129 pazienti ricoverati coinvolti

Carenza di vitamina D e infezioni gravi da Covid-19: lo studio del San Matteo

Un lavoro condotto da un gruppo multidisciplinare di clinici e ricercatori del Policlinico e pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore “Clinical Nutrition”.

Carenza di vitamina D e infezioni gravi da Covid-19: lo studio del San Matteo
Cronaca Pavia, 02 Dicembre 2020 ore 10:40

Un gruppo multidisciplinare di clinici e ricercatori del Policlinico San Matteo ha condotto uno studio, nei pazienti affetti da Covid e ricoverati in Ospedale, per individuare la prevalenza della carenza di vitamina D, ponendola in correlazione con gli esiti clinici e i marker di gravità della malattia.

Il gruppo di lavoro

Il lavoro, che rappresenta il più rigoroso e popoloso, ad oggi presentato dai ricercatori italiani, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore “Clinical Nutrition” e porta la firma di Riccardo Caccialanza, direttore UOC Nutrizione Clinica e dei suoi collaboratori Emanuele Cereda, Federica Lobascio, Sara Masi Silvia Crotti; Carlomaurizio Montecucco, direttore UOC Reumatologia, insieme ai suoi collaboratori Laura Bogliolo e Ludovico De Stefano; Raffaele Bruno direttore UOC Malattie Infettive; Stefano Perlini direttore UOC Pronto Soccorso; Angelo Guido Corsico direttore UOC Pneumologia; Antonio Di Sabatino, direttore UOC Medicina Interna.

Lo studio

I ricercatori hanno rilevato livelli molto bassi di vitamina D nei pazienti ricoverati in condizioni severe, anche se tali livelli non sono risultati associabili a variabili di esito, probabilmente anche in considerazione della criticità delle condizioni di molti pazienti all’ingresso in Ospedale.

Lo studio, approvato dal Comitato Etico, ha fotografato, al momento del ricovero, i seguenti fattori: la prevalenza della carenza di vitamina D; l’associazione tra lo stato della vitamina e gli esiti clinici (come polmonite grave, ricovero in unità di terapia intensiva e mortalità intraospedaliera) e marcatori biochimici di gravità della malattia (come, ad esempio, conta dei linfociti, proteina C-reattiva).

Lo studio è stato condotto nel periodo tra marzo e aprile su 129 pazienti ricoverati, 34 dei quali sono deceduti durante la degenza ospedaliera.

“I livelli sierici di vitamina D sono stati valutati a 48 ore dal ricovero ospedaliero e il 54,3% ne era gravemente carente – spiega Riccardo Caccialanza, Direttore UOC Nutrizione Clinica -. Tuttavia, se l’adeguatezza della vitamina D possa prevenire l’infezione da Covid-19 o influenzare gli esiti clinici deve essere ancora valutato rispettivamente da studi di popolazione e studi di intervento adeguatamente dimensionati e progettati, che potrebbero essere molto rilevanti considerato l’andamento della pandemia a livello globale”.

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