Cultura
Decima Edizione

Giornate Fai d'Autunno, i gioielli da scoprire in provincia di Pavia

Sabato 16 e domenica 17 ottobre verranno aperti alle visite luoghi solitamente inaccessibili o poco noti.

Giornate Fai d'Autunno, i gioielli da scoprire in provincia di Pavia
Cultura Pavese, 08 Ottobre 2021 ore 15:23

Tornano le Giornate FAI d’Autunno, giunte quest’anno alle decima edizione: ecco i gioielli che si potranno visitare in provincia di Pavia sabato 16 e domenica 17 ottobre 2021.

Giornate Fai d'Autunno

Sabato 16 e domenica 17 ottobre 2021 verranno aperti alle visite luoghi solitamente inaccessibili o poco noti. Un’opportunità per godere delle bellezze d’Italia, attraverso itinerari culturali condotti in totale sicurezza. Tutti i visitatori potranno sostenere il FAI Fondo Ambiente Italiano, che da 46 anni è impegnato in attività di restauro, tutela, valorizzazione del patrimonio d’arte e naturale. Potranno farlo attraverso il contributo all’atto della prenotazione, con il contributo libero in loco e attraverso l’iscrizione al FAI, che per le Giornate verrà proposta con uno sconto di 10 euro.

Per garantire il pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, i gruppi di visita avranno posti limitati. E’ quindi consigliabile prenotare online su www.giornatefai.it, con le date e gli orari di visita di tutti i beni.

Al momento della prenotazione on line, sarà richiesto un contributo libero a partire da 3€ e sarà possibile scegliere l’orario di visita e avere assicurato l’ingresso ai beni in totale sicurezza. Per l’ingresso ai beni è obbligatorio il Green Pass, anche per i percorsi all’aperto.

Cosa si potrà visitare in provincia di Pavia

Il Gruppo FAI Giovani e la Delegazione di Pavia apriranno i seguenti luoghi:

IL CASTELLO DI LARDIRAGO: UN GIOIELLO TUTTO DA SCOPRIRE

Da nobile corte agricola a innovativo centro culturale, attraverso otto secoli di storia. Il quattrocentesco castello di Lardirago è tornato a risplendere dopo una lunga e sapiente ristrutturazione a cura della Fondazione Ghislieri, per ospitare attività di ricerca, divulgazione e didattica, oltre che per valorizzare il territorio e le sue tradizioni. Scopriremo insieme un vero “gioiello” adagiato nel verde della campagna.

Domenica 17 ottobre alle ore 11 l’artista LadyBe eseguirà una performance insieme ai visitatori e le sue opere resteranno in mostra per tutta la giornata.

  • Sabato 16 ottobre: 14.00-18.00 (ultimo ingresso 17.30)
  • Domenica 17 ottobre: 10.00-13.00 e 14.00-18.00 (ultimo ingresso 17.30)

Prenotazioni CLICCANDO QUI

Il Castello fa parte di un complesso architettonico visconteo edificato nel XIV secolo e sorge nel comune di Lardirago, all'incirca 7 km a nord di Pavia e 25 km a sud di Milano. Fa parte del patrimonio del Collegio Ghislieri dal XVI secolo. L'insieme fortificato sorge appena fuori dall'abitato, in posizione isolata. Si tratta di un organismo composto da due edifici separati, innalzati a loro volta sui resti di un preesistente castello: un corpo anteriore, a forma lineare, verso la strada (forse un ricetto) e un castello vero e proprio, di impianto quadrangolare con cortile dotato di portico ad archi acuti.

Nel 1569 Papa Pio V attribuì il feudo di Lardirago, con il suo castello altomedievale, al Collegio Ghislieri di Pavia, così da garantire al collegio stesso le rendite necessarie ad assolvere ai compiti istituzionali della nuova istituzione. Questa decisione, unita a donazioni e lasciti di numerosi benefattori accumulatisi negli anni, ha permesso al collegio un'autonomia di gestione mantenuta nei secoli.

Il castello è composto da diversi elementi edilizi costruiti in epoche successive. Presenta una pianta quadrata ed è formato da quattro corpi di fabbrica di differente larghezza ma di pari altezza che, uniti ad angolo retto, formano una corte interna a pianta rettangolare. L'accesso al castello è garantito da un grande portone duecentesco, originariamente dotato di saracinesca in metallo. Tutti i prospetti esterni del castello presentano finestre di varia foggia, dovute alle tanti fasi edilizie a cui la struttura fu sottoposta. L'omogeneità dei prospetti è interrotta nel lato orientale dalla presenza di una torre, che si erge oltre il livello della copertura. Al piano terreno della torre si trova la cappella romanica di San Gervasio (risalente all'XI secolo), alla quale si può accedere dalla corte interna; più volte modificata nel corso dei secoli presenta un ricco portale in terracotta della seconda metà del Trecento, mentre internamente sono recentemente venuti alla luce affreschi risalenti ai secoli XI-XII.

LEGGI ANCHE: Dopo il restauro rinasce il Castello di Lardirago: da corte agricola a centro culturale

VIGEVANO RACCONTA L’ARCHITETTURA RAZIONALISTA DI GIOVANNI ROTA

Un percorso nelle strade del centro alla scoperta degli edifici razionalisti progettati da Rota, ingegnere e architetto vigevanese, evidenziandone le caratteristiche architettoniche e inserendoli nel contesto storico. Ritrovo davanti alla Stazione Ferroviaria.

Ogni gruppo verrà accompagnato da una guida che illustrerà esternamente gli edifici nelle varie tappe del percorso, per una durata di 75 minuti circa, partendo da Palazzo Locatelli in Piazza IV Novembre e concludendosi con il Palazzo del Banco Ambrosiano in pieno centro storico.

  • Sabato: 14.00 – 18.00 (ultimo giro 17.00)
  • Domenica: 10.00-13.00 e 14.00-18.00 (ultimo giro 17.00)

Prenotazioni CLICCANDO QUI

Giovanni Rota nacque a Vigevano nel 1899, si laureò in Ingegneria al Politecnico di Milano nel 1922, e iniziò la sua attività nel 1924. Successivamente conseguì anche una laurea in Architettura. Il suo repertorio stilistico parte da un moderato eclettismo fino a giungere a un modernismo dalle linee pulite. Molti dei suoi progetti vennero realizzati a Vigevano (in due stagioni distinte), ad Abbiategrasso ma anche in Sudamerica, in particolare a Quito. Rota si troverà a lavorare nella Vigevano dei primi anni 20 nella quale l'alta borghesia imprenditoriale richiedeva la costruzione di case d'affitto e ville private oltre che edifici industriali e produttivi: fu tra i primi a introdurre a Vigevano l'utilizzo del cemento armato. Rota si troverà a contatto con il mondo calzaturiero, in quella che può essere considerata la sua stagione d'esordio industriale sul piano nazionale. Antifascista, fu costretto a lasciare l'Italia per l'Equador, dove rimase tra il 1947 e 1955; successivamente si trasferì a Calì, in Colombia, per poi rientrare a Vigevano a partire dal 1957.

(Foto di copertina: il Castello di Lardirago)