CRONACA

Rivolta nel carcere di Pavia: celle incendiate e struttura invasa dal fumo

Protesta dei detenuti per condizioni igienico-sanitarie e carenze nell’assistenza medica. Sindacati: “Servono interventi urgenti”

Rivolta nel carcere di Pavia: celle incendiate e struttura invasa dal fumo

Rivolta nel carcere di Torre del Gallo a Pavia, dove alcuni detenuti hanno incendiato le celle. Alla base della protesta, condizioni igienico-sanitarie critiche, sovraffollamento e difficoltà nell’accesso alle cure mediche.

Rivolta nel carcere di Pavia

Momenti di forte tensione si sono registrati nella giornata di venerdì 27 marzo 2026 all’interno del carcere Torre del Gallo di Pavia, dove è scoppiata una rivolta che ha richiesto ore per essere contenuta.

Celle incendiate

Secondo le prime ricostruzioni diffuse dall’Ansa, alcuni detenuti avrebbero appiccato incendi all’interno delle celle, utilizzando oggetti imbevuti di olio. Le fiamme hanno rapidamente prodotto una densa coltre di fumo che si è propagata in gran parte della struttura, creando una situazione critica sia per i reclusi sia per il personale in servizio.

L’intervento della polizia penitenziaria si è protratto per diverse ore prima di riuscire a riportare la calma e ristabilire condizioni di sicurezza.

Le cause della protesta

Alla base della rivolta ci sarebbero problematiche già note e più volte segnalate dai detenuti. In particolare, la protesta sarebbe legata alle condizioni igienico-sanitarie ritenute inadeguate e alle difficoltà nell’accesso alle cure mediche.

Si tratta di criticità strutturali che, secondo diverse testimonianze, inciderebbero pesantemente sulla qualità della vita all’interno del carcere. Le verifiche sono tuttora in corso per chiarire con precisione la dinamica degli eventi e per quantificare i danni causati dagli incendi.

Il blitz di Ilaria Salis

La situazione del penitenziario pavese era già finita sotto osservazione nelle scorse settimane. L’eurodeputata Ilaria Salis, esponente di Alleanza Verdi-Sinistra, aveva effettuato un’ispezione a sorpresa all’interno della struttura.

Al termine della visita, durata circa due ore, aveva descritto un contesto “allarmante”: a fronte di una capienza regolamentare di 515 posti, il carcere ospiterebbe infatti 762 detenuti. Tra le criticità segnalate, anche condizioni igieniche precarie – con docce deteriorate dalla muffa – e una generale difficoltà nel garantire servizi essenziali e visite specialistiche.

Un altro nodo riguarda l’assistenza sanitaria. Durante il sopralluogo, Salis aveva riferito di turni di lavoro estremamente gravosi per il personale medico, con professionisti costretti a coprire anche 72 ore consecutive.

Le richieste dei sindacati

Dopo gli episodi di venerdì, i sindacati della polizia penitenziaria hanno chiesto interventi immediati. Al centro delle richieste, il miglioramento delle condizioni detentive e il rafforzamento delle misure di sicurezza per il personale.

La rivolta riaccende così i riflettori su una realtà già fragile, dove sovraffollamento, carenze strutturali e criticità sanitarie continuano a rappresentare un fattore di rischio concreto per la gestione quotidiana del carcere.