La difesa di Andrea Sempio prepara cinque consulenze tecniche per contestare le conclusioni della Procura di Pavia nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Al centro delle relazioni le impronte sul pavimento della villetta e la traccia 33 sulle scale, con deposito previsto entro il 18 ottobre.
Garlasco, nuovi approfondimenti scientifici
La difesa di Andrea Sempio prepara una nuova serie di approfondimenti scientifici per contestare le accuse nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Il pool legale che assiste il 38enne sta completando cinque consulenze tecniche destinate a rispondere alle conclusioni presentate dalla Procura di Pavia dopo la notifica del secondo avviso di conclusione delle indagini.
A confermarlo è l’avvocato Liborio Cataliotti, che insieme alla collega Angela Taccia difende Sempio. Le relazioni, secondo quanto anticipato dal legale, avranno una consistenza rilevante e affronteranno nel dettaglio gli elementi scientifici contestati dalla difesa. Il deposito è previsto probabilmente per venerdì, in ogni caso entro domenica 18 ottobre 2026, termine indicato per la presentazione delle controdeduzioni.
Cinque consulenze per smontare le accuse
La difesa ha deciso di puntare su cinque elaborati tecnici, modificando in parte l’orientamento iniziale che prevedeva controdeduzioni più snelle. La scelta è maturata dopo un confronto interno tra i legali e i consulenti, impegnati nell’esame della documentazione resa disponibile dalla Procura il 28 settembre scorso.
“Stiamo ultimando cinque consulenze che affrontano, e confutano, tutti i temi sviscerati dalla Procura”, spiega Cataliotti.
Il lavoro viene descritto dal legale come particolarmente articolato, sia per la quantità di materiale esaminato sia per il livello di approfondimento richiesto.
“Non solo alla fatica ma proprio all’entità delle consulenze, perché sono di 70, 80, 100 pagine l’una, quindi parliamo di un lavoro mastodontico e molto serio”, afferma.
L’obiettivo dichiarato è rispondere alle valutazioni degli esperti della Procura attraverso analisi che la difesa definisce rigorose dal punto di vista scientifico. Un confronto che si inserisce nel contraddittorio tra le diverse interpretazioni degli elementi raccolti durante le indagini.

Le impronte sul pavimento della villetta di Garlasco
Tra i punti sui quali la difesa concentra l’attenzione ci sono le impronte rilevate sul pavimento della villetta di via Pascoli, dove Chiara Poggi venne uccisa. Secondo Cataliotti, le caratteristiche delle tracce rappresenterebbero un elemento favorevole alla posizione del suo assistito.
“Noi ci sentiamo forti su tutto, ma c’è un dato che dal mio punto è tranchant: di impronte per terra (in casa Poggi, ndr) ce ne sono 25 e le impronte lasciate (dalla suola del killer, ndr) sono più piccole rispetto al piede di Sempio. Si tratta quindi di una prova a discarico che esclude in radice qualsiasi possibilità che Andrea Sempio possa essere l’assassino”, sostiene il difensore.
La questione riguarda anche l’interpretazione delle tracce con una particolare conformazione a pallini. Secondo quanto riferito dal legale, le consulenze della Procura considererebbero il piede di Sempio compatibile con la calzatura che avrebbe lasciato quelle impronte. La difesa, invece, contesta tale conclusione e richiama gli esiti delle proprie analisi.
In particolare, Cataliotti riferisce che l’esame tridimensionale dell’impronta indicata come numero 6 avrebbe portato a escludere la compatibilità con il piede dell’indagato. Si tratta di una valutazione tecnica sostenuta dalla difesa, che dovrà essere confrontata con le risultanze investigative e con le eventuali successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Il nodo dell’impronta 33 sulle scale
Un altro elemento al centro delle nuove consulenze è l’impronta numero 33, individuata sul muro della scala interna della villetta di Garlasco. Anche su questo punto, secondo Cataliotti, le analisi dei consulenti della difesa avrebbero prodotto risultati differenti rispetto a quelli della Procura e della difesa di Alberto Stasi.

Il legale contesta inoltre l’ipotesi che la traccia possa essere insanguinata.
“Abbiamo lavorato con medici, professori universitari e ingegneri e sull’impronta 33 abbiamo fatto altrettanto. Abbiamo ripetuto anche tutte le sperimentazioni fatte per verificare se cromaticamente si possa inferire la presenza di sangue”, dichiara.
Secondo quanto riferito dall’avvocato, gli esperimenti condotti dalla difesa non avrebbero confermato la presenza di sangue sulla traccia. I consulenti della Procura, invece, non avrebbero escluso questa possibilità. Anche su questo aspetto sarà quindi necessario valutare le metodologie impiegate e i risultati delle rispettive analisi.
Deposito entro il 18 ottobre
Le cinque consulenze dovrebbero essere depositate entro il 18 ottobre 2026, scadenza dei venti giorni concessi alla difesa dopo la notifica del secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’articolo 415-bis del Codice di procedura penale.
Una volta acquisite le controdeduzioni, la Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, potrà valutare gli elementi difensivi nell’ambito delle successive determinazioni sul procedimento.