Santa Cristina e Bissone

Scoperti cadaveri di maiali in putrefazione all’esterno di un allevamento VIDEO

Anche le condizioni degli animali allevati all’interno dei capannoni mostrano una situazione igienica critica.

Pavese, 11 Settembre 2020 ore 11:05

Cadaveri di maiali all’esterno di un allevamento, scatta la denuncia. Dopo la diffusione delle immagini filmate da Essere Animali in un allevamento situato in provincia di Pavia, le autorità hanno intimato ai responsabili di provvedere immediatamente allo smaltimento delle carcasse tramite dittaautorizzata.

Carcasse di maiali abbandonate

È nel pavese l’allevamento di maiali denunciato da Essere Animali per la presenza di decine di carcasse abbandonate a cielo aperto all’esterno della struttura. Le immagini dello smaltimento abusivo, filmate dal team investigativo dell’organizzazione animalista e diffuse in un servizio andato in onda nell’edizione serale del Tg1 dello scorso 4 settembre, sono state consegnate alle autorità che sono prontamente intervenute per ripristinare la legalità.

Gli odori nauseabondi

Tutto è iniziato a metà agosto scorso, quando l’organizzazione Essere Animali ha ricevuto una segnalazione che lamentava odori nauseabondi nei pressi di un allevamento situato in provincia di Pavia, in agro di Santa Cristina e Bissone. Le successive ispezioni del team investigativo dell’organizzazione, effettuate in più giorni anche con l’utilizzo di un drone, hanno permesso di documentare decine di cadaveri abbandonati a cielo aperto in un cassone. Le carcasse, tra cui alcuni scheletri intatti di animali morti presumibilmente da mesi, sporgevano dal bordo del cassone, rilasciando i fluidi corporei del processo di decomposizione sul terreno circostante.

“Ringraziamo i Carabinieri Forestali e l’ATS di Pavia per l’intervento immediato, ora siamo in attesa di sapere quali sanzioni sono state comminate all’allevatore. Non è la prima volta che documentiamo l’abbandono di carcasse animali all’esterno degli allevamenti, un’operazione illegale, effettuata presumibilmente per risparmiare i costi dello smaltimento, ma che può provocare danni ambientali, compromettere la qualità dell’aria, inquinare le falde acquifere ma anche innescare zoonosi, le malattie infettive degli animali trasmissibili all’essere umano”, dichiara Simone Montuschi, presidente di Essere Animali.

Cosa dice la legge

Infatti, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1069/2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale, le carcasse non destinate al consumo umano sono considerate “sottoprodotti di origine animale”, devono essere conservate in idonee celle frigorifere e smaltite nel più breve tempo possibile tramite invio ad impianti di incenerimento o co-incenerimento.

Situazione igienica critica

Durante le ispezioni, il team investigativo di Essere Animali ha filmato anche le condizioni degli animali allevati all’interno dei capannoni. Le immagini, inedite e diffuse solo oggi, mostrano una situazione igienica critica all’interno dei recinti, con gli animali costretti a vivere tra sciami di insetti su pavimenti ricoperti di uno spesso strato di escrementi e urina.

Maiali senza coda

I maiali inoltre erano tutti mutilati della coda, una circostanza che conferma l’utilizzo nell’allevamento della procedura del taglio sistematico della coda, un’operazione illegale nell’Unione Europea, ma purtroppo ancora molto diffusa in Italia. Questa mutilazione, eseguita nella quasi totalità dei casi senza l’utilizzo di anestesia e analgesia su maiali di pochi giorni di vita, viene effettuata per limitare le morsicature fra gli animali i quali, stressati dal sistema intensivo di allevamento, tendono ad aggredirsi fra loro.

Per prevenire il cannibalismo andrebbero invece adottate una serie di misure, tra cui l’utilizzo di arricchimenti ambientali, ovvero materiali che consentono agli animali adeguate attività di esplorazione e manipolazione, ma anche garantite densità di allevamento ridotte e un ambiente pulito e asciutto, dove i maiali possano coricarsi senza imbrattarsi dei loro escrementi. Misure riportate anche nella Raccomandazione UE 2016/336 relativa all’applicazione della direttiva 2008/120/CE del Consiglio, che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini in relazione alle misure intese a ridurre la necessità del mozzamento della coda, ma in Italia non ancora attuate dalla quasi totalità degli allevamenti.

(Foto e video: Essere Animali)

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