Sentenza sospesa

Il Consiglio di Stato sconfessa il Tar e riabilita l’accordo fra Diasorin e San Matteo sui test sierologici

Sì (per ora) al contratto fra la multinazionale farmaceutica e l'istituto di ricerca: ci sono questioni da approfondire.

Il Consiglio di Stato sconfessa il Tar e riabilita l’accordo fra Diasorin e San Matteo sui test sierologici
Pavia, 17 Luglio 2020 ore 16:16

Caso Diasorin-San Matteo, interviene il Consiglio di Stato. A giugno il Tar aveva deciso l’annullamento del contratto siglato nel cuore dell’emergenza Covid fra l’azienda farmaceutica e la IRCSS pavese per lo studio e lo sviluppo dei test sierologici, ritenendo che si era leso il principio di concorrenza per l’assenza di un bando pubblico. Ieri il Consiglio di Stato ha sospeso il provvedimento e l’invio delle carte alla Corte dei Conti.

Caso Diasorin-San Matteo, cos’era successo

Violata la concorrenza, possibile danno erariale e assenza di bandi pubblici. La decisione del Tar dell’8 giugno sull’accordo Diasorin-San Matteo di Pavia dopo il ricorso dell’azienda Technogenetics aveva fatto alzare un nuovo, ennesimo, polverone in Lombardia. Il contratto, firmato dal professor Fausto Baldanti (all’epoca anche membro di vari gruppi di lavoro e task force attivati per far fronte all’emergenza coronavirus), prevedeva non solo la validazione dei test sviluppati da Diasorin ma anche la loro realizzazione con anche il riconoscimento dell’1% dei proventi dalle vendite fuori dalla Lombardia alla fondazione sanitaria pavese.

Secondo il Tribunale Amministrativo che aveva accolto il ricorso e annullato il contratto, “mediante l’accordo il Policlinico ha consentito a un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura a evidenza pubblica, ancorché non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell’esclusiva disponibilità e commerciabilità dell’operatore stesso”.

Il Consiglio di Stato ferma tutto

Ora la decisione del Consiglio di Stato, cui Diasorin aveva fatto ricorso, per la sospensione degli effetti della sentenza del Tar. Nella sua ordinanza il Consiglio ha infatti rilevato la presenza di questioni che vanno ancora approfondite. In particolare, si legge, si devono affrontare “da un lato la difficile coniugabilità del principio di concorrenzialità e del relativo corollario dell’evidenza pubblica, con le sperimentazioni e le validazioni condotte dall’Ircss su iniziativa del privato aventi ad oggetto ‘invenzioni’ suscettibili di tutela brevettuale e dall’altro i dubbi sull’esatta qualificazione giuridica dell’accordo”.

Il ruolo della Regione

La questione era subito diventata politica. Durante la fase più acuta dell’emergenza infatti la Regione aveva dapprima vietato ogni test sierologico sul proprio territorio in attesa dei risultati della sperimentazione dei test Diasorin al San Matteo. Conclusi questi positivamente, aveva deciso di non permettere l’esecuzione di nessun altro tipo di test, nemmeno di quelli già certificati e usati altrove anche in Italia. Decisioni della Regione e dichiarazioni di Attilio Fontana e Giulio Gallera (come quelle sulla “patente di immunità” grazie ai test, poi ritrattata), insieme alle notizie sui risultati della sperimentazione che in quei mesi fecero volare le azioni della multinazionale. Dopo il ricorso, la Regione era tornata sui suoi passi, aprendo un bando per la ricerca di nuovi test e poi decidendo di permetterli nei laboratori privati in base a certe metodologie di analisi. Insomma, seppur il caso Diasorin-San Matteo non vedeva direttamente coinvolta la Regione, atti e dichiarazioni avevano creato un legame difficile da non vedere.

Monti: “Ottima notizia, la ricerca pubblica italiana non può rimanere imbrigliata”

Per questo la sospensiva del Consiglio di Stato oggi fa festeggiare qualcuno nella maggioranza, come il presidente della Commissione Regionale Sanità Emanuele Monti che con un post su Facebook gioisce per la “ottima notizia dal Consiglio di Stato”. Una decisione, commenta, “che va nella direzione auspicata dall’Ircss San Matteo di Pavia che dopo la sentenza del Tar era stato costretto ad interrompere gli studi e le sperimentazioni avviati”. Secondo Monti poi, il test Diasorin-San Matteo “aveva uno scopo preciso: individuare i soggetti più adatti per il plasma iperimmune“. Scopo di cui nelle dichiarazioni di Fontana e Gallera dalla notizia dell’avvio delle ricerche sui test sierologici non si fa mai menzione. Forse per cautela in attesa dell’inizio dello studio sulle trasfusioni di plasma dai pazienti Covid guariti. Cautela che evidentemente non aveva però impedito di annunciare inizialmente “patenti di immunità” pur in assenza di evidenze scientifiche.

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