A Pavia quasi un contratto di lavoro su quattro è a tempo determinato, registrando il tasso di precarietà più alto della Lombardia. Nonostante la crescita occupazionale, oltre la metà dei giovani e delle donne vive con stipendi inferiori ai 20.000 euro annui.
Lavoro e salari
Nonostante la Lombardia registri una crescita nominale delle retribuzioni e dei livelli occupazionali, il territorio di Pavia deve fare i conti con un primato amaro: è la provincia lombarda con la più alta percentuale di contratti a tempo determinato. È quanto emerge con nitidezza dal nuovo rapporto di UIL Lombardia, intitolato “Lombardia e Province – Il valore del lavoro. Retribuzioni, continuità e qualità del lavoro nel 2024” e basato sui dati ufficiali dell’Osservatorio INPS.
Nel quadro regionale, il mercato del lavoro del settore privato non agricolo conta oltre 3,77 milioni di lavoratori dipendenti (+1,55% sul 2023) con una retribuzione media annua pari a 30.384,07 euro (+3,65% nominale). Tuttavia, dietro i numeri complessivi si nasconde una profonda disuguaglianza: quasi la metà dei lavoratori (il 49,66%) non raggiunge i 25.000 euro all’anno e oltre 1,38 milioni di persone (il 36,56%) si fermano sotto la soglia dei 20.000 euro.
Il record negativo di Pavia
A delineare la mappa dei divari territoriali è il confronto tra le province. Se Milano guida la classifica regionale per retribuzioni medie (35.670,14 euro annui) e Sondrio chiude la lista con 22.653,50 euro, a Pavia spetta la palma della precarietà.
Nel territorio pavese, infatti, ben il 23,73% dei lavoratori presenta un contratto a tempo determinato, la percentuale più alta dell’intera regione. Un dato che stride notevolmente se confrontato con realtà come Lecco, dove la stabilità occupazionale raggiunge il 75,69% di occupati a 52 settimane.
Ad appesantire la situazione locale c’è anche la forte polarizzazione economica settoriale: in Lombardia si passa dai 67.750,86 euro medi di chi opera nel campo di Finanza e Assicurazioni ai soli 13.215,45 euro annui di chi lavora in Alloggio e Ristorazione, comparto dove oltre il 76% degli addetti guadagna meno di 20.000 euro.
Il grido d’allarme del sindacato: “Risposte immediate per la provincia”
Di fronte ai dati emersi dall’Osservatorio INPS, la rappresentanza locale del sindacato sollecita un cambio di rotta urgente per evitare un impoverimento strutturale.
“Bene i dati di crescita su Pavia – evidenzia il coordinatore UIL Pavia Carlo Barbieri – che sarebbe però opportuno leggere altrettanto bene. I numeri ci preoccupano fortemente perché fotografano un territorio nel quale la crescita occupazionale non coincide ancora con un lavoro stabile e adeguatamente retribuito. Il 23,73% di contratti a tempo determinato rappresenta un campanello d’allarme che non possiamo ignorare e che richiede risposte concrete e immediate”.
“Dietro queste percentuali ci sono persone, famiglie e soprattutto giovani che faticano a costruire un progetto di vita autonomo – prosegue Barbieri –. La precarietà rischia di diventare strutturale e di impoverire il tessuto economico e sociale della nostra provincia. Pavia non può rassegnarsi a essere un territorio dove il lavoro è disponibile, ma troppo spesso discontinuo e fragile”.

Il sindacalista conclude con un chiaro appello alle istituzioni:
“Servono politiche industriali e del lavoro capaci di creare occupazione di qualità, favorendo le stabilizzazioni e contrastando il ricorso improprio ai contratti temporanei. È necessario rafforzare la contrattazione territoriale e utilizzare le risorse pubbliche come leva per premiare imprese che investono nella qualità e nella continuità occupazionale. Chiediamo alle istituzioni locali e regionali di mettere il lavoro stabile e dignitoso al centro delle proprie scelte. Come UIL saremo in prima linea per rappresentare le lavoratrici e i lavoratori pavesi e per chiedere risposte all’altezza delle difficoltà che il territorio sta vivendo. La situazione è seria e non possiamo permetterci di perdere altro tempo: Pavia ha bisogno di lavoro di qualità, stabilità e salari capaci di garantire dignità e futuro”.
Anche dal livello regionale della UIL arrivano parole di forte attenzione:
“Il rapporto – evidenzia Antonio Albrizio, Segretario Generale UIL Lombardia – conferma che la crescita deve tradursi maggiormente in qualità del lavoro e in una distribuzione più equilibrata della ricchezza prodotta. Per UIL Lombardia salari, stabilità e buona occupazione devono restare al centro delle politiche regionali”.
Gli fa eco Salvatore Monteduro, Segretario Confederale UIL Lombardia:
“Oltre 1,38 milioni di lavoratori restano sotto i 20 mila euro annui e tra i giovani fino a 34 anni la quota supera il 50%. A questo si aggiungono un forte divario retributivo tra donne e uomini e differenze molto marcate tra province e settori. Il problema non è soltanto quanti lavoratori compaiono nelle statistiche, ma quanto reddito, continuità e autonomia riesce realmente a produrre il lavoro”.
Giovani e donne: le categorie più colpite
Il contraccolpo sociale della precarietà e dei bassi salari si abbatte con maggiore severità sulle fasce più vulnerabili:
- Under 35 al limite della sussistenza: In Lombardia i giovani dipendenti sono 1,25 milioni (pari al 33,22% del totale). Di questi, ben il 50,31% non supera i 20.000 euro annui e il 65,18% resta sotto la soglia dei 25.000 euro. In una regione con un elevato costo della vita, queste cifre precludono la possibilità di costruire un’autonomia abitativa e familiare.
- Gender Pay Gap drammatico: Il divario di genere supera i 10.000 euro annui. A fronte di una retribuzione media maschile di 34.714,35 euro, le donne si fermano a 24.707,09 euro (-28,83%). A gravare sul dato sono soprattutto il part-time involontario, la discontinuità lavorativa e la scarsa presenza femminile nei ruoli di vertice.
Le 5 proposte della UIL per il rilancio del lavoro
Per invertire la rotta e restituire dignità al lavoro, UIL Lombardia individua cinque azioni prioritarie da attuare sul territorio:
- Rinnovo dei contratti: Sblocco e rinnovo tempestivo dei CCNL firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi.
- Contrattazione di secondo livello: Potenziamento della contrattazione aziendale e territoriale per redistribuire la produttività e sostenere il welfare.
- Lotta al lavoro precario: Contrasto alla precarietà e al part-time involontario mediante politiche di stabilizzazione strutturale.
- Vincoli sulle risorse pubbliche: Assegnazione di appalti e incentivi pubblici condizionata al rispetto dei contratti leader e alla qualità dell’occupazione.
- Valorizzazione provinciale: Adozione di politiche attive del lavoro modellate sulle specifiche esigenze ed eterogeneità di ciascuna provincia.