Cronaca
In tribunale

Rifiuta di indossare la pesante divisa aziendale per il caldo e viene licenziata, succede al San Matteo

La 62enne pavese ha fatto causa all'impresa dopo il licenziamento e ha ottenuto (in parte) ragione.

Rifiuta di indossare la pesante divisa aziendale per il caldo e viene licenziata, succede al San Matteo
Cronaca Pavia, 20 Luglio 2022 ore 11:44

L'addetta alle pulizie aveva con l'Ospedale San Matteo un contratto a tempo indeterminato, l'iter disciplinare era già stato attivato a seguito di una serie di comportamenti ritenuti dalla responsabile sintomo di insubordinazione.

Troppo caldo per lavorare con le divise

L'ondata di caldo affrontata da tutto il paese non accenna a placarsi e mette in crisi anche i lavoratori. Fa troppo caldo per lavorare con le divise aziendali. Ne sa qualcosa la 62enne pavese addetta alle pulizie del policlinico San Matteo di Pavia.

Il policlinico San Matteo di Pavia
Il policlinico San Matteo di Pavia

La donna aveva chiesto di poter indossare una maglietta più leggera anziché la casacca di cotone pesante e aveva ottenuto un rifiuto. Così ha indossato la casacca lasciandola sbottonata per sudare di meno. La sua responsabile se n'è accorta e l'ha fotografata.

Il licenziamento

Il giorno dopo, la lavoratrice è stata spinta dal caldo a lasciare la casacca a casa e vestirsi più leggera. È stata immediatamente licenziata a detta loro "per giusta causa". La lavoratrice però non è stata a guardare e si è ribellata a quella che riteneva essere un'ingiustizia.

Nella lettera di licenziamento, l’impresa ha motivato le decisione anche alle luce di come la donna si era comportata di fronte alla sua responsabile e per come aveva reagito al richiamo.

L'iter disciplinare era stato attivato dopo una serie di comportamenti che dimostravano la sua insubordinazione. I rapporti sono precipitati in due giorni, il 10 e l’11 giugno del 2022.

 Parola alla responsabile della donna

La responsabile ha ricostruito davanti al giudice l’episodio. Quel giorno ha sorpreso la 62enne all’interno di un magazzino, mentre prendeva l’attrezzatura da lavoro.

"Indossava una canottiera di colore blu e la casacca della divisa aziendale era totalmente sbottonata e allacciato in vita un ingombrante marsupio. Inoltre aveva la mascherina abbassata" ha dichiarato la superiore.

La responsabile ha spiegato al giudice che in quel modo l'operaia non poteva lavorare e quando glielo ha fatto notare lei ha risposto in modo aggressivo che sentiva caldo. Il giorno dopo la scena si è ripetuta, l'addetta non aveva con sè la divisa.

"Le ho detto di tornare a casa per recuperare la casacca, altrimenti l’avrei messa in ferie per un giorno. Poi è intervenuta un’altra collega e l’operaia le ha risposto in malo modo" continua la superiore.

Sono stati questi i due episodi per cui l’azienda ha deciso di licenziarla. Ma che considerazioni avrà fatto il giudice?

Il verdetto del giudice

L'addetta alle pulizie ha contestato il licenziamento in tribunale, ottenendo in parte ragione. Non ha riottenuto il suo posto di lavoro per il quale percepiva 540 euro al mese ma la giudice Federica Ferrari ha stabilito che il licenziamento è stato sproporzionato.

L’impresa è stata costretta dunque a pagare all’operaia una indennità di otto mensilità, per un totale di 4.300 euro.

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