CRONACA

Garlasco, la Cassazione annulla l’inchiesta per corruzione Venditti-Sempio

Rigettato il ricorso della Procura di Brescia: annullati i sequestri dei disposti informatici nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia

Garlasco, la Cassazione annulla l’inchiesta per corruzione Venditti-Sempio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura di Brescia, confermando l’annullamento dei sequestri di pc e telefoni nell’inchiesta per presunta corruzione a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti.

Corruzione Venditti-Sempio, la Cassazione annulla l’inchiesta

Si chiude con una netta bocciatura da parte della Corte di Cassazione l’indagine della Procura di Brescia sull’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. I giudici della sesta sezione penale hanno rigettato integralmente il ricorso dei pm bresciani contro l’annullamento dei sequestri di dispositivi informatici disposti nei confronti dell’ex magistrato, indagato per una presunta corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco.

Il dispositivo dell’ordinanza è stato notificato venerdì 16 gennaio 2026 al difensore di Venditti, l’avvocato Domenico Aiello. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane.

L’ipotesi di accusa e il ricorso respinto

Secondo l’ipotesi investigativa, Venditti avrebbe ricevuto tra i 20 e i 30 mila euro da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per archiviare nel 2017 la posizione del figlio dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi. Su questa ricostruzione si fondava il ricorso presentato dal procuratore di Brescia Francesco Prete e dalla pm Claudia Moregola.

La Cassazione, però, ha confermato la decisione del tribunale del Riesame di Brescia, che il 17 novembre 2025 aveva annullato i sequestri eseguiti il 24 ottobre: tre telefoni, due computer, due tablet, due hard disk e due chiavette usb appartenenti al magistrato 72enne.

Perquisizioni “a strascico”

Alla base del rigetto c’è una questione tecnica ma decisiva. I giudici hanno ritenuto che i decreti di sequestro non indicassero in modo puntuale le parole chiave da utilizzare nelle analisi informatiche e che l’arco temporale previsto fosse eccessivamente ampio.

Una modalità, secondo la giurisprudenza più recente della Cassazione, che rischia di trasformare le acquisizioni di dati in ricerche “a strascico”, in violazione dei principi di proporzionalità e pertinenza.

Tre sequestri in poche settimane

Il provvedimento della Suprema Corte riguarda il terzo sequestro subito da Venditti nel giro di un mese, tra settembre e ottobre 2025. Il primo risale al 26 settembre2025, quando l’ex procuratore aggiunto fu perquisito nell’ambito del filone d’indagine sulla presunta corruzione legata al caso Garlasco. In quell’occasione, i familiari di Andrea Sempio erano stati ascoltati come testimoni dalla Guardia di finanza di Brescia e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.

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Andrea Sempio

Al centro dei sospetti, un appunto attribuito al padre di Sempio con la scritta: “Venditti Gip Archivia X 20.-30. euro”. Anche quel sequestro venne annullato dal Riesame pochi giorni dopo.

Il 9 ottobre era arrivato un secondo decreto di sequestro, che aveva coinvolto Venditti e l’ex pm di Pavia Pietro Paolo Mazza, oggi sostituto procuratore a Milano, nell’ambito dell’inchiesta “Clean 3” sul presunto “sistema Pavia”.

Anche in quel caso, il tribunale del Riesame aveva bocciato l’operato dei pm, rilevando l’assenza di qualsiasi “evidenza investigativa” di una corruzione o di una “sistematica svendita” della funzione giudiziaria.

Il terzo sequestro probatorio, disposto il 24 ottobre, aveva esteso le acquisizioni anche agli ex carabinieri della squadra di polizia giudiziaria di Venditti, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto. Negli stessi giorni era stato iscritto nel registro degli indagati anche Giuseppe Sempio, mentre la Procura aveva inizialmente disposto un accertamento tecnico irripetibile su telefoni e computer.

Giuseppe Sempio
Giuseppe Sempio

Il Riesame, per la terza volta, il 14 novembre, aveva annullato il provvedimento, sottolineando come ogni sequestro di materiale informatico debba indicare criteri di selezione precisi per evitare indagini esplorative.

“Undici anni di vita privata”

Particolarmente critico il riferimento all’arco temporale indicato dai pm: dal 2014 al 2025, a fronte di un’ipotesi di reato collocata nel febbraio 2017. Una scelta che, secondo i giudici, suscita “perplessità” e rischia di sottoporre a controllo indiscriminato “undici anni di vita privata”, come aveva denunciato la difesa.

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