Cronaca giudiziaria

Stupro nel condominio: trentenne condannato a 5 anni di reclusione

Aggredita in casa una studentessa universitaria dopo l'uscita del convivente

Stupro nel condominio: trentenne condannato a 5 anni di reclusione

Il giudice Pietro Balduzzi ha condannato a 5 anni di reclusione un trentenne accusato di violenza sessuale nei confronti di una studentessa residente nel suo stesso stabile a Pavia. La sentenza è stata emessa martedì 19 maggio 2026 con rito abbreviato, una procedura che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il magistrato ha inoltre stabilito una provvisionale di 25mila euro come anticipo sul risarcimento totale a favore della parte offesa, costituitasi parte civile.

La dinamica dell’aggressione nell’ottobre 2025

I fatti risalgono alla mattina del 6 ottobre 2025, poco prima delle ore 9. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il trentenne ha atteso l’uscita del fidanzato della vittima prima di agire. Pochi giorni prima, il condannato era già stato notato mentre spiava la coppia dalla finestra del bagno. Con il pretesto di chiedere del latte per la colazione, ha suonato al campanello dell’abitazione della ragazza; non appena quest’ultima ha aperto la porta, il vicino ha sfruttato il varco per introdursi e bloccarla alle spalle.

I soccorsi e la cattura del responsabile

La giovane non ha potuto opporre resistenza, nonostante i tentativi di gridare e di raggiungere il telefono per allertare la madre. Soltanto dopo l’allontanamento del vicino, la studentessa è riuscita a contattare il 112. Gli agenti della Squadra Volante hanno bloccato il trentenne nei pressi del palazzo poco dopo la segnalazione. La vittima lo ha identificato immediatamente e la Procura ha successivamente disposto gli esami genetici a supporto del quadro probatorio.

Nei giorni successivi all’arresto, il trentenne ha confessato il reato davanti al giudice Pasquale Villani. Quest’ultimo ha ordinato la custodia cautelare in carcere presso la struttura di Torre del Gallo, dove il detenuto si trova tuttora. La Procura ha avanzato richiesta di giudizio immediato, poi convertito in rito abbreviato su istanza del legale della difesa, il quale ha consentito la definizione del processo sulla base degli atti d’indagine, senza il dibattimento e l’audizione di testimoni.

Le dichiarazioni della difesa

Il legale dell’imputato, Massimiliano Noscardi, ha confermato la linea della difesa legata al comportamento processuale del proprio assistito, sottolineando l’assenza di precedenti penali specifici e la richiesta di scuse formulata in aula.

L’avvocato ha dichiarato alla Provincia Pavese che la decisione del giudice teneva anche conto del fatto che il suo assistito fosse (o era) del tutto nuovo a episodi di questo genere. Ha aggiunto che lui stesso aveva ammesso e si era scusato, mostrandosi pentito in aula, e che aspettavano che venissero depositate le motivazioni della sentenza per valutare un eventuale ricorso in appello.

La rinuncia all’appello comporterebbe per il reo un’ulteriore riduzione di un sesto della sanzione detentiva.