Economia

Economia pavese: segnali di ripresa in uno scenario di forte mutamento

Rapporto sull’Economia Provinciale 2021-2022

Economia pavese: segnali di ripresa in uno scenario di forte mutamento
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Economia pavese: il rapporto sull’Economia Provinciale 2021-2022 evidenzia timidi segnali di miglioramento.

Economia pavese in ripresa

Si è parlato di economia e prospettive future alla Giornata dell'Economia in Camera di Commercio. Illustri ospiti e relatori hanno commentato la situazione provinciale attraverso gli indicatori emersi dall’analisi realizzata dall'Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne.

Lo scenario economico pavese

Lo scenario economico che si presenta a Pavia nel 2022 è caratterizzato dal forte mutamento della condizione economica delle aziende pavesi: si registra una perdita di produttività stimabile nel 13%, in media con le tutte le imprese italiane, dovuta all’aumento dei costi di produzione determinati dal rincaro energetico. 5 aziende su 10 si dichiarano preoccupate dalla crisi e dall’aumento dei costi, reduci dagli impatti dovuti alla difficoltà di approvvigionamento delle materie energetiche e all’aumento dei prezzi delle stesse.

“Provenendo da un periodo 2019-2020 molto, molto complicato, il 2021 e 2022 hanno sicuramente beneficiato di un cosiddetto “rimbalzo tecnico” - dichiara Giovanni Merlino, Commissario Straordinario dell’ente camerale - I dati lasciano spazio ad un cauto ottimismo, pur a fronte di un 2022 gravato da tante brutte incognite: guerra, relazioni internazionali, costi energetici.”

Crescita costante

Volgendo uno sguardo al bilancio 2021, Pavia aveva registrato un valore aggiunto complessivo di 12,273 mln di €, traducibile nel 3,5% del dato lombardo e allo 0,8% per il dato nazionale, registrando una crescita costante del +6,3% rispetto al 2020.

Generalmente tutti i settori hanno registrato incrementi rispetto al 2020, traducibili in un forte segnale di ripresa dopo il periodo di emergenza sanitaria, con dei picchi nei livelli di crescita registrati particolarmente nel settore delle costruzioni.

Si rilevano anche aumenti per quanto riguarda il valore aggiunto pro-capite: nel 2021 la provincia di Pavia ha registrato un +6,8%.

Il numero di imprese

Una timida nota positiva dello scorso anno è l’andamento delle imprese: i dati disponibili fino a novembre 2022, a confronto con il 2021, mostrano un lievissimo aumento del +0,05% delle imprese registrate e un +0,22% delle imprese attive sul territorio pavese.

Complessivamente il saldo tra iscrizioni e cessazioni della provincia è positivo nel 2021 (+140). Le imprese pavesi a conduzione maggioritaria femminile, giovanile e straniera registrano complessivamente un tasso positivo tra iscrizioni e cessazioni (+39 per le prime, +453 le seconde e +247 le straniere).

Import ed export

Un interessante +19% nell’ export si registra nei primi tre trimestri 2022 (dato nazionale +20,6%), con particolare riferimento al settore delle sostanze e prodotti chimici (+51,4%). Rapportando i flussi di export tra Pavia e provincia ed Europa si registra una percentuale che supera l’80%.

Si può notare anche una crescita nelle importazioni, registrata nei primi tre trimestri del 2022, di un ritmo pari al +37,1%, provenienti principalmente da Germania e Francia.

Occupazione

Passando all’occupazione, la nostra provincia nel 2021 conta un totale di 225,5 mila occupati, contribuendo al 5,2% dell’occupazione regionale e all’1% degli occupanti nazionali. Il totale degli inattivi (tra i 15 e i 64 anni di età) corrisponde a 102 mila unità nel 2021, dato in diminuzione rispetto al 2020 (-3,3%), ma in crescita di oltre il 10% rispetto al 2019.

Le previsioni del mercato del lavoro dicono che a Pavia sono previsti 9.580 ingressi sul mercato del lavoro per il periodo gennaio - marzo 2023. Il settore dei servizi alla persona è il principale in termini di nuove entrate, seguito poi dai settori commerciali e dei servizi turistici tra cui l’accoglienza e la ristorazione. Il 23% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota inferiore rispetto alla media nazionale (25%), il 18% delle entrate vede coinvolto personale laureato e per il 65% viene richiesta esperienza professionale specifica.

“Fortunatamente comunque si rilevano segnali di ripresa e, per questo motivo, è importante continuare ad aiutare i settori della nostra economia, ma anche le nostre aziende, i posti di lavoro ed i lavoratori. Non si deve dare ai cittadini ed agli imprenditori la sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni e per far questo è fondamentale sostenerli nelle loro attività e iniziative.

La nostra Camera di Commercio – conclude il Commissario - continuerà a lavorare, finché le sarà consentito, in prima linea attraverso i suoi contributi, le sue iniziative di promozione e soprattutto le sue “risorse umane”.

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