La consulenza della Procura conferma che Andreea Antochi e il figlio Sasha, morti durante il parto al San Matteo di Pavia, sarebbero deceduti per un’embolia da liquido amniotico. Le indagini, ancora a carico di ignoti, dovranno chiarire eventuali responsabilità dei sanitari (foto di copertina: un momento del presidio al San Matteo dopo la morte di Andreea Antochi).
Morta di parto
Era il 17 dicembre del 2024 quando Andreea Antochi, 30 anni, di Villanterio, e il suo bambino, Sasha, morirono durante il parto all’ospedale San Matteo di Pavia. Quasi un anno dopo, la vicenda torna al centro dell’attenzione con la conclusione delle indagini tecniche disposte dalla Procura.
Il consulente incaricato, ha depositato la sua relazione sulle cause del decesso. Il documento, ancora nelle mani della Procura e non accessibile alle parti, confermerebbe – secondo indiscrezioni – l’ipotesi di un’embolia da liquido amniotico conseguente alla rottura della placenta.
Inchiesta per omicidio colposo
Per chiarire ogni aspetto del caso, l’ospedale San Matteo aveva nominato due propri consulenti, mentre la parte offesa (il marito e padre del piccolo Sasha, Florin Catalin Lovin,) si è affidata a tre esperti: il medico legale Andrea Verzelletti, un anatomopatologo e un ginecologo.
La Procura di Pavia aveva aperto sin da subito un fascicolo per omicidio colposo al fine di accertare eventuali responsabilità da parte del personale sanitario che aveva in cura la donna. Al momento, l’indagine risulta ancora a carico di ignoti, in attesa della valutazione del magistrato sulla base della consulenza appena depositata.
I tre punti chiave
Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione su tre aspetti principali: i sintomi precedenti al ricovero, che la donna aveva lamentato nei giorni prima del parto (dolori simili a contrazioni) e che erano stati giudicati fisiologici; la richiesta di taglio cesareo, avanzata da Andreea dopo circa tre ore di travaglio; l’intervento chirurgico, per stabilire se sia stato eseguito con sufficiente tempestività o se vi sia stato un ritardo che avrebbe potuto compromettere le possibilità di salvare almeno il bambino.
Il tragico epilogo
Andreea, al termine della 40ª settimana di gravidanza, avrebbe dovuto essere ricoverata nei giorni successivi per l’induzione del parto. Tuttavia, si era presentata in ospedale in anticipo, avvertendo pallore e dolore diffuso. I medici avevano deciso di non trattenerla, e la giovane era tornata a casa con il marito.
Il travaglio era iniziato nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2024 e si era protratto per tutta la giornata. In sala parto poi, le condizioni della donna erano improvvisamente precipitate: Andreea aveva perso conoscenza, e nonostante gli sforzi dei rianimatori per oltre un’ora, era deceduta per insufficienza respiratoria.
Nel tentativo estremo di salvare il piccolo, i medici avevano eseguito un cesareo d’urgenza. Ma anche Sasha, trasferito in Terapia intensiva neonatale, non ce l’ha fatta.
Verso la conclusione delle indagini
Ora la Procura, in possesso della relazione peritale, si prepara a chiudere l’inchiesta. Solo dopo l’esame del fascicolo il magistrato deciderà se emettere avvisi di garanzia. Intanto, la famiglia attende giustizia e chiarezza su una tragedia che ha profondamente segnato la comunità pavese.