Operazione Hydra, truffe a Stato e aziende per 7 milioni e mezzo di euro

Sgominata dalla Guardia di Finanza di Varese una rete di aziende e commercialisti autori di truffe ai danni di Inps e imprenditori per oltre 7 milioni di euro.

Operazione Hydra, truffe a Stato e aziende per 7 milioni e mezzo di euro
Oltrepò, 19 Marzo 2018 ore 16:59

Nove arresti, 123 indagati e 82 società coinvolte nell’organizzazione che truffava Inps, Stato e aziende sgominata dalla Guardia di Finanza di Varese con l’Operazione Hydra.

Operazione Hydra, truffa su scala nazionale

Ottantadue società coinvolte nella rete di truffe, prevalentemente con sedi a Milano e Varese, e commercialisti di tutt’Italia impegnati a frodare l’Inps e lo Stato. Il sistema funzionava così: si prendeva il controllo di aziende inattive o in fase fallimentare, acquistandone le quote o, a volte, con la connivenza dei proprietari. Una volta controllate, si procedeva alla fase di reclutamento dei falsi dipendenti, “pescati” dai margini della società, 92 in totale oggi indagati. Una volta che questi avevano maturato i requisiti, venivano licenziati e aiutati a richiedere i sussidi di disoccupazione. L’Inps versava i sussidi su carte ricaricabili, intestate al dipendente ma in realtà in mano ai truffatori. Il 30% andava poi al falso lavoratore, il resto nelle mani degli autori della truffa. Che poi, grazie ai commercialisti complici e autori, arrivavano a chiedere anche il conguaglio delle cifre l’anno successivo. Così, la rete criminale ha sottratto alle casse pubbliche almeno 913mila euro. Ma quella per frode all’Inps non è l’unica attività criminale del sodalizio, nel corso dei 2 anni e mezzo di indagine della Guardia di Finanza sono emerse truffe anche ad altre aziende e attività.

Nel mirino l’Inps ma anche le aziende

Acquisite le società “pulite”, facciata dell’organizzazione, le si svuotava di ogni bene sottraendolo quindi ai creditori. Inoltre, con queste si contattavano altri imprenditori dai quali si acquistavano materiali presto rivendibili sul mercato. Peccato che il pagamento avveniva con assegni bancari scoperti, bonifici garantiti da false fidejussioni o bonifici disposti e poi annullati. Entrati però in disponibilità della merce, questa veniva ceduta ad altre società dell’organizzazione criminale oppure rivenduta a terzi. Con aziende, come una di Treviso, truffata così per tre volte da tre diverse imprese del gruppo. Un “gioco” da 3 milioni di euro a danni degli imprenditori privati, inconsapevoli e truffati. Che si sommano ai 3milioni e 600 mila euro derivati da reati di bancarotta fraudolenta.

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