FASCICOLI RIASSEGNATI

Garlasco, le due Pm di Brescia rinunciano ai fascicoli su Venditti e sul “sistema Pavia”

Scontro sui metodi investigativi: Claudia Moregola e Chiara Bonfadini lasciano le inchieste. I fascicoli passano a due nuovi magistrati

Garlasco, le due Pm di Brescia rinunciano ai fascicoli su Venditti e sul “sistema Pavia”

Le PM di Brescia Moregola e Bonfadini hanno rinunciato alle inchieste sul “sistema Pavia” e sulla presunta corruzione dell’ex procuratore Venditti a causa di divergenze metodologiche con il procuratore capo. I fascicoli, che indagano su scambi di favori e peculato intrecciati indirettamente al caso Garlasco, sono stati riassegnati a due nuovi magistrati.

Si dimettono le PM del “Caso Garlasco”

Le sostitute procuratrici della Procura di Brescia, Claudia Moregola e Chiara Bonfadini, hanno formalmente rinunciato alla gestione dei fascicoli relativi alle inchieste collegate al delitto di Garlasco. Tra questi, spiccano i filoni che riguardano la presunta corruzione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e il più ampio caso noto come “sistema Pavia”. La decisione, accolta dal procuratore capo Francesco Prete, ha portato alla riassegnazione degli atti ai sostituti Alessio Bernardi e Donato Greco, che proseguiranno le indagini.

Divergenze di  metodo

La rinuncia non riguarderebbe il merito delle indagini, ma nascerebbe da divergenze di vedute con il procuratore capo sulla metodologia e sui criteri investigativi adottati, in particolare nella gestione dei sequestri probatori. Questo dissenso interno si è concretizzato in un’istanza formale accettata da Prete, segnando una svolta significativa nella conduzione delle indagini.

Il contesto giudiziario

Le indagini hanno subito importanti sviluppi anche sul fronte giuridico. La Suprema Corte ha respinto definitivamente il ricorso della Procura di Brescia contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che, il 17 novembre 2025, aveva annullato il secondo decreto di sequestro dei dispositivi elettronici riconducibili a Venditti, eseguito il 24 ottobre precedente. Questo pronunciamento ha influito sulle modalità investigative e sulla gestione delle prove.

Le accuse di corruzione e il “sistema Pavia”

Le inchieste in corso coinvolgono diversi profili di accusa. Da un lato, la Procura di Brescia ha contestato a Mario Venditti accuse di corruzione in atti giudiziari, basandosi su elementi raccolti nei mesi scorsi. Dall’altro, è emerso un quadro più ampio, definito come “sistema Pavia”, che ipotizza un intreccio di scambi di favori, condotte irregolari, peculato e rapporti opachi con soggetti esterni, incluso un altro magistrato ora a Milano, Pietro Paolo Mazza.

Il legame con il delitto di Chiara Poggi

Il “sistema Pavia” si intreccia con il delitto di Garlasco, con la posizione di Andrea Sempio, figlio di Giuseppe Sempio (anche lui indagato per corruzione), nuovamente al centro degli approfondimenti giudiziari e indagato in concorso per l’omicidio di Chiara Poggi. Le indagini mirano a chiarire i comportamenti contestati a ex magistrati pavesi e il loro possibile coinvolgimento in dinamiche corruttive e di abuso di potere.

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Andrea Sempio

I favori

Secondo le ipotesi investigative, durante il periodo in cui operavano Mario Venditti e Pietro Paolo Mazza, si sarebbero instaurati rapporti stretti con imprenditori fornitori di servizi giudiziari e beni di lusso, come auto di grossa cilindrata vendute a prezzi inferiori al mercato e pranzi in ristoranti di alto livello. In cambio, venivano affidati servizi di intercettazione e altre utilità nell’ambito di procedimenti giudiziari. Le contestazioni includono anche un presunto peculato di circa 750mila euro, relativo all’uso improprio di mezzi e denaro pubblici a fini personali.

La rinuncia delle pm Moregola e Bonfadini e la conseguente riassegnazione dei fascicoli segnano un momento cruciale per le indagini sul delitto di Garlasco e sulle presunte irregolarità nel sistema giudiziario pavese. Le nuove strategie investigative adottate dai sostituti Bernardi e Greco saranno determinanti per fare luce su un caso complesso che intreccia criminalità, corruzione e dinamiche interne alla magistratura.

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