Valentina Sarto, 41 anni, è stata uccisa con 19 coltellate dal marito a Bergamo; il funerale si è svolto ieri e la sepoltura avverrà a Vellezzo Bellini, in provincia di Pavia. Il marito è in carcere con l’accusa di femminicidio, mentre la comunità pavese piange questa tragedia.
L’ultimo saluto a Valentina Sarto
Ieri, martedì 24 marzo 2026, si è svolto il funerale di Valentina Sarto (foto di copertina), la donna di 41 anni brutalmente uccisa con 19 coltellate dal marito nella loro abitazione di via Pescaria a Bergamo. La cerimonia si è tenuta nella chiesa parrocchiale di Borgo Santa Caterina, alla presenza di numerosi amici, familiari e conoscenti, che hanno voluto rendere omaggio all’ultima memoria di Valentina. La messa è stata celebrata dal parroco monsignor Pasquale Pezzoli insieme a don Giampaolo Tironi, parroco di Valtesse San Colombano.
Sepoltura a Vellezzo Bellini
Il corpo di Valentina sarà sepolto in provincia di Pavia, a Vellezzo Bellini, piccolo comune dove risiede la madre della donna, Lia Ventura. Questo legame con la provincia pavese ha reso ancora più sentito il dolore nella comunità locale, che si stringe attorno alla famiglia in questo momento di grande sofferenza.
Marito in carcere
Nel frattempo la gip Federica Gaudino del Tribunale di Bergamo ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Dongellini, 49 anni, con l’accusa di femminicidio. L’uomo, ricoverato nuovamente all’ospedale Papa Giovanni XXIII per precauzione dopo diversi tentativi di suicidio, ha dichiarato durante l’interrogatorio di non aver avuto intenzione di uccidere la moglie, affermando che entrambi avrebbero impugnato un coltello quella mattina e che lui le avrebbe inferto solo due coltellate al collo.
L’autopsia
Tuttavia, l’autopsia ha rivelato una realtà ben diversa: Valentina è stata colpita da 19 coltellate, inferte mentre si trovava di spalle, con ferite alla schiena e al collo. La gip Gaudino ha definito la versione di Dongellini “inverosimile”, smentita dai fatti e dalle numerose testimonianze raccolte durante le indagini.
Inoltre, i segni riscontrati sul corpo del 49enne sono stati giudicati “assolutamente compatibili” con un tentativo di difesa da parte della vittima, confermando così la dinamica di un’aggressione violenta e unilaterale.
Il cordoglio della provincia di Pavia
La provincia di Pavia, e in particolare la comunità di Vellezzo Bellini, si trova ora a fare i conti con una tragedia che ha colpito profondamente una famiglia locale. La madre in uno struggente post su Facebook ha voluto ricordare la sua amata figlia:

“Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente ma io ti terrò sempre dentro il mio cuore”.
Cordoglio anche dal Comune di Vellezzo Bellini tramite un post firmato dal sindaco Graziano Boriotti:
“Alla madre Lia, al fratello Luca e a tutti i loro cari, desidero rivolgere, a nome mio personale e dell’Amministrazione Comunale, le più sentite condoglianze, con la consapevolezza che nessuna parola è in grado di lenire un dolore di tale portata.
La morte di Valentina si inserisce, con tutto il suo peso, nell’atroce fenomeno del femminicidio, che continua a colpire con una frequenza e con modalità che non possiamo, e non dobbiamo, accettare come inevitabile. Ogni volta che una donna perde la vita per mano di chi avrebbe dovuto amarla e rispettarla, l’intera società è chiamata a interrogarsi e a rinnovare il proprio impegno nelle istituzioni, nelle famiglie, nelle scuole e nelle relazioni quotidiane, affinché questi fatti drammatici non diventino una terribile abitudine. La violenza di genere non è una questione privata: è una questione civile, che riguarda ognuno di noi e alla quale ciascuno di noi è chiamato a rispondere con scelte concrete, con il coraggio di non tacere, con la capacità di riconoscere i segnali e di agire prima che sia troppo tardi.
Stavolta il dolore, spesso solo chiacchierato nelle trasmissioni televisive, ha nomi a noi vicini, che qualcuno del nostro paese conosce bene, ha volti che appartengono anche alla nostra storia di comunità. Questo ci impone una riflessione, se possibile, ancora più profonda e personale”.
