Il flash mob del Big Jump a Pavia ha riacceso i riflettori sullo stato di salute precario del Ticino, giudicato appena sufficiente da ARPA Lombardia. Le analisi denunciano una forte fragilità ecologica dovuta alla presenza di glifosato e al superamento dei limiti per i PFAS, minacciando seriamente la biodiversità.
Veleni nel Ticino
La salute del Ticino, il celebre “fiume azzurro”, non è più quella di una volta. A lanciare un grido d’allarme concreto, supportato dai dati più recenti, è stata la mobilitazione di ieri, domenica 12 luglio 2026, in occasione del “Big Jump 2026” a Pavia, a cui ha partecipato anche Legambiente.
L’evento, parte di una campagna europea per la protezione dei fiumi, ha trasformato il tuffo simbolico degli attivisti in una denuncia pubblica sullo stato di sofferenza del bacino fluviale. Sotto la lente d’ingrandimento, le criticità emerse dai monitoraggi di ARPA Lombardia, che rivelano un ecosistema sotto stress, compromesso da inquinanti chimici persistenti e da una gestione territoriale ancora troppo distante dalle sfide imposte dalla crisi climatica.
Ecosistema sotto stress
Se la giornata pavese ha unito scienza e cittadinanza in un biotalk sulla biodiversità, i dati tecnici presentati restituiscono una realtà preoccupante. Il Ticino, pur rimanendo un corridoio ecologico fondamentale, presenta un giudizio di stato ecologico “appena sufficiente”. Una valutazione che riflette un’alterazione profonda dell’ambiente fluviale.
A pesare pesantemente su questo bilancio sono i residui chimici. ARPA Lombardia segnala la presenza di glifosato e del suo prodotto di degradazione, l’AMPA, che ne determinano lo scadimento qualitativo. Ancora più critica è la situazione dello stato chimico, giudicato ufficialmente “non buono” a causa del superamento delle soglie per i PFOS, molecole critiche appartenenti alla famiglia dei PFAS. Questi inquinanti “eterni”, uniti a una gestione idrica che fatica a conciliare le esigenze della natura con quelle antropiche, mettono a serio rischio la sopravvivenza degli habitat per la biodiversità autoctona.
Il Big Jump
Il flash mob, che ha visto la partecipazione di esperti dell’Università di Pavia, del progetto europeo GUARDIAS – focalizzato sull’impatto delle specie aliene – e delle istituzioni locali, ha voluto accendere i riflettori su questo declino. Il gesto del tuffo, ripetuto poi nel pomeriggio anche sull’Olona ai Molini di Gurone, non è stato solo un atto dimostrativo, ma una richiesta di cambio di passo.
La cornice del Ticino a Pavia è stata, dunque, il simbolo di una battaglia più ampia per la qualità delle acque. Nonostante l’importanza strategica dei fiumi lombardi – dove solo il 38% dei corsi d’acqua e il 51% dei laghi raggiunge lo “stato ecologico buono” richiesto dalla Direttiva Acque – la situazione rimane caratterizzata da reti fognarie obsolete, impianti di depurazione insufficienti e una pressione antropica che non accenna a diminuire.
Verso una “nuova normalità” climatica
La salvaguardia del Ticino passa necessariamente per una revisione radicale dei modelli di gestione del territorio. Come sottolineato durante gli incontri, la crisi climatica sta alterando i ritmi naturali, rendendo più frequenti eventi estremi come siccità e alluvioni. In questo contesto, i fiumi devono smettere di essere visti solo come risorse da sfruttare e tornare a essere protetti come habitat essenziali.
“Ci troviamo dinnanzi ad un cambiamento ambientale che deve essere affrontato con la giusta visione,” osserva Lorenzo Baio, responsabile acqua e vicepresidente di Legambiente Lombardia. “Non possiamo permetterci di continuare a ragionare secondo i soliti schemi, e dobbiamo essere invece pronti ad accettare le nuove condizioni ambientali e quella che sarà con molta probabilità la nuova normalità.
Con il BIG JUMP vogliamo ricordare a tutti la necessità sia di migliorare la qualità delle nostre acque, sempre più preziose, sia di trovare nuovi modelli di gestione del territorio, in grado di conciliare la variabilità dei fenomeni meteorologici estremi, che provocano siccità ed alluvioni, con le aspettative sociali ed economiche delle nostre comunità. In questa discussione non possono rimanere senza voce gli ecosistemi fluviali, per questo cerchiamo di creare una nuova consapevolezza nei cittadini, perché per fronteggiare l’emergenza climatica occorrerà il contributo di tutti gli attori in gioco”.