DIECI INTENSI MESI

Garlasco, tutti gli “scoop” che abbiamo visto in questo 2025

Tutte le notizie clamorose uscite da marzo a oggi: testimoni, DNA, canali, dichiarazioni, santuari, intonaci, impronte, vacanze, rifiuti, macchie, sogni, mazzette e molto altro ancora

Garlasco, tutti gli “scoop” che abbiamo visto in questo 2025

Sembra già passato un secolo. Ma tutto ha inizio l’11 marzo 2025, quando un nuovo capitolo si apre nel caso di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua casa di Garlasco. A distanza di 18 anni dal delitto, un avviso di garanzia viene notificato ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, e già indagato in passato. Il giovane, 19enne all’epoca dei fatti, è accusato di omicidio, “in concorso con altri o con Alberto Stasi”, l’allora fidanzato di Chiara già condannato a 16 anni per il delitto. Sempio aveva già fatto parte delle indagini fin dai primi momenti dell’omicidio, ma la sua posizione era stata archiviata nel 2017.

“Le Iene” scovano un supertestimone

Il primo scoop lo mettono a segno pochi giorni dopo “Le Iene”: un nuovo testimone decide di parlare, rompendo un silenzio lungo 18 anni. Il supertestimone possiede informazioni sull’omicidio di Chiara Poggi da molto tempo, ma sostiene di non essere mai stato ascoltato: “Non c’era la volontà di farlo”, sostenendo di aver taciuto per paura di “finire nei guai”. L’uomo dichiara di aver avuto informazioni sul delitto sin dall’inizio, ma di non essere mai stato ascoltato dalle autorità. “Se mi sento più libero? Sì, dopo 18 anni mi sento meglio. Lo faccio solo per Chiara Poggi, degli altri non me ne frega niente”.

La testimonianza è stata acquisita dalla Procura, ma non sappiamo se è in che termini è stata utilizzata dagli inquirenti.

Alberto Stasi intervistato dalle Iene qualche anno fa

Dna “perfettamente compatibile” con Sempio

Una settimana dopo, siamo a inizio aprile, trapela la notizia di accertamenti sulle unghie della vittima, eseguiti dai consulenti della Procura Carlo Previderè e Pierangela Grignani, riguardanti cinque differenti aplotipi Y (DNA), ovvero sequenze genetiche trasmissibili solo per via paterna, riconducibili ad altrettante linee maschili. Tra questi, uno viene definito “perfettamente compatibile” con il profilo genetico attribuito dalla difesa di Stasi ad Andrea Sempio.

L’emergere di questi elementi porta il giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, a disporre l’incidente probatorio e la consulenza terza della genetista Denise Albani, conclusosi il 18 dicembre scorso, che ha confermato una compatibilità in realtà statistica con la linea paterna di Sempio.

Andrea Sempio a Porta a Porta

Dal canale prosciugato a Tromello spunta un martello

E’ il 14 maggio quando si diffonde la notizia di ricerche nel canale di Tromello a 300 metri vicino a una casa disabitata della famiglia Cappa (quella delle cugine gemelle di Chiara Poggi), ricerche avviate grazie alla segnalazione di un testimone che, dopo anni di silenzio, avrebbe riferito di aver visto una ragazza lanciare un oggetto metallico la mattina del 13 agosto 2007, giorno del delitto. Tra i fanghi è stato rinvenuto un martello, attrezzo, la cui assenza era già stata denunciata dalla famiglia Poggi all’epoca dei fatti.

Canale a Tromello

Una pista che dopo il clamore mediatico, non ha avuto apparentemente sviluppi.

“Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”

Nelle stesse ore un altro clamoroso scoop.

“Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”.

Secondo il settimanale Giallo, sarebbe stata Paola Cappa, cugina della vittima e sorella gemella di Stefania a scrivere questo messaggio, inviato tramite WhatsApp a un amico, che risalirebbe a un periodo successivo all’inizio delle indagini contro Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, condannato a 16 anni di carcere ma ammesso al regime di semilibertà.

L’elemento non sembra esser stato finora giudicato rilevante.

La Finanza voleva controllare i conti della famiglia Cappa e del gip che archiviò Sempio, ma poi ha cambiato idea
Le gemelle Cappa

“Ho fatto una cosa bruttissima, inimmaginabile”

Una settimana dopo, il 21 maggio, si diffonde la notizia di alcuni foglietti scritti a penna e ritrovati nei sacchi della spazzatura accanto alla abitazione di Voghera di Andrea Sempio. Una delle frasi subito attira l’attenzione degli inquirenti:

“Ho fatto una cosa bruttissima, inimmaginabile”.

Ma anche in questo caso non è dato sapere se l’elemento abbia poi giocato un qualche ruolo nell’indagine.

La casa di Sempio a Voghera

La pista del santuario della Bozzola

Sono gli stessi giorni in cui parte un filone mediatico parallelo, che vede come epicentro il santuario della Bozzola, nel 2012 travolto da uno scandalo sessuale che travolse il rettore, ricattato. La teoria è che Chiara abbia scoperto qualcosa, forse a Garlasco o nella zona, poi s’è messa a fare approfondimenti, alla fine era pronta per denunciare e il delitto è arrivato proprio per evitarlo.

Nel giugno del 2007 Chiara comincia ad effettuare una serie di ricerche sul Web e a salvarle su una chiavetta usb e non sul suo computer: i file che vengono salvati sulla chiavetta hanno questi nomi PEDOFILIA, ANORESSIA, ABUSATI (sul tema minorenni abusati in contesti ecclesiastici negli Usa), COCAINA CATTIVA. Un lavoro meticoloso, in cui il risultato della ricerca viene suddiviso per argomenti. E’ stato ricostruito come Chiara lavorasse alla ricerca le sere, persino di venerdì, la mattina presto, persino in pausa pranzo.

Suggestioni o meno, connessioni col delitto o meno, di sicuro non sono invenzioni gli elementi che fanno concludere che a Chiara quegli argomenti scomodi e delicati stavano molto a cuore.

Santuario della Bozzola

Niente intonaco, niente fascette, niente sangue

E’ il 17 giugno 2025 quando si apre l’incidente probatorio in Questura a Milano.

Dopo un assedio mediatico durato ben nove ore salta fuori che manca l’intonaco della famosa impronta sul muro della cantina numero 33 attribuita dalla Procura a Sempio, ma soprattutto non ci sono neppure le “fascette paradesive” perché si scopre che al loro posto erano state utilizzate pellicole di acetilato che nel tempo si conservano molto più difficilmente e non è rimasto neppure sangue analizzabile per quanto riguarda l’impronta numero 10 lasciata sulla porta d’ingresso di casa Poggi.

Circo mediatico a Milano

Marco Poggi era davvero in Trentino?

A fine giugno, una testimonianza dell’albergatore di Falzes, riportata dal settimanale Giallo, mette in dubbio la presenza in montagna del fratello di Chiara Poggi e del suo amico Alessandro Biasibetti nel giorno del delitto di Garlasco. E’ la teoria del ritorno “di nascosto” dalle vacanze, ma non si capisce quale ruolo nell’omicidio vorrebbe attribuire al fratello .

I legali della famiglia Poggi, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, definiscono infondate le ricostruzioni diffuse:

“Non c’è limite alla fantasia, né alla volontà di vendere falsi scoop sulla pelle delle persone coinvolte”.

Marco Poggi in montagna

In casa solo Chiara e Stasi (secondo l’immondizia)

E’ il 26 giugno quando trapela una delle prime risultanze dell’incidente probatorio in corso: l’immondizia analizzata reca tracce genetiche solo della vittima e dell’allora fidanzato: chi si aspettava colpi di scena rimane a bocca asciutta.

Spazzatura casa Poggi

Il mistero della macchia di sangue sulla cornetta

Nello stesso giorno anche un altro scoop di Chi l’ha visto?: una macchia di sangue individuata sotto la cornetta del telefono fisso di casa Poggi, un apparecchio Sirio 187 Basic, nonostante quel telefono non abbia effettuato alcuna chiamata il giorno del delitto. La presenza della traccia ematica ha sollevato nuovi interrogativi: chi ha sollevato, e poi riagganciato, la cornetta insanguinata?

I consulenti della famiglia Poggi sostengono che quello schizzo sia possibilissimo sia arrivato sin lì. Non è dato sapere se le nuove analisi dei Ris hanno preso in considerazione il tema, finora poi più riaffiorato.

Telefono di casa Poggi

Difesa Poggi: “Impronta 33 non appartiene a Sempio”

Il 7 luglio, Dario Redaelli, criminalista ed esperto della Polizia di Stato in materia di investigazioni scientifiche, consulente tecnico della famiglia Poggi, intervistato dalla nostra redazione dichiara:

“Le 15 minuzie rilevate dalla Procura sull’impronta numero 33 non ci sono: intanto non sono 15, perché sono state prese in considerazione delle banali pieghe cutanee come se fossero tali… ma soprattutto, al contrario, sono state ignorate pieghe cutanee presenti sull’impronta di Sempio, che invece sulla 33 non ci sono affatto (e invece dovrebbero esserci, se la tesi della Procura fosse giusta)”.

L’impronta e la sua posizione sulle scale

L’impronta 33 (la famosa manata lasciata sul muro in cima alle scale della cantina) non è stata inserita nell’incidente probatorio. E in ogni caso un’impronta può collocare qualcuno sulla scena di un delitto, quindi può dire il dove, ma non può dire quando quella persona c’è stata. Se ne riparlerà eventualmente a processo se Sempio sarà rinviato a giudizio.

L’inutile caccia a “Ignoto 3”

Il 14 luglio trapela l’esito delle analisi genetiche effettuate dalla biologa forense Denise Albani, incaricata dalla giudice Daniela Garlaschelli nell’ambito dell’incidente probatorio.

DNA trovato nella bocca di Chiara Poggi sarebbe da attribuire a contaminazione: non venne usato un tampone sterile, ma una garza prelevata dalla sala autoptica, strumento potenzialmente già manipolato.

Parte però la caccia a un fantomatico “Ignoto 3“, una traccia inizialmente non attribuibile. La Procura acquisisce i registri scolastici dell’epoca per risalire agli ex compagni di Andrea Sempio, e ai professori.

Foto della classe di Sempio mostrata a Quarto Grado

La caccia si chiuderà solo il 18 agosto: la traccia era di un altro cadavere transitato nella medesima sala autoptica, “Ignoto 3” non esiste.

Il fantastico mondo dell’avvocato Lovati

E’ stato malgrado tutto uno degli attori protagonisti di questi mesi. Partito ancora con un minimo di serietà con la pur strampalata ipotesi di un “sicario” autore del delitto (su commissione), era poi trasceso nel campo onirico, su tutti col sogno sul DNA di Sempio nello yogurt, poi evaporato al risveglio delle analisi scientifiche.

Ma il clou l’ha toccato insieme a Fabrizio Corona con un’intervista (se così si può definire) surreale nella quale ne ha dette di ogni e che gli è costato il posto (sempre che non l’abbia fatto apposta).

Corona e Lovati

Se Garlasco è stato (ed è) anche un grande circo mediatico, in questo senso ci mancherà.

“Il supertestimone dello scontrino del parcheggio non esiste”

E’ stato uno dei tormentoni di questa nuova inchiesta su Garlasco e probabilmente ritornerà in auge a processo, se come probabile ci si andrà.  Eppure, a proposito del famoso scontrino del parcheggio di Vigevano da sempre visto come “alibi” per Sempio, la puntata di Quarta Repubblica andata in onda il 27 ottobre 2025 ha precisato che nessuno si sarebbe presentato dai carabinieri di Milano per dichiarare che lo scontrino non appartenesse a Sempio o a sua madre. Questo dopo che diversi media avevano parlato (già a ottobre) di un supertestimone, una persona vicina ad Andrea Sempio, che si sarebbe presentato spontaneamente ai Carabinieri di Milano Moscova per raccontare quello di cui era a conoscenza.

Il supertestimone dello scontrino resta uno dei punti meno chiari della vicenda.

Il controverso scontrino

Già nel febbraio 2017 possibile arresto di Sempio

Questa indiscrezione è emersa a inizio novembre. Secondo quanto rivelato da un’inchiesta di Panorama, già nel 2017 i magistrati pavesi avrebbero valutato l’arresto di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, salvo poi archiviare tutto nel giro di venti giorni.

Il tutto nel quadro della narrazione sull’inchiesta per corruzione a Brescia che vede coinvolti i Sempio e l’ex Procuratore Mario Venditti: la brusca inversione di rotta potrebbe essere stata legata a presunti movimenti di denaro contante riconducibili alla famiglia Sempio. L’ipotesi  è che Giuseppe Sempio, padre di Andrea, abbia pagato per influenzare la decisione dei magistrati.

Mario Venditti
Mario Venditti

In ogni caso, non è stato chiarito sulla base di quali elementi la Procura di Pavia prefigurava “richieste di misura coercitiva a carico degli indagati” venti giorni prima di archiviare (cioè cosa aveva in mano Venditti per prefigurare un possibile arresto di Andrea Sempio).

Impronte sul garage di Marco Poggi e un carabiniere

Il perito Giovanni Di Censo, nominato il 26 settembre scorso dalla gip Daniela Garlaschelli nell’ambito dell’incidente probatorio, ha confermato a metà novembre che le impronte rinvenute sulle porte del garage e dell’ingresso della villetta di via Pascoli a Garlasco, teatro dell’omicidio di Chiara Poggi il 13 agosto 2007, appartengono al fratello della vittima, Marco Poggi, e a un carabiniere intervenuto subito dopo il delitto. Nessuna traccia di Sempio o di altri soggetti sulla scena del crimine, come si era ipotizzato da più parti in relazione a quelle tracce.

La villetta di via Pascoli

Impossibile stabilire DNA sopra o sotto le unghie

Anticipando il fatidico incidente probatorio del 18 dicembre, il giorno 5 è stata resa nota la relazione di 94 pagine sulla perizia della genetista consulente dalla Procura (l’esperta della Polizia Scientifica Denise Albani) circa la comparabilità fra le tracce sulle unghie di Chiara Poggi e l’indagato Andrea Sempio.

Denise Albani

Definitive alcune conclusioni:

  1. Impossibile stabilire se provengano da fonti del Dna depositate sotto o sopra le unghie della vittima e, nell’ambito della stessa mano, da quale dito provengano;
  2. Impossibile stabilire quali siano state le modalità di deposizione del materiale biologico originario;
  3. Impossibile stabilire perché ciò si sia verificato (per contaminazione, per trasferimento avventizio diretto o mediato);
  4. Impossibile stabilire quando sia avvenuta la deposizione del materiale biologico.

Inutili anche i capelli trovati sul tappetino del bagno

Tre giorni prima del gran finale, altra conferma dalla perizia di Denise Albani: i capelli ritrovati sulla scena del delitto di Garlasco, pur numerosi, restano senza nome. Ripassando tutti i reperti relativi alla morte di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, la genetista ha analizzato nuovamente i tre capelli trovati sul tappetino del bagno, elementi che avrebbero potuto fornire indizi decisivi per le indagini, ma che invece non hanno rivelato alcuna informazione utile.

Capelli nel lavandino

Anche Stasi all’incidente probatorio del 18 dicembre

Il momento cruciale di questi dieci mesi è stato l’incidente probatorio del 18 dicembre in Tribunale a Pavia. Guest star a sorpresa Alberto Stasi, ammesso ad assistere (non senza polemiche) come persona interessata.

 

In sostanza, nessuna “pistola fumante” dal DNA sulle unghie della vittima: la relazione della Albani parla di una corrispondenza “moderatamente forte” e tra “forte e moderato” con la linea paterna di Sempio.

Valutati tutti i protagonisti, l’unico non escluso è Andrea Sempio“, hanno tuonato i legali di Stasi De Rensis e Bocellari.

Secondo gli avvocati dell’indagato, Taccia e Cataliotti, la consulenza firmata da Denise Albani non avrebbe invece valore probatorio sufficiente e non rappresenterebbe un elemento utilizzabile contro l’indagato.

Nel mezzo anche un braccio di ferro su una “forbicina”: secondo Bocellari più di una coincidenza che tracce di Sempio siano state trovate su due mani differenti, “possibilissimo” invece secondo Cataliotti, che parla di una sola forbicina usata per tutte le unghie durante l’esame autoptico.

Appuntamento nel 2026

Nel 2026 la parola ripasserà alle indagini tradizionali, oltre al fatto che per completare il quadro bisogna tener conto anche della analisi dei Ris di Cagliari sulle tracce di sangue nella villetta di via Pascoli (la Bloodstain pattern analysis eseguita a inizio giugno) e il lavoro dell’esperta forense Cristina Cattaneo che ha ri-vivisezionato daccapo tutte le prove raccolte sul caso.

Su questi due fondamentali fronti ci si attendono sviluppi entro febbraio, una decisione sull’eventuale rinvio a giudizio di Sempio potrebbe arrivare a marzo.

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