CULTURA

Giornate FAI d’Autunno 2026, i luoghi inaccessibili da scoprire a Pavia e provincia sabato 10 e domenica 11 ottobre

Da Pavia a Vigevano, passando per Frascarolo, Montù Beccaria e Valle Salimbene: tutte le aperture straordinarie sul territorio

Giornate FAI d’Autunno 2026, i luoghi inaccessibili da scoprire a Pavia e provincia sabato 10 e domenica 11 ottobre
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Sono 131, di cui 117 in via straordinaria, i luoghi che sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 apriranno al pubblico in 48 Comuni della Lombardia in occasione della quindicesima edizione delle ‘Giornate Fai d’Autunno’, l’iniziativa nazionale promossa dal Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano Ets per far conoscere e valorizzare il patrimonio storico, artistico, paesaggistico e culturale italiano.

Regione Lombardia sostiene l’iniziativa, che consentirà ai visitatori di accedere anche a edifici, spazi e siti solitamente non aperti al pubblico o poco conosciuti, attraverso un programma diffuso su tutto il territorio.

Giornate FAI d’Autunno 2026

“Le Giornate Fai d’Autunno – afferma l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso – ci offrono l’occasione di conoscere luoghi davanti ai quali passiamo ogni giorno senza potervi entrare e di scoprire quanto della nostra storia custodiscano. Le 117 aperture straordinarie interessano 48 Comuni lombardi e portano l’attenzione su un patrimonio che merita di essere conosciuto anche al di fuori dei circuiti più frequentati. Regione Lombardia sostiene questa iniziativa perché avvicina le persone alla cultura, a partire dai territori in cui vivono”.

“Trovo particolarmente significativa – aggiunge Caruso – la scelta di dare spazio all’artigianato e alla storia delle nostre imprese: nelle fabbriche e nei laboratori si sono formate competenze e sono nate idee che hanno segnato la Lombardia e la vita di tante famiglie. Anche questa storia ha pieno diritto di essere riconosciuta come parte del nostro patrimonio culturale”.

“Ringrazio il Fai e i volontari, soprattutto i tanti giovani che accompagneranno i visitatori – conclude -: dedicare tempo e studio a un luogo per farlo conoscere agli altri è un modo concreto di prendersene cura”.

Le novità

Tra le novità del 2026, le aperture dedicate ai saperi, agli antichi mestieri, alle tradizioni manifatturiere, alla creatività e alle eccellenze produttive. Un percorso realizzato dal Fai anche attraverso la collaborazione con Confindustria e Museimpresa.

Le aperture

Numerose le aperture previste nelle province lombarde. A Milano sarà possibile visitare, tra gli altri, CityWave a CityLife, Palazzo Dugnani, Palazzo Isimbardi, Palazzo delle Finanze, la torre Gioia 22 e Palazzo Lombardia. In provincia di Milano apriranno anche il Mumac – Museo della Macchina per Caffè di Binasco e la Fonderia Artistica Cubro di Novate Milanese.

Il programma coinvolge l’intera regione: tra i luoghi segnalati dal Fai figurano Villa Mirabello e Villa Mirabellino nel Parco di Monza; il Cantiere Navigazione Laghi a Tavernola, nel Comasco; lo stabilimento dell’ex Ignis a Comerio e Villa Dolci Melzi a Somma Lombardo, nel Varesotto; il Seminario vescovile Giovanni XXIII a Bergamo; il Castello di Montù Beccaria, nel Pavese; le Terme pubbliche di Palazzo Poncarali Oldofredi a Brescia; Palazzo Manna a Cremona; Palazzo Marchesi Gardani a Viadana, nel Mantovano; la Fondazione Cosway a Lodi; Palazzo Agudio a Malgrate, nel Lecchese; e il Castello di Bellaguarda a Tovo di Sant’Agata, in provincia di Sondrio.

Le Giornate Fai d’Autunno coinvolgeranno complessivamente oltre 700 luoghi in 350 città italiane, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, con visite a contributo libero. L’iniziativa è organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi Fai presenti sul territorio, con il contributo dei volontari. Saranno inoltre oltre 9.000 gli Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati che accompagneranno il pubblico alla scoperta dei luoghi aperti.

Le Giornate Fai d’Autunno 2026 si svolgono in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio del Ministero della Cultura, di tutte le Regioni e delle Province autonome italiane.

I luoghi accessibili in provincia di Pavia

Sono complessivamente 9 i luoghi accessibili in provincia di Pavia: gli affreschi della chiesa di San Giacomo a Belgioioso; il Castello di Frascarolo e il suo museo a Frascarolo; la chiesa di San Leonardo confessore a Linarolo; il Castello di Montù Beccaria; le chiese Gemelle e il Teatro Dardano a Montù Beccaria; la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Pavia; Villa Marabelli a Pavia; San Damiano – Oratorio dei Templari a Valle Salimbene e la chiesa di San Carlo – parrocchia ortodossa di Vigevano.

Gli affreschi della Chiesa di San Giacomo – Belgioioso

La chiesa di San Giacomo della Cerreta sorge nella campagna di Belgioioso, sulla riva sinistra del Po, immersa in un paesaggio agricolo che conserva ancora il fascino della pianura storica lombarda. Isolata rispetto al centro abitato e affacciata sull’antico tracciato della Via Francigena, testimonia il profondo legame tra il territorio fluviale, le vie di pellegrinaggio e gli insediamenti medievali sorti lungo uno dei principali itinerari europei.

Documentata dal 1251, la chiesa sorse accanto all’Ospitale della Cerreta, luogo di assistenza per i pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena. L’edificio attuale, realizzato nella prima metà del Quattrocento, divenne uno dei principali riferimenti religiosi del territorio. Dal XV secolo passò ai conti Barbiano di Belgioioso, mentre nei secoli successivi il progressivo abbandono della via di pellegrinaggio e le continue esondazioni del Po determinarono il declino dell’antico complesso. Nel 1855 fu trasformata in lazzaretto durante l’epidemia di colera; nel Novecento iniziarono i recuperi degli affreschi, culminati nei recenti restauri finanziati dal PNRR.

San Giacomo della Cerreta costituisce uno dei più preziosi esempi dell’architettura lombarda in cotto del primo Quattrocento. La facciata, semplice ma raffinata, è impreziosita dal dialogo tra laterizio e intonaco, dal fregio decorato con motivi vegetali e dagli originali pinnacoli che ne accentuano lo slancio verticale. L’abside conserva significative tracce della precedente chiesa romanica, mentre il caratteristico campanile cilindrico rappresenta un elemento di rara originalità. L’interno, a navata unica con copertura lignea, custodisce un eccezionale ciclo di affreschi votivi realizzati tra la metà e la fine del XV secolo, preziosa testimonianza del passaggio dal gusto tardogotico al primo Rinascimento lombardo. Tra le opere più importanti figurano la Madonna col Bambino attribuita a Vincenzo Foppa o alla sua scuola, gli affreschi firmati da Giovanni de Caminata nel 1468 e la monumentale statua lignea di San Giacomo pellegrino, coeva alla costruzione della chiesa. L’insieme costituisce uno dei cicli pittorici più significativi del territorio pavese.

Indirizzo: Località San Giacomo della Cerreta, 13, Belgioioso – Orario Sabato: 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00); Domenica: 12:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Durata visita: 45 minuti. Non è necessaria la prenotazione.

Il Castello di Frascarolo e il suo museo – Frascarolo

Il castello di Frascarolo si trova nelle campagne della Lomellina, in una tenuta agricola di cui è il centro nevralgico, insieme a vari edifici adibiti sia alle originarie funzioni agricole che a sedi di numerose collezioni eterogenee e al Museo Contadino. Il tutto inserito in aree aperte, adibite a giardino sotto varie forme. il castello, da sempre proprietà privata, è parte integrante del centro urbano perché situato su una piccola parte del castrum medievale.

Il castello originario fu fondato nel 1495, sui resti di un precedente edificio costruito da Galeazzo II Visconti. Alla fine del XV secolo 25 nobili locali chiesero il permesso di riedificare il castello nello stesso luogo in una lettera a Ludovico il Moro, Duca di Milano. Nell’atto notarile del 1528, 3 importanti famiglie si associarono per costruire l’edificio e per una sua gestione consortile. La proprietà del castello seguì le vicende storiche dell’area e le fortune delle famiglie nobili locali, ma nel corso dei secoli si alternarono le casate dei Beretta, dei Robba, dei Chiroli e, nell’800, dei Vochieri sino al 1978, anno d’acquisto degli attuali proprietari. Castello, edifici e terreni connessi, furono sempre proprietà privata. Nel 1902 il Castello divenne “Monumento Nazionale ”

La forma attuale del castello è frutto di una trasformazione ottocentesca, libera interpretazione del castello medievale, ispirata più a canoni letterari che storici.+ La pianta si base su un quadrilatero con torri cilindriche ai lati e un torrione quadrato in corrispondenza dell’accesso, secondo una tipologia d’area francese ampiamente applicata anche nell’arte militare; infatti la funzione originaria era quella di fortilizio. Realizzato in mattoni, ha un coronamento formato da beccatelli che alla sommità formano degli archi. Su 3 lati ha una serie di loggette alternate a balconcini finestrati, mentre il quarto lato a Nord è solo un alto baluardo che unisce le 2 torri. L’edificio è circondato da un fossato trasformato in un giardino ottocentesco. I vecchi edifici agricoli, oggetto di una recente ristrutturazione radicale, affacciati su una Corte Granda e un Giardino delle Colonne, oltre agli usi originali, ospitano una serie di collezioni e ricostruzioni di vecchi ambienti di eccezionale interesse e un Museo Contadino, nato del 2002 che è riduttivo definire così perchè è una raccolta tanto ricca quanto originale di testimonianze della vita rurale ottocentesca e della prima marte del Novecento, una grande “Wunder Kammer” che ci insegna e ci stupisce.

Indirizzo: Via Castello 1, Frascarolo. Orario Sabato: 10:00 – 13:00 / 14:00 – 18:00 (ultimo ingresso 18:00); Note: Turni di visita ogni 30 minuti. Durata visita: 90 minuti. Luogo riservato agli iscritti FAI. Non è necessaria la prenotazione.

Chiesa di San Leonardo Confessore – Linarolo

Il paese di San Leonardo (frazione di Linarolo) si trova a 7 Km da Pavia. La chiesa di San Leonardo Confessore si lega alla Via Francigena poiché le strutture dedicate a questo santo (protettore dei viandanti e dei pellegrini) fungevano storicamente da punti di sosta e ospizi (hospitalia) per i viandanti medievali. La via Francigena attraversa proprio qui l’antica Strada Regina che scendeva verso il Po e raggiungeva Piacenza. Questo luogo dialoga con altre due strutture sulla via Francigena – Oratorio San Damiano e Chiesa di San Giacomo della Cerreta – che verranno aperte in queste Giornate.

La parrocchia ha una storia antica, le cui origini si collocano nei primi secoli dell’anno Mille. Il nome di San Leonardo si trova in un documento notarile del 20/1/1332. La chiesa medievale crollò a metà del Settecento e fu ricostruita in stile barocco integrando parti murarie della precedente.

L’attuale chiesa in tipico stile barocco è rialzata di circa mezzo metro rispetto alla precedente. L’orientamento nuovo pone la facciata a sud e il presbiterio a nord. La facciata è intonacata e suddivisa in due parti da un marcapiano, mentre la parte inferiore è suddivisa in 5 parti da paraste e decorata con statue di santi. Nella parte alta al centro si nota un ovale dipinto con una cornice di stucco. All’interno si trova un importante dipinto da poco restaurato: è la pala dell’altare maggiore raffigurante l’”Estasi di S. Leonardo Confessore con Trinità e Santi”, autografata F.B.I. (Francesco Bianchi) e datata 1756; da segnalare anche il magnifico organo Amati – Mentasti anch’esso appena restaurato e una statua della Madonna del Rosario.

Indirizzo: Via Nobili, 52 Linarolo. Orario Sabato: 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00); Domenica: 12:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Durata visita 45 minuti. Non è richiesta la prenotazione.

Castello di Montù Beccaria

Il Castello si trova nel borgo antico del piccolo paese di Montù Beccaria, una realtà incastonata tra le colline dell’Oltrepò Pavese, al confine con il piacentino. Il complesso è massiccio, vista l’originaria funzione difensiva, ma oggi domina la pianura grazie anche al bel giardino panoramico affacciato sull’orizzonte.

Non abbiamo notizie certe circa il periodo di costruzione del fortilizio; sappiamo però che già nel 1184 a Montù esisteva un castrum. Certo è che, a causa delle rivalità tra Milano, Pavia e Piacenza il castello sarebbe stato distrutto e ricostruito più volte nel corso del basso medioevo. Alla fine del 1500, pur essendo la residenza del feudatario, conservava ancora linee imponenti, ma già allora accanto all’edificio sorgeva un Oratorio dato poi in uso ai Barnabiti da Aureliano Beccaria dal 1589. Da quell’anno il Castello divenne convento dei Barnabiti, e subì profonde modifiche. Un altro momento importante fu l’arrivo dei napoleonici, che soppressero gli ordini religiosi e requisirono beni e strutture del castello-convento che fu poi venduto a Eugenio Vercesi nel 1809.

L’edificio si presenta come un’imponente struttura che domina il borgo; ciò che resta del “Castellazzo” sono le mura perimetrali e parte del complesso del convento e collegio dei padri Barnabiti. Corridoi voltati, refettorio e camere dei chierici sono stati riadattati nel tempo e abitati dalla famiglia Vercesi, da due secoli proprietaria della dimora. Scomparsa quasi completamente la chiesa ottagonale di Sant’Aureliano, di cui rimangono solo l’abside, ora “sala della musica”, e quattro superstiti colonne isolate che incorniciano una vista eccezionale sulle colline e i vigneti.

Indirizzo: Via Aureliano Beccaria 36, Montù Beccaria. Orario Sabato: 00:00 – 00:00 / 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00); Note: Turni ogni 20 minuti; max 20 persone per turno. Domenica: 10:00 – 12:30 / 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Note: Turni ogni 20 minuti; max 20 persone per turno. Durata visita: 40 minuti. LUOGO NON ACCESSIBILE: il percorso di visita non è fruibile a causa di barriere architettoniche che impediscono l’accesso al luogo. Non è richiesta la prenotazione.

Chiese gemelle e Teatro Dardano – Montù Beccaria

In mezzo alle colline dell’Oltrepò Pavese sorge il borgo di Montù Beccaria; la zona, tradizionalmente vocata alla produzione vitivinicola, conserva le caratteristiche di un’aera agricola, punteggiata di piccole comunità che custodiscono le vestigia del passato. Montù è facilmente raggiungibile dalle vicine Broni, Voghera, Stradella e Piacenza.

La visita si configura come un percorso tra la Chiesa di San Michele, conosciuta anche con l’appellativo di ‘Chiese gemelle’, e il Teatro Dardano, patrimonio della comunità di Montù. La Chiesa pare risalire al 1303, quando Manfredino Beccaria fece erigere un primo nucleo dell’edificio. Modificata nei secoli, in età moderna venne unita all’oratorio dei disciplinati, e questo spiega la presenza della doppia facciata. Il teatro Dardano, simbolo della ricchezza e della crescita culturale del paese nei primi del 1900, fu inaugurato nel 1902 con il Don Pasquale di Donizetti. Divenne poi cinema e continuò ad essere un punto di riferimento per la comunità; nel 1956 nel teatro venne accolto anche il futuro presidente Antonio Segni.

La Chiesa di San Michele, più bassa del piano strada, si presenta con una facciata doppia oggi adornata dal bellissimo portale opera dell’artista contemporaneo Sergio Alberti. Gli interni conservano volte e archi affrescati, con pregevoli dipinti e un altare barocco. Il Teatro Dardano, recuperato grazie alla volontà della comunità nel 2013, è un piccolo teatro in stile Liberty, espressione del desiderio del paese di avere un luogo in cui si fa cultura. Gli interni, molto eleganti, presentano una platea con sedute rosse, una galleria sospesa ed il soffitto finemente decorato ulteriormente impreziosito da un bel lampadario contemporaneo.

Indirizzo: Piazza Umberto I, Montù Beccaria. Orario Sabato: 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00); Note: Turni ogni 20 minuti; max 20 persone per turno. Domenica: 10:00 – 12:30 / 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Note: Turni ogni 20 minuti; max 20 persone per turno. La Chiesa sarà accessibile a partire dalle 10.45 di domenica mattina perchè alle 10.00 si celebra la funzione domenicale. Durata visita: 45 minuti. Non è richiesta la prenotazione.

Chiesa di Santi Giacomo e Filippo – Pavia

La Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo si trova nel cuore del centro storico di Pavia, in via Luigi Porta, a pochi passi da Strada Nuova e dalle principali sedi storiche dell’Università. Inserita nel complesso del CAR College – Collegio Cardinale Agostino Riboldi, costituisce uno dei più importanti esempi di architettura religiosa della Controriforma presenti in città.

Le origini della chiesa risalgono al Medioevo: una prima parrocchiale dedicata ai santi Giacomo e Filippo è documentata nel 1232. Dopo il Concilio di Trento fu unita a San Colombano Maggiore e nel 1610 la parrocchia venne soppressa. Nel 1619 il complesso fu affidato ai Chierici Regolari di Santa Maria Assunta e San Siro, che avviarono la ricostruzione della chiesa nel 1626 su progetto oggi attribuito a Francesco Maria Richini, tra i principali architetti del barocco lombardo. Passata poi ai Lazzaristi e agli Stimmatini, conobbe un lungo periodo di abbandono. Un restauro nei primi anni Duemila l’ha recuperata come auditorium, integrato nel complesso dell’ex collegio oggi sede del CAR College.

La chiesa è uno dei migliori esempi dell’architettura della Controriforma a Pavia. La facciata presenta un elegante contrasto cromatico tra l’intonaco giallo e gli elementi decorativi in cotto rosso. È articolata su due ordini separati da fasce marcapiano, con lesene e colonne corinzie, nicchie decorative e un timpano concluso da un cartiglio marmoreo. Sul lato sinistro si innalza il campanile. L’interno è costituito da un’unica ampia navata, soluzione tipica delle chiese post-tridentine, studiata per favorire la partecipazione dei fedeli e garantire una piena visibilità dell’altare durante le celebrazioni. L’ambiente è riccamente decorato con stucchi, marmi policromi, colonne tortili, capitelli ornati da teste di cherubini e altari impreziositi da statue. Di particolare valore è anche il patrimonio artistico conservato nella chiesa, che comprende: la pala dell’Assunzione della Vergine di Giovanni Stefano Danedi, detto il Montalto; l’Annunciazione; l’Adorazione dei Magi, attribuita a Pietro Micheli; la Predica di san Vincenzo de’ Paoli, dello stesso Micheli; una preziosa tavola della fine del Quattrocento raffigurante la Madonna della Misericordia con i confratelli, appartenente alla scuola pavese.

Indirizzo: Via Luigi Porta, 12, Pavia. Orario Sabato: 00:00 – 00:00 / 14:00 – 18:00; Domenica: 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00). Durata visita: 35 minuti. LUOGO NON ACCESSIBILE: il percorso di visita non è fruibile a causa di barriere architettoniche che impediscono l’accesso al luogo. Non è richiesta la prenotazione.

Villa Marabelli – Pavia

Villa Marabelli sorge a Pavia, lungo viale Nazario Sauro, sul tracciato delle antiche mura spagnole dell’ex Circonvallazione Interna. Sul retro della proprietà scorreva la roggia Carona, interrata nel 1935. L’originario muro di cinta, ancora in parte conservato, delimitava il confine con la vicina Villa Necchi, demolita nel secondo dopoguerra. La posizione della villa testimonia la trasformazione urbana dell’area tra la città storica e le espansioni del Novecento.

Villa Marabelli fu costruita nel 1923 dai coniugi Alfonso Marabelli (1878-1937), scultore, e Carolina “Lina” Sannazzaro (1878-1962), pittrice, entrambi artisti affermati nel panorama lombardo. La villa nacque come abitazione e atelier, progettata per soddisfare le esigenze creative dei due proprietari. Dopo la chiusura della Civica Scuola di Pittura di Pavia nel 1934, Marabelli dispose che la casa fosse destinata al Comune come sede di una scuola d’arte. Il lascito, perfezionato da Lina Sannazzaro nel 1955 e divenuto effettivo nel 1962, consentì il recupero dell’edificio dopo anni di abbandono. Restaurata nel 1974, la villa ospitò una scuola d’arte e, dal 1985, è sede dell’associazione Ar.Vi.Ma., che ne promuove la tutela e la valorizzazione.

La villa rappresenta un raro esempio di abitazione progettata intorno all’attività artistica dei proprietari. Fin dall’origine gli spazi furono concepiti come distinti dall’abitazione: gli studi erano accessibili direttamente dal cortile, a sottolinearne l’autonomia funzionale. Lo studio di Lina Sannazzaro era illuminato da un lucernario zenitale, ideale per la pittura, mentre quello di Alfonso Marabelli si sviluppava in altezza per consentire la realizzazione di sculture monumentali. Le planimetrie conservate presso l’Archivio Civico testimoniano numerose modifiche progettuali e successive trasformazioni: la rimozione della scala che collegava i due studi, la realizzazione di nuovi collegamenti con la casa, la trasformazione di alcuni ambienti in servizi per la futura scuola d’arte e la diversa configurazione del piano superiore, dove l’attuale terrazza era inizialmente prevista come saletta chiusa. L’edificio conserva inoltre tracce del muro di cinta originario e costituisce una significativa testimonianza dell’architettura residenziale destinata alla produzione artistica del primo Novecento.

Indirizzo: Viale Nazario Sauro, 5, Pavia. Orario Sabato: 00:00 – 00:00 / 14:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00); Domenica: 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00). Durata visita: 35 minuti. Non è richiesta la prenotazione.

San Damiano: Oratorio dei Templari – Valle Salimbene

L’oratorio fa parte di un complesso rurale, Commenda dei Templari, situato sulla 42a tappa della Via Francigena in località Motta San Damiano, nel comune di Valle Salimbene a pochi chilometri da Pavia. Il Bene prende il nome dal Vescovo Damiano vissuto tra e VII e l’VIII secolo. E’ una delle tre aperture poste sulla Via Francigena – insieme alla chiesa di San Leonardo Confessore e alla Chiesa di San Giacomo della Cerreta – che verranno aperte durante le Giornate.

L’oratorio romanico di San Damiano, un tempo legato ai Cavalieri Templari, sorse intorno alla metà del XII secolo. L’area venne governata autonomamente fino a quando nel 1800 la Commenda venne soppressa dai francesi e i beni messi all’incanto. Nel 1802 divenne proprietà privata. Lo scopo principale dell’edificio era di dare alloggio ai pellegrini, di curare i malati e di sostenere le spese della guerra in Terra Santa. Le città (come la vicina Pavia) chiudevano le porte a sera e quindi erano necessarie strutture nel circondario che accogliessero i pellegrini.

L’oratorio è costruito su un rialzo del terreno; si accede da una scala in beola che salva la chiesa dalle esondazioni (ci troviamo vicino al corso del Po). La pianta è rettangolare, disposta con l’asse parallelo alla strada, e si conclude con un’abside semicircolare. La facciata è rivolta a ovest, mentre l’abside fu inglobata nel 1816 all’interno del granaio. L’edificio è in stile romanico lombardo e ha la facciata a capanna; dalla base partono sottili lesene collegate da una cornice ad archetti pensili. Il portale ha un arco in cotto e stipiti romanici in pietra con decori di tralci, palmette e intrecci. Sopra l’ingresso della chiesa si trova una finestra sagomata settecentesca. Nella parte alta della facciata un’apertura a croce ricorda l’appartenenza all’Ordine dei Templari; ai lati compaiono due piccoli oculi tamponati. Sui lati della navata si aprono monofore incorniciate da archi in cotto e finestre sagomate aperte in epoca settecentesca. L’interno della chiesa è intonacato ad eccezione dell’abside, dove vi sono nicchie utilizzate per riporvi gli oggetti sacri. L’altare, in marmo nero con intarsi di marmi policromi, risale al XVIII secolo.

Indirizzo: Via Valle – Cascina San Damiano, Valle Salimbene. Orario Sabato: 14:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00); Domenica: 12:00 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Note per la visita: Percorrendo la via Valle bisogna tenere come riferimento la fermata del bus accanto alla Cascina San Damiano; nella vicina via I° Maggio si trova un ampio parcheggio. Durata visita: 45 minuti. LUOGO NON ACCESSIBILE: il percorso di visita non è fruibile a causa di barriere architettoniche che impediscono l’accesso al luogo. Non è richiesta la prenotazione.

Chiesa di San Carlo, Parrocchia Ortodossa – Vigevano

Situata nel cuore del centro storico di Vigevano, lungo via Boldrini 3 a breve distanza da Piazza Ducale, la chiesa di San Carlo si inserisce nel fitto tessuto edilizio della città antica. La severa facciata in mattoni a vista, affacciata su un piccolo slargo, costituisce una presenza monumentale ma raccolta, coerente con il carattere delle vie circostanti.

La chiesa nacque per iniziativa della Congregazione di San Carlo, fondata nel 1710, nel primo centenario della canonizzazione del santo. Avviata nel 1724 e conclusa nel 1736, è attribuita all’architetto romano Giovanni Ruggeri. Soppressa nel 1802 in età napoleonica, venne adibita a ospedale militare e privata di parte degli arredi, compreso il coro ligneo. Riconsacrata r toaperta al culto nel 1841, fu successivamente restaurata e decorata da Giovan Battista Garberini. Dal 2023 è concessa alla comunità cristiano-ortodossa della ” Protezione della Madre di Dio”

La chiesa presenta una severa facciata in mattoni a vista, scandita da paraste e articolata in due ordini; il progetto originario prevedeva due campanili gemelli, rimasti incompiuti. L’interno , ampio e luminoso, è costituito da un’aula unica con quattro altari laterali, profondo coro e abside poligonale, coperta da una caratteristica volta a ombrello. Di particolare interesse sono i capitelli a volute invertite che segnano l’accesso a coro. Alla sobria architettura settecentesca si sovrappone la ricca decorazione pittorica di Giovan Battista Garberini. All’artista appartengono la pale dell’altare maggiore con la GLORIA DI SAN CARLO BORROMEO e la pala dedicata a San Luigi Gonzaga, probabilmente riferibile a una fase giovanile. Nel 1893, ormai al termine della sua lunga attività, Garberini realizzò inoltre i grandi dipinti murali con le STORIE DELLA VITA DI SAN CARLO, tra cui “San Carlo comunica San Luigi Gonzaga e San Carlo visita la Diocesi di Vigevano. Le ampie composizioni coniugano solida impostazione accademica, vivace cromatismo e attenzione alla caratterizzazione delle figure, costituendo una significativa testimonianza dell’ultima stagione del pittore vigevanese.

Indirizzo: Via Boldrini, 6, Vigevano. Orario: Domenica: 12:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Note: turni di visita ogni 45 minuti
Note per la visita: Il sito si trova in Zona Pedonale. Durata visita: 45 minuti. Non è richiesta la prenotazione.