Nel Pavese, prima area risicola d’Europa, le riserve idriche dimezzate e il caldo estremo mettono a rischio il raccolto nel momento cruciale della spigatura. L’emergenza si somma al crollo di oltre il 50% dei prezzi all’origine, provocato dall’invasione di riso asiatico a basso costo.
Siccità nel Pavese
I rubinetti dell’irrigazione sono a secco e la terra delle risaie comincia a spaccarsi proprio nei giorni più delicati dell’anno. Nel cuore del Pavese – capitale europea del riso con oltre 80 mila ettari coltivati – la quarta ondata di calore estiva sta trasformando la carenza d’acqua in un’emergenza socio-economica senza precedenti. Tra invasi regionali svuotati, laghi ai minimi storici e l’assenza prolungata di piogge, per il raccolto simbolo del territorio si prospetta un vero e proprio SOS sete.
Campi aridi nel momento decisivo
Il periodo attuale rappresenta la fase cruciale del ciclo biologico del riso: quella in cui la pianta deve formare la spiga ed emettere i chicchi. Senza un apporto idrico costante e regolare, la vegetazione si blocca, compromettendo irreversibilmente la produzione. A tracciare il drammatico quadro è il vertice di Coldiretti Pavia, che esprime forte preoccupazione per la tenuta economica delle aziende agricole locali.
“In questi giorni il riso deve formare le spighe con i chicchi – spiega Silvia Garavaglia, Presidente di Coldiretti Pavia – Se l’acqua manca, o se non viene assicurata con cadenza regolare e ravvicinata, le piantine non riescono a portare a termine questa fase di sviluppo. La conseguenza è una riduzione delle rese fino alla perdita del raccolto, che porta a vanificare un intero anno di lavoro e di investimenti”.

I numeri della crisi idrica
A confermare la gravità della situazione sono i rilevamenti ufficiali forniti da Arpa Lombardia ed elaborati da Coldiretti. I dati relativi ai primi sette mesi del 2026 fotografano un calo delle precipitazioni cumulate in regione pari al 38% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A fare davvero paura è tuttavia il bilancio delle riserve stoccate tra bacini artificiali, laghi e manto nevoso: all’appello mancano oltre 800 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alle medie stagionali, segnando un crollo del 50,8%. I grandi bacini lacustri lombardi, fondamentali per l’irrigazione delle campagne pavesi, sfiorano le soglie critiche: il Lago Maggiore è al 5,4% di riempimento, il Lago di Como al 5,9% e il Lago d’Iseo al 10%. Soltanto il Lago di Garda mantiene una tenuta marginale, attestandosi attorno al 55%.
Siccità e concorrenza estera
Per la provincia di Pavia, che guida l’Europa con la maggiore estensione di risaie, la scarsità d’acqua si inserisce in un contesto economico già fortemente compromesso. Alle avversità climatiche si aggiungono la crescita esponenziale dei costi di produzione e le dinamiche speculative del mercato globale.
“La siccità aggrava una situazione già critica per i risicoltori – continua il Presidente di Coldiretti Pavia – già messi a dura prova dall’aumento dei costi di produzione e da uno scenario di mercato molto difficile”.
Importazioni record dall’Asia
La campagna commerciale 2025-2026 mette a nudo le debolezze della filiera. Secondo l’analisi di Coldiretti Pavia, nei soli primi mesi della stagione sono stati importati in Italia oltre 190 milioni di chilogrammi di riso straniero, con una schiacciante prevalenza del prodotto asiatico (4 confezioni importate su 5). Questa imponente massa di prodotto estero ha saturato l’offerta nazionale, provocando un crollo superiore al 50% dei prezzi riconosciuti ai risicoltori italiani.
Sotto l’accusa degli agricoltori finiscono anche le politiche commerciali comunitarie. A questo – conclude Coldiretti Pavia – si sommano le scelte commerciali dell’Unione europea che negli anni hanno favorito l’ingresso di prodotto ottenuto con regole ambientali, sanitarie e sociali profondamente diverse da quelle richieste agli agricoltori italiani.