Il delitto di Garlasco e il singolare caso del dna rubato

"Rubato" a un amico del fratello di Chiara dai detective di Stasi... secondo i pm "lecitamente".

Il delitto di Garlasco e il singolare caso del dna rubato
Lomellina, 30 Dicembre 2019 ore 10:29

Nel 2015 Alberto Stasi viene condannato in via definitiva a 16 anni per l’assassinio il 13 agosto 2007 della fidanzata Chiara Poggi a Garlasco. Una vicenda di cronaca che rimane ancor oggi nell’immaginario collettivo.

Il caso del dna rubato

E che ha continuato ad evolversi, seppur dietro le quinte, fino ad oggi. Soprattutto perché la difesa di Stasi, per cercare di scagionarlo, ha vagliato anche altri possibili filoni, mettendo in particolare sotto la lente un amico del fratello di Chiara, Andrea Sempio: detective privati ingaggiati per effettuare comparazioni con materiale genetico finito nell’indagine, sono riusciti addirittura a carpire il dna della “preda”, che poi è stata giudicata estranea al delitto dai magistrati pavesi.

Delitto Garlasco, vicenda infinita

Ma a quel punto, le parti si sono invertite, perché Sempio ha querelato il team di difensori di Stasi sostenendo che il dna era stato illecitamente “rubato” da un detective impossessandosi del cucchiaino da caffè da lui usato in un locale pubblico. La vicenda è in sospeso: deciderà il gip, ma i pm sono propensi a dar ragione alla difesa di Stasi. Gli investigatori avrebbero infatti agito “per le sole finalità connesse all’investigazione difensiva e per il tempo strettamente necessario”, una sorta di “furto giustificato”, insomma. Si vedrà.

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