ECONOMIA

Imprese in calo a Pavia nel primo trimestre 2026: in sofferenza l’artigianato

La provincia chiude con un tasso di crescita del -0,2% e 110 imprese in meno, ma le attività ancora operative crescono dello 0,5%

Imprese in calo a Pavia nel primo trimestre 2026: in sofferenza l’artigianato

Nel primo trimestre 2026 la provincia di Pavia registra una flessione del numero complessivo di imprese, con saldo negativo tra aperture e chiusure e un rallentamento dell’artigianato. Segnali positivi arrivano però dalle imprese attive e dai servizi avanzati, con crescita delle società di capitali e dei settori professionali e finanziari.

Natimortalità imprese

I dati relativi alla natimortalità delle imprese nei tre territori di Cremona, Mantova e Pavia, relativi al primo trimestre del 2026, elaborati dal Servizio Promozione e Informazione Economica della Camera di Commercio, mostrano una leggera contrazione, con una differenza tra iscrizioni e cessazioni di segno meno per i 3 territori di Cremona, Mantova e Pavia.

Complessivamente, la consistenza del Registro Imprese della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia ammonta a 107.532 aziende registrate a fine anno. Il tasso di crescita dei tre territori risulta pari al -0,35%, mentre la Lombardia (+0,08%) e l’Italia (+0,01%) registrano un tasso di crescita in territorio positivo. Nel panorama lombardo si evidenzia una netta suddivisione, con circa metà province in territorio positivo e l’altra metà con segno meno; ai vertici della classifica troviamo Milano, Varese e Como, mentre, in fondo, si collocano Cremona, Pavia e Mantova.

Imprese attive

Considerando le sole imprese attive, ovvero al netto delle posizioni che non hanno ancora avviato l’attività o l’hanno sospesa, oppure risultano sottoposte a procedure concorsuali, lo stock risulta pari a 96.355 imprese, in ripresa del +0,1% su base annua. Per l’Italia e la Lombardia si registra una variazione su base annua negativa, pari rispettivamente al -0,9% e al -0,1%.

Il comparto artigianale, che rappresenta circa un terzo del totale delle imprese iscritte alla Camera di Commercio, mostra nel primo trimestre del 2026 un tasso di crescita negativo, pari al -0,5%, così come nel dettaglio dei tre territori. Anche a livello nazionale e regionale emerge segno meno, con un valore pari rispettivamente al -0,1% e al -0,2%. A livello lombardo solo 3 province, Varese Lecco e Milano, presentano una situazione di stabilità, le rimanenti si collocano in territorio negativo.

“I dati del primo trimestre confermano un quadro complesso per il nostro tessuto imprenditoriale, con una dinamica della natimortalità che evidenzia una lieve contrazione nei territori di Cremona, Mantova e Pavia” – sottolinea il Presidente Gian Domenico Auricchio – “Il tasso di crescita negativo registrato a livello locale si inserisce in un contesto più ampio, che richiede attenzione e capacità di adattamento da parte delle imprese. Accanto a questi elementi, si rilevano da un lato segnali di tenuta sul fronte delle imprese attive, indicando la presenza di un sistema imprenditoriale che, pur tra difficoltà, continua a dimostrare resilienza, e dall’altro una trasformazione strutturale, con un rafforzamento delle forme societarie più organizzate, segnale di un orientamento verso modelli imprenditoriali più solidi e strutturati. Permangono criticità, in particolare nel comparto artigianale, che registra una flessione diffusa e che resta un pilastro fondamentale dei nostri territori. È proprio su questo fronte che diventa prioritario intervenire con azioni mirate.

In questo scenario, è fondamentale rafforzare e rendere sempre più accessibili le iniziative di supporto alle imprese: dalla promozione della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica, agli strumenti per l’accesso al credito, fino ai percorsi di formazione e accompagnamento di imprenditori e lavoratori. Allo stesso tempo, le imprese sono chiamate a investire in competenze, sostenibilità e apertura ai mercati, cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalle reti di collaborazione. Solo attraverso uno sforzo congiunto, che veda istituzioni e sistema imprenditoriale operare in modo sinergico, sarà possibile rafforzare la competitività e accompagnare efficacemente il tessuto produttivo nelle trasformazioni in atto, sostenendo il suo ruolo centrale nello sviluppo economico dei territori”.

Gian Domenico Auricchio

I dati in provincia di Pavia

In provincia di Pavia, il primo trimestre del 2026 si chiude con un lieve calo delle registrazioni complessive. Il tasso di crescita si attesta al -0,2%, a fronte di un saldo negativo di 110 unità tra aperture e chiusure, che porta il numero totale delle imprese registrate a 44.722 a fine marzo. Tuttavia, emerge un segnale incoraggiante se si considerano le sole imprese attive: in questo caso lo stock raggiunge quota 39.771 unità, segnando un aumento del +0,5% su base annua.

Sul fronte delle forme giuridiche, si conferma la tendenza verso un consolidamento degli assetti societari: fanno eccezione al calo generale le società di capitali (+0,7%), mentre arretrano le “altre forme” come cooperative e consorzi (-0,8%), le ditte individuali (-0,6%) e le società di persone (-0,5%).

L’analisi dei principali settori economici della provincia evidenzia un quadro prevalentemente in flessione per i comparti tradizionali. La contrazione più marcata si registra in agricoltura (-1,8%), seguita da commercio, trasporti e magazzinaggio, servizi di alloggio e ristorazione, e servizi alla persona (tutti accomunati da un calo del -1,1%). Flessioni diffuse si riscontrano anche nelle attività immobiliari (-0,9%), nel manifatturiero (-0,7%), nonché nelle costruzioni e nelle attività amministrative e di supporto (entrambe al -0,4%). In questo scenario, le uniche dinamiche di espansione provengono dai servizi avanzati: mostrano infatti un trend positivo le attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,9%) e quelle finanziarie e assicurative (+0,3%).

Uno sguardo specifico merita infine il comparto artigiano pavese, che alla fine del primo trimestre registra un generale rallentamento. I primi tre mesi dell’anno si chiudono infatti con un tasso di crescita negativo del -0,5% e un saldo passivo di 67 unità, portando il totale delle imprese artigiane registrate a quota 13.075.

Scendendo nel dettaglio dei settori in cui opera l’artigianato locale, le dinamiche risultano eterogenee, seppur con una chiara prevalenza del segno meno. Le contrazioni più severe colpiscono le attività professionali, scientifiche e tecniche, che registrano un brusco arretramento del -5,8%, e il commercio (-3,1%). Flessioni più contenute, ma pur sempre indicative di un momento di fragilità, interessano l’edilizia (-0,5%), la manifattura (-0,4%) e il comparto dei trasporti e magazzinaggio (-0,3%).

A fare da contraltare a questo quadro in prevalenza negativo troviamo un piccolo nucleo di settori capaci di difendere le proprie posizioni o di crescere: mentre i servizi di alloggio e ristorazione si mantengono in situazione di perfetta stabilità (0,0%), riescono a chiudere in positivo le attività artigiane legate all’agricoltura (+0,9%) e le attività amministrative e di servizi di supporto (+0,7%).