Esplosione a Trezzano, tanti i dubbi da chiarire

Ancora al vaglio dei vigili del fuoco, dei carabinieri e dell’Ats la dinamica dello scoppio dell’incendio.

Esplosione a Trezzano, tanti i dubbi da chiarire
Pavese, 22 Settembre 2019 ore 14:52

Esplosione a Trezzano sul Naviglio, tanti i dubbi da chiarire.

Esplosione a Trezzano, tanti i dubbi da chiarire

Come riporta GiornaledeiNavigli.it, rimangono in prognosi riservata i due fratelli Giuseppe, 25 anni, e Sergio Palumbo, 20 anni, coinvolti venerdì pomeriggio nell’esplosione del capannone in via Edison a Trezzano sul Naviglio.

Prognosi ancora riservata

Giuseppe, proprietario dell’impresa di lavorazione della canapa, “Tree of light” è il più grave, con ustioni di secondo e terzo grado su torace, braccia e viso. I fratelli sono ancora nei reparti grandi ustionati e la prognosi rimane riservata. Meglio il lavoratore Saverio Sergi, 66 anni, coinvolto anche lui nell’esplosione ma in maniera meno grave: anche lui è ricoverato in ospedale, portato in codice giallo.

Indagini ancora in corso

Ancora al vaglio dei vigili del fuoco, dei carabinieri e dell’Ats la dinamica dello scoppio dell’incendio che ha poi innescato, a catena, l’esplosione di migliaia di bombolette di gas butano utilizzate all’interno del capannone per la lavorazione della marijuana legale. È proprio sulla lavorazione e sulla correttezza delle procedure svolte all’interno della fabbrica, cento metri quadri circa, che sorgono dubbi da chiarire.

Tanti interrogativi

Le domande a cui stanno tentando di rispondere gli inquirenti sono tante, a partire da quella procedura pericolosa di estrazione del Bho, il butane hash oil, estratto di cannabis concentrato. Al setaccio delle forze dell’ordine e degli esperti non solo le condizioni di lavoro all’interno del capannone, la presenza o meno di presidi di emergenza, e la provenienza della marijuana, legale o illegale, ma anche il passato dei lavoratori, i precedenti che legano Giuseppe, titolare dell’impresa, allo spaccio e altre irregolarità che gli sono state contestate nel secondo capannone di cui è titolare che funge da deposito di stoccaggio della marijuana light.

Sotto la lente degli inquirenti anche il ruolo di Saverio Sergi che porta il cognome pesante delle famiglie della ‘ndrangheta locale, esperti in narcotraffici, ma che al di là delle parentele non ha nessun precedente che lo macchia. Tanti dubbi e interrogativi a cui dovranno rispondere gli inquirenti per fare luce su una vicenda che ha ancora tanti contorni sfocati.

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