CRONACA

Dopo la lite con la fidanzata fugge con l’intento di farla finita: salvato nei pressi del Ticino

L’intervento tempestivo degli agenti evitano una possibile tragedia

Dopo la lite con la fidanzata fugge con l’intento di farla finita: salvato nei pressi del Ticino

Un giovane in crisi emotiva, disperso tra la nebbia e i boschi del Ticino con intenti autolesionistici, è stato rintracciato e messo in sicurezza dalla Polizia di Vigevano. Il salvataggio è riuscito grazie a un delicato dialogo telefonico con la Sala Operativa e al tempestivo intervento degli agenti sull’argine del fiume (foto di copertina creata con AI).

Vuole farla finita dopo la lite con la fidanzata

Il buio pesto, una fitta coltre di nebbia che cancella i contorni e il silenzio rotto solo dal fragore sordo del fiume. Poteva essere lo scenario di un dramma la notte tra il 22 e il 23 gennaio 2026 a Vigevano, dove un giovane, travolto da una crisi emotiva dopo un litigio con la fidanzata, si è avventurato nel fitto della vegetazione lungo il Ticino con un unico, terribile proposito: farla finita. Solo la combinazione tra tecnologia e sensibilità umana ha permesso un lieto fine che appariva tutt’altro che scontato.

L’allarme e la corsa contro il tempo

Tutto ha inizio con una chiamata disperata al Numero Unico di Emergenza 112. I genitori, terrorizzati, riferiscono dell’allontanamento del figlio in stato di forte agitazione. Pochi minuti dopo, la conferma dei timori peggiori: in una telefonata con la fidanzata, il ragazzo rivela di trovarsi in una zona boschiva nei pressi del fiume, manifestando chiari intenti autolesionistici.

Il personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Vigevano si è attivato immediatamente. Nonostante la visibilità ridotta al minimo a causa delle condizioni meteo, le pattuglie sono riuscite a individuare l’auto del giovane, abbandonata in una rientranza della carreggiata, porta d’accesso a un’area impervia e selvaggia.

Il “filo della speranza” al telefono

Mentre gli agenti sul campo s’immergevano nel bosco, una seconda battaglia, psicologica, si combatteva dalla Sala Operativa. Gli operatori sono riusciti a stabilire un contatto telefonico con il ragazzo, instaurando un dialogo costante.

È stato un lavoro di estrema delicatezza: ogni parola è stata pesata per rassicurarlo, contenere l’ansia e, soprattutto, guadagnare minuti preziosi. Quel “filo” telefonico è servito a tenere il giovane ancorato alla realtà fino a quando le torce degli agenti non hanno tagliato la nebbia vicino all’argine.

Il salvataggio sull’argine

Individuato in preda a una crisi di pianto e in evidente stato confusionale, il giovane è stato avvicinato con estrema cautela. Gli agenti non hanno usato la forza, ma l’empatia: un dialogo paziente che ha permesso di accorciare le distanze fisiche ed emotive, mettendolo in sicurezza lontano dall’acqua e scongiurando il peggio.

Una volta riportato alla calma e verificato che non avesse riportato lesioni fisiche, il ragazzo è stato riaccompagnato a casa e riaffidato all’abbraccio dei familiari. Un intervento che sottolinea come, oltre alla divisa, a fare la differenza sia stata la capacità degli operatori di agire come una vera e propria rete di salvataggio psicologico.