Culmine dell'epidemia

Ora è chiaro il perché della mancata zona rossa in Val Seriana

La Lombardia era convinta che si stesse attivando il Governo, che alla fine non s'è più mosso. E ormai era troppo tardi.

Ora è chiaro il perché della mancata zona rossa in Val Seriana
Pavia, 07 Aprile 2020 ore 15:50

In inglese, c’è un termine elegante per definire queste situazioni: misunderstanding. “Io pensavo che tu…”, “Ma no, guarda che tu se volevi…”: insomma, comunque la si voglia vedere, un brutto pasticcio. Frutto per carità di un involontario fraintendimento, come sostengono le parti in gioco, ma non senza responsabilità.

Niente zona rossa in Val Seriana: perché?

E’ la faccenda della mancata “zona rossa” in Val Seriana, responsabile con tutta probabilità d’aver fatto schizzare per lungo tempo la Lombardia in testa alle aree nel mondo con più contagi (il totale dei decessi ad oggi, martedì 7 aprile 2020, supera ancora quello dell’intera Francia, per fare un esempio, ed è secondo solo a Spagna e Usa).

Sono giorni che Regione Lombardia e Governo si rimpallano le responsabilità. Ora è finalmente chiaro cos’è successo. In estrema sintesi:

La Lombardia era convinta che si stesse attivando il Governo per imporla e quindi, pur potendo procedere in autonomia, è rimasta ferma. Il Governo, alla fine, non s’è più mosso e così la valle orobica è rimasta col cerino in mano.

A ricostruire il tutto il nostro Prima Bergamo, che da giorni non s’arrende nella ricerca della verità su questa scomoda situazione, resa ancor più complicata dalle pressioni inoltre esercitate da un tessuto produttivo ostile alla chiusura, ma anche di alcuni scellerati sindaci dell’ormai “valle delle lacrime” che inizialmente andavano pure davanti alle telecamere a dire “Qui la zona rossa non è nemmeno presa in considerazione”.

Faccio io? No pensavo facessi tu…

Ieri l’ennesimo scambio di responsabilità tra Governo e Regione, con il premier Conte che ha sottolineato più volte come la Lombardia avrebbe potuto imporre da sola una zona rossa e il governatore Fontana che, invece, negava questa possibilità. Ad ammettere che Conte aveva ragione è stato l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, questa mattina durante un’intervista al programma Agorà, su Rai3:

“Ho approfondito e effettivamente c’è una legge che lo consente. Ma noi eravamo convinti che sarebbe stata attivata la zona rossa di lì a pochi minuti, non avrebbe avuto senso fare un’ordinanza, quando tutti i fatti concludevano che il Governo la stava facendo”.

Faccio, io fai tu… ma ormai era troppo tardi. Resta comunque da capire perché nel Basso Lodigiano sì e a Bergamo no, dato che, a detta dello stesso Gallera, l’Istituto superiore di Sanità avrebbe presentato al Governo la stessa identica situazione di rischio…

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