POLITICA

Vino più sostenibile, Pd e Lega chiedono al Governo di aprire ai vitigni PIWI

Forattini e Centinaio chiedono al Governo di adeguare la normativa italiana a quella europea. L’iniziativa dopo l’impegno assunto a Voghera durante “50 sfumature di Pinot Noir”

Vino più sostenibile, Pd e Lega chiedono al Governo di aprire ai vitigni PIWI
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Antonella Forattini (Pd) e Gian Marco Centinaio (Lega) presenteranno un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura per consentire l’impiego dei vitigni PIWI anche nei vini Doc e Docg, adeguando la normativa italiana a quella europea. L’obiettivo è ridurre trattamenti fitosanitari e costi aziendali, favorendo una viticoltura più sostenibile e rafforzando la competitività delle imprese italiane.

Vino più sostenibile

Consentire l’impiego dei vitigni PIWI anche per la produzione di vini a denominazione di origine protetta, modificando la normativa italiana e favorendo una viticoltura più sostenibile. È questo l’obiettivo dell’interrogazione parlamentare che la deputata del Partito democratico Antonella Forattini e il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, esponente della Lega, intendono presentare al ministro dell’Agricoltura.

L’iniziativa nasce dalle richieste di numerosi produttori vitivinicoli e dà seguito all’impegno assunto dai due parlamentari a Voghera, durante la manifestazione “50 sfumature di Pinot Noir”. Al centro della proposta c’è la possibilità di allineare la legislazione nazionale a quella europea, che già consente l’utilizzo dei vitigni PIWI anche per i vini Doc e Docg.

Vitigni PIWI, meno trattamenti e costi per le aziende

I PIWI sono varietà di vite ottenute attraverso incroci che conferiscono alle piante una maggiore resistenza alle principali malattie fungine, tra cui peronospora e oidio. Il loro impiego può contribuire a ridurre il ricorso ai trattamenti fitosanitari, il consumo di carburante e i costi di gestione delle aziende agricole.

Una soluzione che, secondo i promotori dell’iniziativa, permetterebbe di coniugare sostenibilità ambientale, contenimento delle spese e capacità di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, senza compromettere la qualità del vino prodotto.

La possibilità di utilizzare queste varietà anche nelle produzioni a denominazione di origine rappresenterebbe quindi un’opportunità per le aziende interessate a introdurre strumenti innovativi nella gestione dei vigneti, mantenendo al tempo stesso il legame con le caratteristiche qualitative delle proprie produzioni.

“Molte aziende vorrebbero cogliere questa opportunità”

La deputata del Pd Antonella Forattini ha sottolineato la volontà di mantenere fede all’impegno preso con il settore vitivinicolo durante l’appuntamento organizzato a Voghera.

“Con l’interrogazione, abbiamo voluto dare seguito all’impegno assunto a Voghera, in occasione della manifestazione ‘50 sfumature di Pinot Noir’”, ricorda Forattini. “Molte aziende vorrebbero cogliere questa opportunità, che le aiuterebbe a combattere la diffusione di malattie fungine della vite, con meno costi e meno impatto ambientale, senza intaccare la qualità del vino prodotto. Inoltre, per la nostra produzione vitivinicola è penalizzante non poter contare su uno strumento che gli altri Paesi europei già utilizzano. Speriamo quindi che il governo risponda presto e che colga il nostro invito”.

Secondo la parlamentare, l’attuale quadro normativo rischia di mettere le imprese italiane in una posizione di svantaggio rispetto ai produttori di altri Paesi europei, dove l’utilizzo dei PIWI è già consentito anche nell’ambito delle denominazioni di origine.

Antonella Forattini

“Non possiamo continuare a essere fanalino di coda sui PIWI”

Sulla necessità di favorire l’innovazione in agricoltura insiste anche il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che richiama l’importanza della ricerca scientifica e tecnologica per rendere le produzioni agricole più sostenibili e resilienti.

“Se vogliamo parlare in maniera concreta e non ideologica di sostenibilità ambientale, dobbiamo consentire all’agricoltura di utilizzare le opportunità offerte dalla ricerca scientifica e tecnologica”, spiega Centinaio. “Io stesso ho combattuto a lungo, ad esempio, per il riconoscimento delle TEA e, su questo, l’Italia è stata avanguardia in Europa. Adesso non possiamo continuare a essere fanalino di coda sui PIWI. Dobbiamo imparare ad accogliere senza pregiudizi tutto ciò che aiuta gli agricoltori a combattere le malattie e a resistere ai cambiamenti climatici, mantenendo un’alta qualità del prodotto e la sicurezza per i consumatori”.

Il riferimento è anche alle Tecniche di evoluzione assistita (TEA), sulle quali Centinaio richiama l’esperienza italiana, sostenendo la necessità di non ostacolare l’introduzione di strumenti scientifici in grado di aiutare le imprese agricole ad affrontare le nuove sfide produttive e climatiche.

Gian Marco Centinaio

Le richieste al Governo per Doc e Docg

Con l’interrogazione, i due parlamentari intendono sollecitare il Governo a intervenire su tre fronti: modificare la normativa nazionale per renderla coerente con quella europea, favorire l’inserimento dei vitigni PIWI nei disciplinari di produzione dei vini Doc e Docg, previa valutazione dei singoli Consorzi di tutela, e sostenere la ricerca necessaria a sviluppare le opportunità offerte dall’innovazione sostenibile.

L’obiettivo finale è rafforzare la competitività del vino italiano sui mercati internazionali e fornire strumenti aggiuntivi alle imprese vitivinicole, con particolare attenzione alle piccole e medie aziende.

La proposta punta dunque ad aprire un confronto sulle regole che disciplinano le denominazioni di origine, con l’intento di conciliare tutela della qualità, sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica nel settore vitivinicolo.