Importazioni riso: agricoltori in piazza contro invasione asiatica

Pavia è la prima provincia risicola d’Europa, con circa 80mila ettari coltivati a risaia e 1.500 aziende agricole attive nel settore.

Importazioni riso: agricoltori in piazza contro invasione asiatica
Pavia, 19 Novembre 2018 ore 11:44

Importazioni riso: agricoltori in piazza contro invasione asiatica. "Basta concorrenza sleale".

Importazioni riso: agricoltori in piazza

Fermare immediatamente le agevolazioni concesse alle esportazioni di riso in Europa dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myanmar) per le violazioni dei diritti umani ed addirittura l’accusa di “genocidio intenzionale” per i crimini commessi contro la minoranza dei Rohingya.” E’ quanto chiedono gli agricoltori della Coldiretti che hanno organizzato un blitz nel cuore della risicoltura italiana a Vercelli alla vigilia del Consiglio dei Ministri Ue dell’Agricoltura. Alla manifestazione ha partecipato anche una numerosa delegazione di Coldiretti Pavia, guidata dal Presidente Stefano Greppi e dal Direttore Rodolfo Mazzucotelli: Pavia, infatti, è la prima provincia risicola d’Europa, con circa 80mila ettari coltivati a risaia e 1.500 aziende agricole attive nel settore.

"Basta concorrenza sleale"

Tra gli slogan di circa un migliaio di manifestanti presenti ieri mattina, domenica 18 novembre, con bandiere e cartelli “Basta concorrenza sleale”, “Dobbiamo produrre tre chili di risone per comperare un caffe’”, “Fermiamo lo sfruttamento a tavola”, “Stop al riso sporco di sangue” ma anche “Dal nostro riso lavoro, ambiente e salute” e "#sosrisoitaliano". Nonostante le accuse di sfruttamento del lavoro anche minorile i due Paesi asiatici godono tuttora – denuncia Coldiretti Pavia – da parte dell’Unione Europea del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi). Il risultato – precisa Coldiretti Pavia – è che il regime preferenziale di scambi ha consentito di far crescere vertiginosamente le esportazioni di riso verso l'Ue (da circa 9mila tonnellate del 2012 a 360mila nel 2017) e fatto crollare le quotazioni della produzione nazionale che sono scese del 40% negli ultimi 2 anni.

Italia primo produttore di riso

Ora finalmente – continua Coldiretti Pavia - la Commissione Europea ha riconosciuto il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso e le violazioni dei diritti umani che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero nel documento elaborato per la valutazione di medio termine del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG). Si tratta infatti – spiega Coldiretti Pavia – di una invasione di prodotto che fa concorrenza sleale al Made in Italy e alimenta una crisi drammatica, che mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia – rileva la Coldiretti – è il primo produttore di riso con 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 234.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica.

Protezione tariffaria

E’ quindi necessario procedere al ripristino della protezione tariffaria per i tre anni previsti dalla normativa comunitaria. La decisione finale dell’Unione Europea – continua Coldiretti Pavia - dovrà però essere presa nei prossimi giorni a Bruxelles dove lunedì 19 novembre si terrà il Consiglio Agricoltura dell’UE per il possibile voto tra il 4 e il 5 dicembre da parte del comitato tecnico “Sistema di preferenze generalizzato” sulla proposta della Commissione di applicazione dei dazi. "Non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale”, afferma Roberto Moncalvo della giunta nazionale Coldiretti e vicepresidente degli agricoltori europei (Copa Cogeca) che guiderà la delegazione delle organizzazioni di agricoltori di Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia nella capitale belga nel confronto con Ministri e parlamentari europei. E’ invece necessario – conclude Moncalvo - che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”.

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