A dirlo, anzi a metterlo nero su bianco sono stati Carabinieri e Guardia di Finanza di Pavia dopo settimane di indagini su mandato della Procura di Brescia: non ci sono prove che colleghino l’ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti al presunto “Sistema Pavia”, fatto di dinamiche corruttive e di abuso di potere, e al caso Garlasco in merito alla corruzione da parte della famiglia di Andrea Sempio.
Verso l’archiviazione l’ex procuratore capo Mario Venditti
Venditti era stato chiamato in causa la primavera dello corso anno, quando si era riaperta un’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Gli attuali vertici della Procura pavese avevano coinvolto i pm bresciani (competenti a procedere in Lombardia in procedimenti contro colleghi magistrati) partendo da un collegamento con Andrea Sempio e poi allargando il raggio verso un più ampio presunto sistema corruttivo.
Su Venditti non sarebbe emerso alcun elemento.
Si aggraverebbero invece le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti anche loro nelle indagini.
Indagini che a questo punto, con Venditti fuori scena, potrebbero tornare da Bresca a Pavia.
Quali erano le accuse contro Venditti
La Procura di Brescia aveva contestato a Mario Venditti accuse di corruzione in atti giudiziari, basandosi su elementi raccolti durante l’indagine sul delitto di Garlasco.
Era emerso un quadro più ampio, definito come “sistema Pavia”, che ipotizzava un intreccio di scambi di favori, condotte irregolari, peculato e rapporti opachi con soggetti esterni.
Le indagini miravano a chiarire i comportamenti contestati a ex magistrati pavesi e il loro possibile coinvolgimento in dinamiche corruttive e di abuso di potere.
Secondo le ipotesi investigative iniziali, durante il periodo in cui operava Mario Venditti, si sarebbero instaurati rapporti stretti con imprenditori fornitori di servizi giudiziari e beni di lusso.
In cambio, sarebbero stati affidati servizi di intercettazione e altre utilità nell’ambito di procedimenti giudiziari. Le contestazioni includevano anche un presunto peculato di circa 750mila euro, relativo all’uso improprio di mezzi e denaro pubblici a fini personali.
Insomma, in definitiva, niente di tutto questo… almeno per quanto riguarda il coinvolgimento di Venditti.
Il legame con il delitto di Chiara Poggi
Il “sistema Pavia” si era intrecciato con il delitto di Garlasco, e in particolare con la posizione di Andrea Sempio, figlio di Giuseppe Sempio (anche lui indagato per corruzione), indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

I magistrati di Brescia sospettavano che Giuseppe Sempio avesse pagato l’allora procuratore Venditti per salvare suo figlio, Andrea Sempio, dall’accusa di omicidio, spingendolo ad archiviare la sua posizione nel 2017.
Ormai celebre il “pizzino” sequestrato in casa Sempio con scritto “Venditti gip archivia per 20-30 euro” e ritenuto dalla Procura di Pavia una prova della corruzione (per i legali di Sempio invece solo un promemoria per il ritiro dell’atto in Tribunale).
L’avvocato di Venditti aveva voluto chiarire sin da subito che l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 non fu un favore, ma un atto dovuto. I magistrati erano obbligati a farlo per rispettare una decisione precedente della Corte di Cassazione.