La Squadra Mobile di Pavia ha arrestato un 59enne serbo che deve scontare 10 anni di carcere per gravi reati contro la persona e la famiglia. L’uomo è stato rintracciato nel suo nascondiglio in città al termine di un’accurata indagine e condotto in carcere.
Arrestato latitante
Pensava forse di aver trovato un porto sicuro all’ombra della cupola del Duomo, ma la sua latitanza si è interrotta bruscamente sul limitare di casa. Un cittadino serbo di 59 anni, sul quale pendeva un pesante ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Milano, è stato arrestato dagli uomini della Squadra Mobile di Pavia. Per lui si aprono ora le porte del carcere, dove dovrà scontare un cumulo pene definitivo di ben dieci anni di reclusione.
La cattura
L’operazione non è stata un colpo di fortuna durante un controllo di routine, ma il risultato di una meticolosa attività di intelligence. Gli investigatori della Mobile avevano stretto il cerchio attorno a un’abitazione presa in locazione nel capoluogo pavese, sospettata di essere il nuovo nascondiglio del ricercato. Lunedì pomeriggio è scattato il blitz: gli agenti sono rimasti in attesa finché non hanno visto il 59enne rientrare verso casa. A quel punto, l’intervento è stato fulmineo, non lasciandogli alcuna possibilità di fuga o resistenza.
Condanne per 10 anni
Il profilo criminale emerso dai controlli in Questura è quello di un uomo che ha accumulato condanne pesanti nel corso del tempo. Il provvedimento restrittivo, che somma diverse sentenze passate in giudicato, riguarda una serie di reati reiterati contro la persona e, in particolare, in ambito familiare. Proprio la gravità e la natura di questi illeciti hanno portato alla determinazione di una pena così consistente.
Portato in carcere
Dopo le procedure di identificazione e il fotosegnalamento negli uffici di via Barbieri, il 59enne è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Pavia. L’arresto rappresenta un segnale forte nel contrasto alla criminalità locale e un atto di giustizia per le vittime dei soprusi commessi dall’uomo. Con questa operazione, la Polizia di Stato ribadisce l’importanza del monitoraggio capillare del territorio, fondamentale per rintracciare chi tenta di sottrarsi all’esecuzione di sentenze definitive.