Il caso Garlasco, a distanza di anni, non smette di generare inquietudine.
La sensazione è quella di aver assistito a una partita truccata, dove le regole venivano cambiate in corsa pur di arrivare al risultato prefissato. Le omissioni, i ritardi, le manipolazioni informatiche e le testimonianze scartate pesano come macigni sulla coscienza collettiva e finché ci saranno zone d'ombra, finché non si avrà il coraggio di guardare in faccia anche i tanti errori commessi , il caso di Chiara Poggi non potrà mai dirsi davvero chiuso. Resta un rumore sordo, un ronzio fastidioso che ci ricorda che la giustizia, quella vera, richiede coraggio, trasparenza e, soprattutto, l'umiltà di cercare la verità, non solo un colpevole.
La figura centrale è stato il Pubblico Ministero, la dottoressa Rosa Muscio.
La carriera della dottoressa Muscio non ha conosciuto arresti, nonostante le ombre su questa indagine. Ma c'è una responsabilità morale che va oltre le promozioni e i trasferimenti. C'è la responsabilità verso un uomo che ha visto la propria vita sgretolarsi, e verso una vittima, Chiara, che meritava una verità completa, non una giustizia “arrangiata” ritenendo il fidanzato colpevole non perché le prove lo dimostrino al di la di ogni ragionevole dubbio, ma perché è risultata la soluzione più “semplice”, quella che placa l'opinione pubblica e i media.
L'assenza di una prova chiara diventa, paradossalmente, un argomento contro l'imputato.
La scena del crimine viene ridotta a una semplice cornice funzionale a una tesi già pronta
La condanna di Alberto Stasi ha messo un punto fermo giuridico, ma non ha spento il dubbio morale.
Oggi le nuove perizie potrebbero fare giustizia , giustizia vera non di opportunità,,,,,, un colpevole a tutti i costi anche senza prove certe dimenticando o non volendo tenere conto che è megliomun colpevole fuori chem un innocente in carcere