidio: sono gli studenti di Medicina, ma anche quelli dei corsi scientifici che frequentano i laboratori dell’ateneo. In particolare, gli studenti della Facoltà di Medicina chiedono a gran voce la possibilità di tornare gradualmente in corsia a svolgere i tirocini: l’attività pratica costituisce una componente fondamentale della formazione del singolo studente.

Prima di scendere in piazza, dopo i tentativi di interlocuzione nei consessi nei quali sono eletti come rappresentanti degli studenti, i primi di febbraio hanno raccolto più di 3.000 sottoscrizioni ad una petizione online dal titolo “Università degli studi di Pavia: La formazione degli studenti di Area Sanitaria non può aspettare #TorniamoInCorsia!”. Infatti, a fine manifestazione, alcuni di loro si sono recati davanti l’ingresso dell’IRCCS Policlinico San Matteo, il più grande dei cinque enti ospedalieri convenzionati con l’Università, dove simbolicamente hanno appeso uno striscione con su scritto “Chi saranno gli eroi della prossima pandemia?” e depositato sul prato all’ingresso i camici bianchi che non indossano ormai da più di un anno per denunciare la necessità di mettere in campo tutte le azioni necessarie per poter assicurare loro i tirocini, attività che formalmente non è mai stata sospesa ma che ha subito invece delle forti limitazioni.

Jacopo Logiudice, segretario del Gruppo Kos e Senatore Accademico UDU, afferma: “Come futura classe medica siamo coscienti della condizione in cui versano gli ospedali e sentiamo la responsabilità di non riuscire ad avere le competenze necessarie per curare i nostri pazienti. Lo studente deve essere considerato una risorsa da valorizzare e formare per essere in grado di rispondere al fabbisogno di salute di tutta la popolazione e saper affrontare le pandemie del domani. Bisogna evitare una ricaduta sul Servizio Sanitario Nazionale! Ora come non mai, è emersa la carenza cronica di personale sanitario negli ospedali del nostro Paese, e quindi si pone con maggiore urgenza la centralità dell’importanza della formazione pratica di modo da preparare adeguatamente la futura classe di professionisti medici e sanitari. E’ necessario risolvere le criticità comunicative tra università ed enti ospedalieri convenzionati, dovuti alla totale assenza di interesse di tali enti nel considerare lo studente come risorsa. Lo studente viene infatti considerato piuttosto come ostacolo agli obblighi di cura ai quali le strutture devono assolvere, eludendo così gli obblighi di formazione che hanno in qualità di enti di ricerca e universitari.”.

“La Dad non può essere l’unica soluzione”

Conclude Giovanni Arghittu, Presidente del Gruppo Kos e Senatore Accademico UDU: Le modalità telematiche sono necessarie per evitare di subire ritardi e ripercussioni sulle carriere accademiche degli studenti ma tale soluzione non può essere l’unica disponibile ed essere considerata adeguata e sufficiente, vista anche la natura eminentemente esperienziale e professionalizzante del tirocinio. E’ apprezzabile lo sforzo economico fatto dall’Università per acquistare piattaforme interattive che possano avvicinarsi all’apprendimento pratico, queste “modalità innovative” possono integrare ma certamente non possono totalmente sostituire in maniera strutturale l’acquisizione delle competenze pratiche attese in percorsi di laurea professionalizzanti ed abilitanti.

Il tutto accade una realtà come quella di Pavia, in cui la Facoltà di Medicina è un’eccellenza a livello nazionale ed è caratterizzata dalla centralità della mentorship: lo stretto rapporto studente-docente è essenziale per l’acquisizione della professionalità che nel futuro assicurerà la qualità delle cure ai cittadini. C’è un’apertura all’ascolto da parte della Facoltà e sono in corso contrattazioni per velocizzare le procedure di vaccinazione e sorveglianza sanitaria in modo da prevedere un rientro in corsia per il maggior numero di studenti; ci auguriamo che le richieste presentate il 9 febbraio vengano riconsiderate e che su queste si focalizzi l’attenzione della Facoltà, della Governance e delle direzioni generali degli enti partner.”

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