Si profilano sviluppi nelle indagini sul delitto di Garlasco, il dramma che il 13 agosto 2007 costò la vita a Chiara Poggi, 26 anni. Come emerso durante l’ultima puntata di Zona Bianca su Rete 4, ci sarebbero due nuovi testimoni che potrebbero fornire informazioni significative sugli eventi di quella mattina nella villetta di via Pascoli.

Le testimonianze, raccolte dagli investigatori, sono state definite “circostanziatissime” dall’inviato delle Iene, Alessandro De Giuseppe, che da anni segue il caso. Secondo quanto riferito, una persona ha visto un’altra figura in un luogo in cui non avrebbe dovuto trovarsi, mentre un secondo testimone ha confermato la presenza di un’altra persona in un contesto inconsueto, con dettagli che sembrerebbero coincidere anche con dichiarazioni precedenti.
Questi nuovi elementi emergono mentre la Procura di Pavia ha riaperto le indagini a partire da marzo 2025, iscrivendo nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, con l’ipotesi di concorso in omicidio.
Conferme a testimonianze precedenti
Uno dei due nuovi testimoni avrebbe visto una scena simile a quella descritta da Marco Demontis Muschitta, operaio di Garlasco, ascoltato il 27 settembre 2007. Muschitta riferì di aver visto, quella mattina, “una bicicletta che andava a zig-zag con in sella una ragazza bionda con un’asta di metallo in mano”.
Questa testimonianza, pur ritrattata poco dopo, trova oggi un riscontro parziale nella nuova dichiarazione. De Giuseppe ha precisato che le persone che hanno fornito i nuovi racconti non sono indagate, ma sono state ascoltate come persone informate sui fatti.
Analisi tecniche e dinamica dell’omicidio
Parallelamente, il consulente tecnico balistico Enrico Manieri ha analizzato le tracce ematiche presenti sul telefono di casa Poggi, concentrandosi in particolare sulla macchia sotto la cornetta. Secondo l’esperto, la posizione della macchia suggerirebbe che Chiara Poggi non abbia spostato il dispositivo dopo essere stata colpita.
Due ipotesi possibili emergono: o la cornetta è stata spostata volontariamente dall’assassino, o il contatto è avvenuto nel trascinare il corpo, indicando la possibile presenza di più persone durante l’azione criminosa.
Il caso Stasi
Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, si è sempre professato innocente. De Giuseppe ha riportato che all’epoca degli accertamenti sul DNA, comparvero tracce ritenute decisive, ma alcune circostanze hanno fatto discutere gli investigatori. L’inviato delle Iene ha sottolineato che alcune evidenze suggeriscono l’esistenza di più soggetti coinvolti sulla scena, senza trarre conclusioni definitive.

La vicenda resta sotto attenta osservazione della Procura, con l’obiettivo di chiarire la dinamica del delitto e verificare eventuali responsabilità aggiuntive. I nuovi testimoni e le analisi tecniche rappresentano elementi che potrebbero contribuire a far luce su una delle vicende di cronaca giudiziaria più seguite in Italia.