Maxi frode sul Bonus Facciate da 77 milioni scoperta dalla Guardia di Finanza di Venezia, con 19 indagati e sequestri in tutta Italia, anche in provincia di Pavia. Al centro del sistema, ideato da un ragioniere veneto, crediti d’imposta inesistenti creati abusando dei cassetti fiscali di cittadini ignari.
Bonus Facciate, maxi truffa da 77 milioni
Non c’erano cantieri, non c’erano impalcature e, spesso, i proprietari degli immobili non sapevano nemmeno di aver richiesto un finanziamento, eppure il flusso di denaro era reale e massiccio. La Procura della Repubblica di Venezia ha inferto un colpo durissimo a un presunto sistema criminale specializzato nella frode legata al Bonus Facciate, disponendo un sequestro preventivo d’urgenza per l’esorbitante cifra di 76,9 milioni di euro.
Il modus operandi
Come riporta Prima Venezia, l’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle, ha fatto emergere la figura di un ragioniere padovano con studio nel Trevigiano, ritenuto la vera mente dietro il meccanismo fraudolento. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe ideato un sistema basato sull’accesso abusivo ai cassetti fiscali di ignari cittadini. Attraverso società create ad hoc e intestate a prestanome, venivano generati crediti d’imposta per interventi edilizi totalmente inesistenti che, una volta creati dal nulla, venivano ceduti ripetutamente per far perdere le tracce della loro origine illecita e monetizzare il profitto.
19 indagati
L’indagine non si limita però al solo professionista, ma delinea una rete complessa che vede coinvolte 19 persone indagate a vario titolo per truffa aggravata ai danni dello Stato, ricettazione e riciclaggio. Il provvedimento ha inoltre colpito 23 società distribuite su tutto il territorio nazionale, utilizzate come perni per far transitare i crediti, e coinvolto 33 persone fisiche che avrebbero beneficiato dei proventi, in alcuni casi anche senza piena consapevolezza dell’illecito.

Coinvolta anche Pavia
Le perquisizioni e i sequestri hanno riguardato abitazioni e sedi legali e operative nelle province di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, Udine, Milano, Pavia, Mantova, Roma, Napoli, Caserta e Catania.
I sequestri
Il bottino recuperato finora è ingente e comprende 24 immobili, disponibilità liquide per circa 3,6 milioni di euro e crediti d’imposta non ancora utilizzati per un valore di 34,5 milioni. A queste somme si aggiungono altri 5,8 milioni di euro già recuperati nel corso delle precedenti fasi dell’indagine.
Questa operazione conferma la massima priorità data dalla Procura di Venezia e dalla Guardia di Finanza nel proteggere le risorse pubbliche destinate alla ripresa economica. Resta inteso che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità degli indagati e la fondatezza delle accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti e potranno essere accertate solo attraverso una sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.