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Commemorazioni anche a Pavia

Trent'anni fa la Strage di Capaci: "Chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola"

Nella strage persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta.

Trent'anni fa la Strage di Capaci: "Chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola"
Attualità Pavia, 23 Maggio 2022 ore 14:43

Ore 17.58 di sabato 23 maggio 1992: un momento che l'Italia non dimenticherà mai. Sull'Autostrada A29 nei pressi di Capaci un attentato terroristico di stampo mafioso costava la vita al magistrato Giovanni Falcone. Insieme a lui quel giorno morirono la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono anche 23 feriti nell'esplosione.

Trent'anni fa la strage di Capaci: commemorazioni anche a Pavia

Oggi, a distanza di trent'anni esatti, l'Italia ricorda ancora una volta una delle pagine più buie della sua recente storia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà nella sua Palermo per commemorare le vittime della strage di Capaci e anche di quella di via D'Amelio, che il 19 luglio dello stesso anno costò la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta.

Anche la città di Pavia ha voluto ricordare la strage con cerimonie commemorative organizzate da Assoarma. Alle 9 davanti alla stazione alla lapide commemorativa di Falcone e alle 10, davanti la Questura alla targa a ricordo della scorta di Falcone, sono state deposte due corone d'alloro. Mentre alle ore 11, il Sindaco Fabrizio Fracassi e la consigliera Paola Chiesa hanno installato uno striscione della “Fondazione Falcone” di Palermo sulla facciata del Broletto a ricordo dei 30 anni delle stragi.

Queste le parole del primo cittadino:

Cari Concittadini e Autorità Tutte,

30 anni, tanto è passato da quel tragico 23 maggio del 1992 in cui il braccio criminale più meschino e spietato ci ha privati del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro

Non sono più tra noi fisicamente ma vivono nelle scelte degli esercenti che si rifiutano di pagare il pizzo, nel coraggio di chi denuncia i reati mafiosi subiti, anche quando l’omertà sarebbe la via più semplice da percorrere, vivono inoltre in chi sostiene chi prende queste scelte e ne dà il suo appoggio incondizionato e vivono soprattutto attraverso le forze dell’ordine impiegate nella quotidiana battaglia contro la mafia.

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.” queste parole, pronunciate da Giovanni Falcone, devono essere ben impresse nella coscienza di ognuno di noi.

Lealtà, questo il valore che più ha contraddistinto le loro esistenze, lealtà verso la Legge, verso la Giustizia, verso lo Stato. In questa estenuante lotta non potevano e non possono esistere compromessi, mediazioni o trattative, Cosa Nostra va combattuta senza se e senza ma.

L’emblema della perseveranza e della totale dedizione alla causa è Francesca Morvillo, Donna, Moglie, condannata dalla mafia a una vita di rinunce, a dover condividere ogni momento di intimità con suo marito con gli agenti della scorta.

E’ quindi ai più giovani che ora mi rivolgo, il futuro del nostro paese è nelle vostre mani, avete la chance di estirpare finalmente questo cancro che consuma la nostra amata Italia: ripudiate i soldi facili, le scorciatoie e le attività illecite, un nuovo orizzonte di onestà, moralità e meritocrazia è possibile, lottate per costruirlo, portando avanti la battaglia iniziata da Falcone e Borsellino e resa possibile dall’encomiabile lavoro dagli agenti di scorta e dal sostegno delle famiglie dei due, eroici, magistrati. E’ a voi che ci affidiamo per trovare i nuovi protagonisti e scrivere, finalmente, una nuova pagina di Storia.

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