Parla il Sindaco

Lombardia zona rossa, Fracassi: “Sorge un dubbio, classificati in base al colore della giunta regionale?”

"Resta un mistero il fatto che territori considerati fino al giorno prima ad alto rischio, come la Campania, il giorno dopo siano stati inseriti nella lista delle zone, non dico arancioni, ma addirittura gialle".

Lombardia zona rossa, Fracassi: “Sorge un dubbio, classificati in base al colore della giunta regionale?”
Pavia, 06 Novembre 2020 ore 09:12

Ormai lo sanno tutti, per limitare il propagarsi del contagio da Coronavirus, con l’ultimo dpcm firmato dal Premier Conte, la Lombardia è stata inserita nella “fascia rossa”, quella con le misure più restrittive. Al tal proposito il sindaco di Pavia, Fabrizio Fracassi, si lascia andare ad alcune considerazioni.

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Lombardia zona rossa, Fracassi: “Sorge un dubbio, classificati in base al colore della giunta regionale?”

“Non posso nascondere una certa perplessità per il modo in cui sono state suddivise le regioni nelle diverse fasce di rischio. Tra i criteri che il Governo dice di aver utilizzato, 20 su 21 non hanno alcun parametro di riferimento. Numero della popolazione? Densità abitativa? Qualche altro dato effettivamente misurabile? Niente. Ci dobbiamo fidare e basta. Poi è chiaro che vengano dei dubbi e che qualcuno dica che sono stati adottati criteri politici come il colore della giunta regionale, più o meno compatibile con i gusti di Palazzo Chigi. Insomma, che il colore delle zone di rischio dipenda dal colore di chi le amministra. Resta un mistero il fatto che territori considerati fino al giorno prima ad alto rischio, come la Campania, il giorno dopo siano stati inseriti nella lista delle zone, non dico arancioni, ma addirittura gialle. Davvero, non è per fare polemiche: non le sopporto e nei momenti di crisi vanno evitate. Il mio è un appello alla trasparenza. I cittadini stessi chiedono trasparenza. Non si può pensare di calare le decisioni sempre dall’alto, senza dare spiegazioni: è una cosa che fa male alla democrazia”.

“Non servirebbe il decreto ristori: ci sarebbe direttamente il lavoro”

“Quanto alla Lombardia, che dire? La Regione, dopo essersi consultata con noi Sindaci, aveva già varato in autonomia misure stringenti, che impedivano gli assembramenti dovuti alla movida e quelli davanti alle scuole, e riducevano il rischio di concentrazioni nel trasporto pubblico. C’era però l’idea di garantire il rispetto delle precauzioni anti-contagio senza portare alla chiusura migliaia di esercizi. Una sensibilità che, a Roma, è mancata completamente. Un po’ come quella sulle tempistiche: non è possibile che certe decisioni vengano comunicate a sera inoltrata, con attività che non sanno se potranno aprire la mattina dopo; tanto è vero che molte sono rimaste chiuse e hanno perso una giornata lavorativa solo per i ritardi dei ministeri. Non stiamo parlando di ‘untori’, ma di gente che ha fatto grossi investimenti per adeguare le proprie attività e a cui ora viene detto: grazie, ma non serviva. Adesso si parla di un nuovo decreto ristori, che sarà operativo chissà quando. Spero presto. Ma la verità è che, se anche il Governo avesse seguito la strada di cui sto parlando, i ristori non servirebbero: ci sarebbe direttamente il lavoro”.
Così il Sindaco di Pavia, Mario Fabrizio Fracassi

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