Le analisi confermano che madre e figlia sono morte per avvelenamento da ricina, spingendo la Procura a indagare sul duplice omicidio premeditato. Al centro degli accertamenti c’è lo smartphone della figlia superstite, di cui verranno analizzate chat, ricerche web e sospetti appunti sui pasti familiari.
Madre e figlia morte avvelenate, c’è la conferma
Non è stata una tragica fatalità, ma una letale intossicazione acuta. I sospetti che aleggiavano sulla morte di Antonella Di Ielsi e della giovane figlia Sara Di Vita hanno trovato una conferma scientifica definitiva: sono state uccise dalla ricina. La relazione del centro antiveleni dell’IRCSS Maugeri di Pavia, firmata dal professor Locatelli e consegnata alla Procura di Larino (CB), parla chiaro. I campioni ematici prelevati durante le autopsie mostrano concentrazioni del tossico compatibili con un quadro clinico fulminante. Ora, con la certezza del veleno, l’inchiesta cambia passo e si concentra sul “come” e “da chi” sia stata somministrata la sostanza.
Il cellulare della figlia
Il punto di svolta delle indagini ruota attorno a un oggetto tecnologico: l’iPhone di Alice, la figlia maggiorenne di Antonella, l’unica a non aver consumato quella cena fatale a Pietracatella perché fuori con amici. Gli inquirenti hanno disposto un accertamento tecnico irripetibile sul dispositivo, analizzando il periodo compreso tra il 1° dicembre 2025 e il 13 aprile 2026.
La Polizia giudiziaria passerà al setaccio non solo le conversazioni su WhatsApp e i social, ma soprattutto la cronologia delle ricerche su Internet. L’obiettivo è capire se qualcuno abbia cercato informazioni sulla ricina, sulle sue modalità di impiego o sui sintomi che provoca. Ogni traccia digitale potrebbe essere il tassello mancante per ricostruire il mosaico della tragedia.
Il mistero del diario alimentare
Un dettaglio singolare emerso dalle indagini riguarda alcune note trovate sul cellulare della ragazza: appunti meticolosi sui pasti consumati dalla famiglia durante le festività natalizie, tra il 22 e il 25 dicembre 2026. Perché Alice registrava cosa mangiassero la madre e la sorella mesi prima del decesso? La procuratrice Elvira Antonelli intende fare luce su questo aspetto e sulla natura dei rapporti interni al nucleo familiare. Le chat con i genitori e la sorella minore verranno analizzate per verificare se vi fossero tensioni pregresse o avvisaglie di quanto accaduto nelle ore precedenti la morte.
I binari investigativi
L’inchiesta si muove attualmente su due fronti paralleli ma distinti:
- Omicidio colposo: vede indagati cinque medici, un atto dovuto per accertare se vi siano state negligenze nelle cure prestate alle due donne prima del decesso.
- Duplice omicidio premeditato: un fascicolo che, al momento, resta contro ignoti, ma che ipotizza un disegno criminale lucido e atroce basato sull’avvelenamento sistematico.
La difesa: “Caso troppo complesso”
Mentre la Procura procede con l’estrazione dei dati digitali, la difesa di Gianni Di Vita (marito e padre delle vittime) ostenta sicurezza. Il nuovo legale, Vittorino Facciolla — subentrato ad Arturo Messere dopo la sua rinuncia all’incarico — ha respinto con forza l’idea di un coinvolgimento della figlia Alice.
“Stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa gestire un’operazione che neanche il Mossad saprebbe orchestrare”, ha dichiarato l’avvocato, sottolineando come la famiglia sia pronta a mettere a disposizione ogni altro dispositivo elettronico per fare chiarezza.
La sfida per gli investigatori resta ora quella di risalire alla fonte del veleno: senza l’individuazione della provenienza della ricina, l’attribuzione di una responsabilità specifica rimane un enigma di difficile soluzione. I risultati definitivi del laboratorio digitale sono attesi entro 60 giorni.